
Il ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale è stato per molti studenti e docenti difficile. Non tanto perché riprendere la routine tra i banchi dopo oltre 15 giorni di assenza risulta (per tutti) complicato ma anche per le rigidissime temperature registrate nei giorni scorsi in tutta Italia: una ondata di aria fredda in arrivo dal Circolo polare ha colpito il nostro Paese portando neve e gelo, che si è fatto sentire – e continua a farlo – in molte scuole, tra termosifoni fuori uso e condizioni strutturali pessime, dalle finestre rotte alle muffe sulle pareti alle infiltrazioni, tanto da rendere in alcuni casi necessario il ricorso alla didattica a distanza. E noi abbiamo deciso di raccogliere alcune testimonianze di quanto sta succedendo.
Intanto, ti ricordiamo anche che a partire da ieri, martedì 13 gennaio, è possibile procedere con le iscrizioni alle classi prime dell’anno scolastico 2026/2027. Chiunque è interessato ha tempo fino al 14 febbraio per completare le operazioni sia online sulla piattaforma UNICA che in versione cartacea, quest’ultima solo per la scuola dell’infanzia, come indicato nella circolare del MIM.
IL TEMA DEL GIORNO
Per 8 studenti su 10 il rientro a scuola è stato al gelo: l’1,5% degli istituti non ha neanche un impianto di riscaldamento
Dicevamo, dunque, il freddo. Il problema del riscaldamento delle aule scolastiche non è solo di pochi. Ma è molto più diffuso di quanto si possa credere. Da una indagine condotta da Skuola.net su un campione di 1200 studenti di scuole medie e superiori e resa nota nei giorni scorsi, ben 8 di loro su 10 hanno sofferto il crollo delle temperature al rientro in classe dopo le vacanze di Natale. Secondo gli open data del MIM, aggiornati a settembre 2025, circa l’1,5% delle scuole non ha un impianto di riscaldamento e dell’8,7% non si sa nulla in merito a questo aspetto. In tutto il resto delle sedi di cui si hanno informazioni, inoltre, si fa affidamento soprattutto su tipologie di riscaldamento divenute molto costose da mantenere in esercizio, come quelle che contano sul metano, che domina oltre tre impianti su quattro.
Per un terzo degli studenti (34%) il problema è a monte: i riscaldamenti non sarebbero stati accesi nei giorni precedenti al rientro, anche e soprattutto per risparmiare sui consumi, rendendo impossibile scaldare ambienti rimasti freddi per settimane. A ciò si aggiungano altri problemi come la presenza di infissi che non trattengono il calore e di muffa su soffitti e pareti. Insomma, situazioni al limite del sopportabile con conseguenze non soltanto sull’apprendimento dei ragazzi, ma anche sulla loro salute, oltre che su quella degli insegnanti.
E le storie di disagio sono tante, da Nord a Sud. Nelle Marche, ad esempio, il 6 gennaio ha nevicato molto, tanto che nel Maceratese e nel Fermano le scuole sono rimaste chiuse e sono state interrotte le corse del trasporto pubblico. Diversi istituti non hanno riscaldamenti a norma, come ha precisato a Fanpage.it la Rete degli Studenti Medi, con situazioni critiche soprattutto nelle province di Ascoli e Pesaro. “Il caso del Campus Scolastico di Pesaro – che comprende quattro istituti – è emblematico, ci sono finestre rotte e gli impianti non funzionano, non si raggiungono i 18 gradi previsti dalla legge – ci dice Giada -. Anche all’ITIS Fermi di Ascoli Piceno gli studenti, rendendosi conto che le temperature erano troppo basse, intorno ai 10 gradi, si sono rifiutati di entrare in classe. Dopo la protesta la Provincia ha fatto un sopralluogo e ha deciso di chiudere alcune aule. Sono state aggiustate caldaie e tubi che non erano a norma, ma siamo in continuo aggiornamento. Tuttavia, se la temperatura dovesse scendere ancora sotto i 18 gradi consiglieremo agli studenti di non entrare”.
La Rete degli Studenti Medi ha lanciato una campagna a livello nazionale che si chiama “Fa un C**** di Freddo” affinché vengano denunciate le situazioni più difficili, da Trieste a Catania.
L'APPROFONDIMENTO
Le denunce degli studenti: “Temperature in classe sotto i 18 gradi previsti dalla legge, costretti a fare lezione in corridoio”
Partiamo dal caso Friuli Venezia Giulia. "Ogni anno c’è sempre qualche problema legato ai riscaldamenti, che in genere viene risolto semplicemente riaccendendoli – ci spiega Samuel -. Ma ci sono anche casi più gravi, aule dove non si superano i 10 gradi centigradi. In una scuola della Centrale termica a Trieste gli studenti sono stati costretti a uscire dalle classi; in una sede succursale del liceo Carducci-Dante il lunedì fa puntualmente freddo perché il riscaldamento viene acceso alle 8, quando gli studenti entrano. Il problema inoltre è che non sappiamo mai a chi rivolerci, alcuni ci dicono che la responsabilità è della dirigente, altri che è della provincia o del Comune e non sappiamo a chi chiedere di aiutarci a risolvere queste situazioni ormai inaccettabili".
La situazione non va meglio in Lombardia, dove gli studenti sono tornati in classe il giorno 7. All'istituto Einaudi la temperatura a scuola è scesa fino a 9 gradi. "I rappresentati d'istituto sono andati a lamentarsi dalla preside, la quale ha dato disposizione di misurare la temperatura nelle varie classi. Gli studenti sono stati mandati a casa in anticipo, alle 11", ci racconta Luigi, della Rete Studenti Medi di Varese. Al liceo Manzoni di Varese i problemi si sono verificati anche nei giorni successivi alla ripresa delle lezioni: "Qui i caloriferi sono stati accesi in ritardo – la scuola aveva deciso si non farli partire subito alla ripresa delle lezioni – e due classi per il freddo sono state spostate a fare lezione in corridoio, dove invece i termosifoni erano in funzione".
Anche nel Lazio si sono registrati problemi. In alcuni casi i termosifoni sono guasti, oppure non funzionano come dovrebbero, e quindi non si raggiungono mai temperature adeguate che consentirebbero il normale svolgimento delle lezioni. È il segnale che da anni si investe poco o niente in edilizia scolastica: "Le situazioni più gravi si sono verificate al Manzoni di Latina, dove i ragazzi sono stati lasciati fuori dalla scuola per tre ore, in mancanza dei riscaldamenti. Risolto il problema gli studenti sono stati fatti entrare", racconta a Fanpage.it Bianca, coordinatrice regionale della Rete Studenti Medi. Al liceo Montessori di Roma le temperature nelle classi sono scese fino a 11 gradi, mentre il liceo scientifico Malpighi ha il locale delle caldaie completamente allagato, dopo l'alluvione dell'Epifania: "Gli studenti del Malpighi non possono rientrare a scuola. Anche al liceo Isabella D'Este di Tivoli si è allegato il locale caldaia, ed è stata attivata la didattica a distanza, anche se questa misura non è legale, perché la dad non può sostituire le lezioni in presenza".
Pure in Sicilia si sta in classe con il cappotto. All'Ettore Majorana di San Giovanni La Punta (Catania) giovedì 8 gennaio si sono toccati anche i 7 gradi all'interno delle aule: "I riscaldamenti sono stati avviati solo verso la ricreazione, intorno alle 10:30 – denuncia Federica – alcune classi sono del tutto prive di termosifoni, sono presenti magari nei corridoi o in presidenza. Ma in alcune aule ci sono addirittura finestre rotte che non vengono riparate, buchi sul tetto o nelle pareti". Non è stato possibile in questo caso far spostare gli studenti in aree maggiormente riscaldate dell'istituto: "Per via dello sovraffollamento scolastico non ci sono locali disponibili. Ci avevano promesso che i guasti sarebbero stati controllati e riparati in tempo, ma l'inverno è quasi finito e non è stato fatto nulla".
L'EVIDENZIATORE
Una notizia che forse ti è sfuggita questa settimana riguarda una circolare ‘patriottica' che è stata emanata dal ministro Valditara. In occasione del recente anniversario del 7 gennaio, data in cui si celebra la Giornata nazionale della Bandiera, il ministro dell'Istruzione e del Merito ha inviato una circolare specifica ai dirigenti degli uffici scolastici e degli istituti. Questa ricorrenza, istituita formalmente con la legge n. 671 del 31 dicembre 1996, ha lo scopo di commemorare la nascita del Tricolore e di incoraggiare, all'interno delle scuole, la comprensione dei valori fondativi della Repubblica. Valditara considera la bandiera non solo un segno distintivo dell'identità nazionale, ma un vero e proprio simbolo di unità per tutti gli italiani. Proprio per questo motivo, Valditara ribadisce l'importanza che gli studenti ne conoscano approfonditamente la storia e il valore costituzionale, obiettivo che si inserisce nel quadro delle Linee guida dedicate all'insegnamento dell'educazione civica.