
Ci sono due parole che ultimamente abbiamo purtroppo visto accostare alla scuola e che dovrebbero preoccuparci: ‘propaganda' e ‘schedatura'. Propaganda per il referendum sulla Giustizia nelle scuole secondarie di secondo grado, con il progetto promosso dalla Camera Penale di Catanzaro, ‘Il diritto di avere diritti’, per diffondere tra gli studenti le ragioni del Sì (senza dare altrettanto spazio a quelle del No). Propaganda, vera o presunta, in un liceo di Pordenone, dove alcuni ragazzi di Azione studentesca hanno affisso un manifesto chiedendo di segnalare eventuali insegnanti di sinistra che parlano di politica in classe, per raccogliere i loro nomi in un report. Praticamente una schedatura, come quella che ha avviato in sostanza il ministro dell'Istruzione Valditara, che con una circolare ha chiesto alle scuole di segnalare "la presenza di alunni/studenti palestinesi", ai fini di un monitoraggio "sulla falsariga di quanto abbiamo fatto per degli studenti ucraini", ha spiegato poi il Mim. La scuola non può che essere un luogo in cui si discute anche di politica e del mondo che evolve. L'attualità non può rimanere fuori, bussa alla porta e richiede uno sforzo, soprattutto da parte degli insegnanti, per aiutare gli studenti a comprendere e interpretare i fatti, per costruirsi poi le loro opinioni e idee. È necessario che le idee circolino, ma sempre nel rispetto delle regole della democrazia. Perché una cosa è la libertà d'espressione, un'altra sono i paletti e i principi costituzionali inviolabili, come l'antifascismo.
Nella newsletter di oggi ci occupiamo anche di un altro tema, sollevato da Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini e padre della loro bimba di due anni, Matilde: è giusto mandare i bambini piccoli a scuola anche se sono ammalati, con il rischio di contagiare altri bambini? È una domanda che tanti di noi si sono fatti, soprattutto dopo la pandemia di Covid-19. Tutto è partito da uno sfogo sui social di Matteo Giunta, che se l'è presa con quei genitori che da "irresponsabili" portano i propri figli a scuola con la febbre. Abbiamo provato a fare un po' di chiarezza per capire come occorre comportarsi in questi casi.
IL TEMA DEL GIORNO
Prof di sinistra schedati in un liceo di Pordenone: "Non c’entra con la libertà d’espressione degli studenti"
Il Coordinamento Genitori Democratici è preoccupato per quanto avvenuto a Pordenone, e anche in altre città italiane, come Cuneo e Palermo, in cui è partita la campagna di Azione Studentesca, con l'obiettivo di segnalare insegnanti, sulla base di una presunta appartenenza politica. Il sindaco di Pordenone di Fdi Basso, pur avendo espresso perplessità sul metodo del sondaggio lanciato dal movimento di estrema destra – che chiedeva sostanzialmente di individuare e schedare gli i docenti di sinistra – ha giustificato il comportamento dei ragazzi. Secondo il primo cittadino il sondaggio era solo un modo per esprimere dissenso, ed è stato un errore "chiudere la bocca" ai ragazzi che hanno lanciato quest'iniziativa. Fanpage.it ha raccolto l'opinione di una rappresentante del CGD delle Marche, Laura Trucchia, che parla da mamma e da docente universitaria.
"Come genitori riteniamo che la scuola debba creare menti critiche e pensanti. Per questo mandiamo i nostri figli a scuola, perché imparino a orientarsi nel mondo. È necessario che i docenti rendano palese quello che pensano, senza provare ovviamente a manipolare i ragazzi in modo subdolo". Il punto però, sottolinea Trucchia, è che non si possono mettere sullo stesso piano il fascismo e l'antifascismo: "La Costituzione indica dei paletti ben precisi, da questo punto di vista penso si sia persa la bussola. Non è vero che nella libertà di pensiero tutte le opinioni e tutte le convinzioni sono accettabili: ci sono dei limiti, non si può usare un linguaggio d'odio, un linguaggio razzista o discriminante. La scuola sta dentro il nostro ordinamento, il tentativo di agire al di fuori delle regole costituzionali ci rende sgomenti". Come ricorda la docente, in questo caso gli studenti del movimento di estrema destra non si sono espressi in modo democratico, ma "hanno chiesto di stilare una lista. Se avessero invece chiesto un confronto ai loro professori, sarebbe stato un comportamento sano".
Secondo il Coordinamento, c'è il rischio che la scuola si trasformi in un luogo di sorveglianza ideologica. Lo dimostrano i tentativi che si sono registrati ultimamente di vietare incontri di formazione sul conflitto israelo-palestinese, o impedire i dibattiti in classe con attivisti, incarcerati in Israele: "Ci sono molti tentativi da parte di questo governo di silenziare alcune voci. Se il ministero chiede di rispettare la par condicio nelle scuole, a un incontro con un attivista della Global Sumud Flotilla chi dovremmo invitare come controparte, un soldato dell'esercito israeliano? Ci sono confini ben definiti che non possono essere oltrepassati, nemmeno aggrappandosi, manipolandolo, al principio della libertà d'espressione. Non vorremmo mai che i nostri figli venissero invitati a compilare liste di questo tipo".
L’APPROFONDIMENTO
Bimbi ammalati a scuola? I pediatri con Federica Pellegrini e Matteo Giunta: “Influenza aggressiva, servono buon senso e vaccinazione”
Avrai sicuramente sentito parlare delle polemiche scoppiate dopo un post pubblicato sui social dal marito dell’ex campionessa olimpica Federica Pellegrini, Matteo Giunta, che ha definito irresponsabili quei genitori che mandano i figli a scuola con sintomi influenzali mettendo a rischio la vita dei compagni di classe, dopo che sua figlia è stata ricoverata in ospedale. Il tema è d’attualità, visto che quest’anno l’influenza, ed in particolare la variante K che è stata prevalente in Italia, è stata molto pesante. Il che spinge probabilmente ad una riflessione più ampia su un problema molto spesso sottovalutato.
Ne abbiamo parlato con Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP).
Dott. Agostiniani, lei è con Federica Pellegrini e il marito?
“L’influenza quest’anno è stata più aggressiva degli anni passati, ma è un problema che si presenta sempre e il fatto che i più piccoli si ammalino d’inverno, al di là dell’influenza, è normale. Sul problema dei bambini mandati a scuola anche se con sintomatologia, è chiaro che questo è un discorso di buon senso e soprattutto è un problema del bambino, in primis per la sua salute e poi perché può essere uno strumento di diffusione nei confronti degli altri. Bisogna tenere però ben presente che un bambino già un paio di giorni prima che si presenti una forma influenzale è in una fase di contagio. Per cui veri strumenti di prevenzione non ci sono. Sta di fatto che se un bambino è chiaramente ammalato non è sensato mandarlo a scuola. Capisco le difficoltà organizzative e gestionali delle famiglie, ma questa è una cosa che va sottolineata”.
Cosa consigliamo di fare i pediatri, anche dopo che la febbre è diminuita e il bimbo è in via di guarigione? Quanti giorni dovrebbero passare prima che possa rientrare a scuola?
“Io dico sempre alle famiglie di basarsi sulle condizioni generali del bambino. Non appena torna se stesso, quindi brillante, con voglia di giocare e riprende alimentazione corretta e ritmi del sonno, può tornare a scuola. Questo può succedere un giorno dopo lo sfebbramento ma talvolta, se è stata una forma impegnativa, può necessitare più tempo”.
Cosa dovrebbero fare invece gli insegnanti?
“Devono rapportarsi con le famiglie, ma non sono medici, non possono fare valutazione sullo stato di salute dei bambini. Quello che possono fare è che se si vede un bambino che non sta bene vanno subito avvertiti i genitori”.
Secondo lei è stato raggiunto il picco dell’influenza o dobbiamo aspettarci nuove ondate nelle prossime settimane?
“Di regola il picco si verifica sempre a cavallo tra gennaio e febbraio ma dovremmo aspettarci numeri importanti almeno fino alla fine di marzo, seppure in calo. È un andamento tipico di tutti gli anni, per cui quello che mi viene da sottolineare e che vale per gli adulti quanto per i bambini è che esiste uno strumento importante per difendersi dall’influenza che è la vaccinazione, raccomandata soprattutto per la fascia 6mesi-6 anni”.
L'EVIDENZIATORE
La curiosità sul mondo della scuola di questa settimana arriva dalla Francia. È stato infatti approvata dall’Assemblea Nazionale del Parlamento transalpino la proposta di legge che prevede di vietare l’accesso ai social media a chi ha meno di 15 anni. Il testo vieta inoltre l’uso dei telefoni cellulari da parte degli adolescenti nei cortili scolastici. "Perché le menti dei nostri figli non sono in vendita. Né alle piattaforme americane né alle reti cinesi. Perché i loro sogni non dovrebbero essere dettati dagli algoritmi. Perché non vogliamo una generazione ansiosa, ma una generazione che creda nella Francia, nella Repubblica e nei suoi valori", ha commentato su X il presidente Emmanuel Macron. Una decisione storica che potrebbe essere considerata anche da altri Paesi europei. In Italia da quest'anno è stato vietato l'uso dei cellulari durante le ore di lezione. Che il prossimo passo sia andare verso il divieto assoluto dei social? E tu cosa ne pensi?
A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi