
Nel nostro appuntamento settimanale sulla scuola ci occupiamo del tema del dimensionamento scolastico, ovvero la discussa riorganizzazione amministrativa, prevista dal Pnrr, che stabilisce l'accorpamento delle dirigenze scolastiche (non la chiusura dei plessi scolastici, il cui numero resta invariato), ridisegnando il rapporto fra la popolazione studentesca e il numero di scuole. Il rischio di questa misura, denunciano le opposizioni, è che possa essere compromesso il diritto allo studio, con effetti a cascata: aumento del fenomeno dell'abbandono scolastico, soprattutto nelle aree interne del Paese e più scarsamente popolate; riduzione dell'offerta di servizi, visto che con un numero di studenti più elevato i dirigenti scolastici hanno più difficoltà ad assicurare attività didattiche, culturali e sociali.
IL TEMA DEL GIORNO
La denuncia dell'assessore umbro: "Dal governo una ripicca, la nostra Regione penalizzata dal dimensionamento"
A metà gennaio il governo in Consiglio dei ministri ha deciso il commissariamento di quattro Regioni di centrosinistra, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno adottato la riforma del dimensionamento scolastico. La riforma, attuata nell'ambito del Pnrr e avviata dal governo Draghi, prevede che in tre anni, cioè dall'anno scolastico 2024/2025 all'anno scolastico 2026/2027, le dirigenze scolastiche scendano a 7.389. Nel caso specifico delle quattro Regioni commissariate, si parla per l'ultimo anno del taglio di 17 dirigenze scolastiche in Emilia-Romagna, 16 in Toscana, 9 in Sardegna e 4 in Umbria.
Ma cosa significa nel concreto? Ne abbiamo parlato con Fabio Barcaioli, assessore all'Istruzione dell'Umbria, Regione che in totale avrebbe dovuto passare da 139 dirigenze scolastiche a 130. "Ne abbiamo tagliato 7, invece che 9, perché secondo noi il MIM ha fatto calcoli sbagliati", ricostruisce l'assessore. "Il primo decreto si basava su un numero previsionale di iscritti, che in teoria avrebbe dovuto essere ritoccato, in base al numero reale di iscrizioni. Ma non è mai stato rivisto e non c'è stato il calo della popolazione studentesca che era stato calcolato, con una differenza di poco più di 1000 studenti. A giugno il ministero ha rifatto i calcoli e ha deciso di ridurre di 80 unità gli accorpamenti in tutta Italia". Il punto, denuncia Barcaioli, è che la ripartizione non è stata equa: il decreto che ha assegnato le 80 dirigenze tra le diverse Regioni indicava requisiti e parametri poco chiari, che hanno creato diseguaglianze tra i territori. "Su questo la nostra Regione ha fatto ricorso al Presidente della Repubblica, perché i tagli sono stati stabiliti in modo discrezionale. L'Umbria è stata del tutto esclusa dalla distribuzione di queste 80 dirigenze scolastiche in più stabilite da Viale Trastevere. È stata una scelta politica: né Valditara né i tecnici del ministero ci hanno dato una spiegazione".
Proprio venerdì scorso è stato attuato, su indicazione del commissario, il dimensionamento dell'Umbria. Con una delibera di giunta la Regione aveva indicato due possibili dimensionamenti, a Terni e a Gubbio: "Avevamo sospeso l'efficacia della delibera, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso presentato al Presidente della Repubblica", spiega l'assessore, secondo cui entro febbraio potrebbe arrivate il responso.
"Il commissario non ha tagliato la direzione didattica che avevamo indicato a Terni, dove guarda caso è sindaco Bandecchi, che magari è stato agevolato da Valditara. Ma oltre alla direzione didattica di Gubbio ne ha tagliato un'altra a Città di Castello". In questa città c'è una situazione paradossale, ci racconta Barcaioli: "Qui c'erano due scuole medie, la Pascoli e la Dante. Ma quest'ultima è stata rasa al suolo, cioè è una scuola che fisicamente non esiste, perché dovrebbe essere ricostruita con i fondi Pnrr". Dopo essere stata abbattuta la ditta che aveva l'appalto è fallita, e da un anno e mezzo i lavori sono fermi. Il risultato è che i ragazzi della Dante sono ospitati all'interno della Pascoli: "La direzione didattica è stata divisa in due autonomie: quindi ora al primo piano dell'edificio ci sono le classi che fanno capo a un dirigente, in buona parte del secondo piano i ragazzi dipendono da un secondo dirigente, che è responsabile anche delle classi del terzo piano. È un caos".
Giovedì scorso il governo ha approvato poi in Cdm il decreto Pnrr, che assegna agli Uffici scolastici regionali ulteriori risorse per l'attivazione di incarichi temporanei, fino al 30 giugno 2027, di personale amministrativo e tecnico, nel limite di spesa di 19 milioni di euro. Possono però accedere a queste risorse solo gli Usr delle Regioni che hanno adottato autonomamente i piani di dimensionamento scolastico. Per Barcaioli questa distinzione da parte del governo ha un intento punitivo: "L'Umbria, essendo stata commissariata, non può avere un incremento di personale. Ma le scuole sono dei presidi territoriali, non possono essere penalizzate perché il governo vuole farci una ripicca".

L’APPROFONDIMENTO
La Regione Campania e il no al dimensionamento, l’assessore Morniroli: “Strada sbagliata, così il governo disinveste sulla scuola pubblica”
Chi ha fatto una scelta diversa è stata la Regione Campania, dove la nuova giunta ha approvato 23 accorpamenti per evitare il commissariamento da parte del governo centrale. Il processo decisionale ha coinvolto gli enti locali e le rappresentanze sindacali attraverso un percorso di consultazione che ha preceduto l’approvazione definitiva, avvenuta lo scorso 31 dicembre.
A spiegare a Fanpage.it i motivi dietro questa decisione è stato Andrea Morniroli, neo assessore alle Politiche sociali e alla Scuola della Regione Campania del nuovo esecutivo guidato da Roberto Fico. “La Campania – ci dice – è contraria al dimensionamento, non è una scelta che condividiamo semplicemente perché non è la strada giusta. È piuttosto l’ennesima prova che questo governo sta disinvestendo sulla scuola pubblica, perché si potevano trovare altre soluzioni, come l’aumento del tempo pieno o delle compresenze”.
Il nuovo esecutivo regionale si è trovato davanti ad un processo già concluso, che ha individuato 23 possibili situazioni con cui effettuare questo dimensionamento. “Di fronte a ciò la valutazione che abbiamo fatto col presidente Fico è stata quella di scegliere una strada diversa, ribandendo la nostra contrarietà al dimensionamento ma, invece di farci commissariare, il che avrebbe portato comunque ad un taglio da parte del commissario senza a quel punto poter intervenire ma potendo scaricare la responsabilità sul governo centrale, abbiamo deciso di fare un dimensionamento che arrecasse il minor danno possibile alle scuole del territorio, di concerto con comuni e sindacati”, aggiunge Morniroli.
In questo modo – conclude l’assessore – “siamo riusciti a salvare tutte le aree interne. Non è stato facile trovare i 23 accorpamenti ma abbiamo ridotto i danni. Non solo non verrà diminuito il personale ATA nei plessi accorpati, ma abbiamo salvato molte scuole che in determinate zone rappresentano un presidio fondamentale, come per esempio a Ischia. Abbiamo fatto delle valutazioni qualitative e non meramente numeriche. Non abbiamo una posizione diversa rispetto alle altre regioni che sono state commissariate ed anzi siamo solidali con chi ha intrapreso questo tipo di azione. Noi abbiamo fatto una scelta diversa forse perché eravamo appena insediati. Crediamo comunque che sia quella giusta”.

L’EVIDENZIATORE
Febbraio è il mese in cui si organizzano le tanto attese gite scolastiche, che tradizionalmente vengono programmate durante la primavera, tra i mesi di marzo e maggio. Tuttavia, complice anche l’aumento generalizzato dei prezzi e dei beni di consumo, non tutte le famiglie possono permettersi di mandare i propri figli in giro per l’Italia o per l’Europa.
Per questo, a Treviso arrivano addirittura le collette per consentire anche agli studenti meno abbienti di fare questa importante esperienza formativa. È quanto succede – ad esempio – al Carletti di Conegliano, dove una classe ha raccolto soldi per un compagno che avrebbe saltato la gita non potendone sostenere i costi. Oppure al Canova di Treviso tre classi hanno ridotto la visita di un giorno per risparmiare. Addirittura al Raccati-Luzzati già da tre anni è stato predisposto un fondo con i contributi volontari per tamponare le difficoltà economiche degli alunni che altrimenti rimarrebbero a casa. E tu che ne pensi? Se d’accordo con queste forme di solidarietà? Raccontaci la tua esperienza.
A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi