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Vannacci, le armi a Kiev e i “traditori”: la resa dei conti nel centrodestra

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Da quando Roberto Vannacci ha lasciato la Lega, online hanno cominciato a circolare vecchi video in cui il generale assicurava che sarebbe rimasto nella Lega, chiamava in causa l’onore, smentiva le voci (molteplici, che alla fine si sono rivelate più che fondate) su un suo possibile addio, e faceva pure grandi analisi e riflessioni sul fatto che non sarebbe nemmeno stato conveniente fondare un suo partito e rimanere così escluso dal centrodestra, dopo uno strappo con la Lega. Oggi Futuro Nazionale è realtà e Vannacci deve quindi trovare il suo posto nel panorama politico attuale.

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Da parte sua lui oggi, ospite de L’Aria Che Tira su La7, ha detto che il suo nuovo partito “si presenta come un naturale interlocutore del centrodestra”. Ma il punto è se il centrodestra sia disposto a discutere con lui. Sicuramente a una fetta di Lega – quella degli amministratori, quella del Nord – non è mai andato giù come figura. E probabilmente ora anche l’altra parte, quella che era più entusiasta di averlo a bordo, non è più così bendisposta nei confronti del generale, visto come un traditore di un partito che gli aveva aperto le porte e gli aveva pure steso un tappeto rosso a terra, nominandolo addirittura vicesegretario federale.

Vannacci e i rapporti con la destra

Forza Italia ha sempre sottolineato di essere distantissima dagli ideali del generale e di non volerci avere nulla a che fare. E non è chiaro cosa pensi a riguardo Fratelli d’Italia: su alcuni punti sicuramente il partito di Meloni non ha idee così diverse da quelle del generale, ma è pur sempre un partito di governo, che ha tutti gli interessi a mantenere unita la coalizione. E sicuramente poi Giorgia Meloni in persona non ha apprezzato alcune uscite di Vannacci, ad esempio quelle sul sostegno all’Ucraina, su cui lui si è detto scettico e lei si è detta molto stupita che proprio un generale ragioni in quel modo, senza riconoscere la forza della deterrenza, data proprio dalla capacità militare.

La questione del sostegno all’Ucraina

Proprio oggi è particolarmente rilevante il tema del sostegno all’Ucraina, perché è stato il giorno della fiducia alla Camera sul decreto per il supporto militare a Kiev. Un provvedimento delicato per la maggioranza di governo, su cui i partiti di centrodestra non sono allineati. La Lega non ha mai nascosto i suoi dubbi a riguardo. Salvini e i suoi hanno sempre sostenuto che continuare a mandare armi a Kiev non facesse altro che protrarre la logica della guerra di logoramento. Una posizione spesso ambigua, che ha strizzato l’occhio ai filorussi, che però non si è ancora tradotta in un voto contrario a qualche proposta governativa. Perché avrebbe voluto dire spaccare e indebolire la coalizione di governo, su un tema delicatissimo.  Ecco, per i due deputati usciti dalla Lega e passati tra le schiere di Vannacci, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, questo problema non si pone più. Ora che non sono più vincolati alla Lega non c’è nulla che li obbliga a votare in una certa maniera.

Questa non è la sensibilità di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Meloni stessa è più volte intervenuta per difendere la scelta di sostenere Kiev senza se e senza ma, non perché i conflitti vadano risolti attraverso la bruta forza militare, ma perché solo se c’è una parità sul campo le due parti sono costrette al dialogo, a sedersi al tavolo dei negoziati. Altrimenti c’è solo una parte che prevale e una che soccombe. E nessuna pace da negoziare.

I nuovi seguaci del generale e i numeri in Parlamento

Sugli aiuti all’Ucraina si crea la situazione paradossale per cui ci sono dei vannacciani che votano allo stesso modo di esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento Cinque Stelle, e poi ci sono i deputati della Lega che vorrebbero esprimersi allo stesso modo ma non possono farlo. Chiaramente ci sono ragioni molto diverse dietro a un voto fattualmente uguale: per la sinistra le criticità sull’invio di armi hanno più che altro a che fare con la critica alla debolezza della diplomazia, così come a quella degli investimenti nel settore militare.

Ma non è questo il punto. Il punto è che la Lega è decisa a non permettere a Vannacci e ai suoi di metterle i bastoni tra le ruote. Cosa che, come dimostra la situazione sul decreto Ucraina, può perfettamente fare.

La misura “anti-traditori”

Così il partito di Salvini ha annunciato di voler presentare in Parlamento una modifica anti-traditori all’articolo della Costituzione sul vincolo di mandato. In soldoni, la Lega vorrebbe vietare la possibilità di cambiare partito dopo essere stati eletti in Parlamento. Se si viene eletto con un partito bisogna rimanere all’interno del gruppo parlamentare: se si vuole cambiare partito, scelta legittima, bisogna rinunciare all’incarico. In altre parole: Sasso e Ziello, eletti alla Camera con la Lega, non potrebbero cambiare partito e mantenere il loro incarico di deputati, visto che gli elettori si sono espressi e hanno dato loro fiducia quando vestivano un’altra casacca.

È un tema interessante, quanto complesso. Vannacci ha riguardo ha le idee chiare, almeno per quanto riguarda il suo di incarico:  "I voti che sono stati dati al sottoscritto, sono miei, non del partito. Lo dicono i numeri. La fedeltà la devo agli elettori".

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