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“Informativa urgente del governo sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi”. Questo è il primo punto all’ordine del giorno per la seduta alla Camera dei deputati di martedì 7 aprile. A riferire in Parlamento ci sarà il ministro della Difesa, Guido Crosetto: un appuntamento richiesto dalle opposizioni dopo il polverone del caso Sigonella, con il governo italiano che ha vietato l’uso della base militare a dei cacciabombardieri statunitensi, che avevano intenzione di fermarsi per poi ripartire verso il Golfo. E bombardare.
La linea dell'Italia
La linea italiana, che nei giorni scorsi ci ha tenuto comunque a rassicurare Washington e premurarsi che i rapporti tra i due Paesi non venissero in alcun modo scalfiti, è che quanto accaduto a Sigonella è stata ordinaria amministrazione. Cioè l’implementazione di quello che prevedono gli accordi bilaterali. In poche parole, questi accordi prevedono che gli Stati Uniti possano usare alcune basi per operazioni logistiche, ma se intendono partire da quelle per degli scopi bellici, cinetici, allora devono chiedere l’autorizzazione al governo italiano.
Gli accordi con gli Stati Uniti
Ci sono diversi accordi tra Italia e Stati Uniti. Il problema è che, per ragioni di sicurezza militare, molti non sono pubblici. E questo comporta un problema di trasparenza. C’è l’accordo Nato Sofa del 1951, il BIlateral Infrastructure Agreement del 1954, attualizzato poi nel Memorandum d’intesa e Stati Uniti del 1995, noto come Shell Agreement. In questi accordi si norma l’utilizzo delle basi militari statunitensi o di gestione congiunta sul suolo italiano. E si ribadisce che, anche quando viene previsto un uso esclusivo da parte delle forze armate statunitensi, rimane comunque valido il principio della sovranità italiana. Ragion per cui è necessaria un’autorizzazione nel caso in cui una base voglia essere utilizzata come punto di partenza per un’operazione militare offensiva.
Questo è quello che sappiamo, ma ci sono tanti punti oscuri. Soprattutto perché il testo dell’accordo principale, il trattato bilaterale sulle infrastrutture (noto anche come Accordo ombrello) non è mai stato pubblicato.
Le principali basi militari
Ma quali sono le basi dove entrano in azione questi accordi? Anche in questo caso, sempre per motivi di sicurezza, la presenza militare statunitense in Italia non è sempre mappata e monitorata pubblicamente. Ci sono però alcune basi – o gestite direttamente da Washington o sotto il controllo della Nato – dove sappiamo per certo esserci militari e armamenti dagli Stati Uniti.
- C’è la base di Sigonella, in Sicilia, che è una base aerea e navale importantissima dal punto di vista strategico per tutto il Mediterraneo, teatro dell’incidente diplomatico del 1985 tra Italia e Stati Uniti, tra Bettino Craxi e Ronald Reagan. In quei giorni si è rischiato di arrivare a uno scontro armato tra i carabinieri e i militari della Delta Force, dopo che dei miliziani palestinesi avevano sequestrato e dirottato la nave da crociera italiana Achille Lauro e avevano ucciso un passeggero statunitense.
- C’è la base di Aviano, in Friuli Venezia Giulia, base dell’aeronautica militare statunitense, con anche un hub operativo della Nato. Questa è una delle basi dove sono custodite anche armi nucleari statunitensi.
- L’altra base in Italia che ospita le bombe atomiche degli USA è quella di Ghedi, in Lombardia. La presenza di queste armi è disciplinata dal principio di nuclear sharing della Nato.
- A Napoli c’è la base quartier generale della flotta statunitense nel Mediterraneo, dove sono di stanza migliaia di Marines.
- Poi c’è Camp Darby, in Toscana, che è uno dei principali depositi di munizioni per la Nato e gli Stati Uniti in Europa.
- A Vicenza, infine, troviamo Camp Ederle e la caserma Del Din, dove sono presenti migliaia di militari statunitensi.
Le richieste di Washington
Insomma, anche l’Italia è uno di quei Paesi che ospita una massiccia presenza militare statunitense. E per questo ci sono accordi bilaterali che spiegano come devono funzionare le basi sul nostro Paese. Molti elementi, però, rimangono nascosti e – anche – per questo, quando il ministro Crosetto andrà in Parlamento dovrà spiegare diverse cose. E, soprattutto, dovrà dire cosa intende fare il governo in futuro, se gli Stati Uniti dovessero chiedere esplicitamente di usare le nostre basi per far partire attacchi contro l’Iran.
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