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Salvini si sta giocando la sopravvivenza politica, tra l’addio di Vannacci e il rilancio delle Olimpiadi

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Matteo Salvini ha un problema politico che rischia di diventare un macigno. Non è un segreto che l’ascesa di Giorgia Meloni abbia innescato una graduale erosione della popolarità di Salvini. Tanto che ormai la Lega è stabilmente un partner di minoranza nella maggioranza di governo, secondo alcuni sondaggi anche dietro Forza Italia. L’addio del generale Vannacci alla Lega potrebbe essere l’ultimo tassello del declino del partito. O meglio, del declino della Lega così come l’aveva concepita Salvini, nel suo respiro nazionale. Ed è esattamente per questo che lo scisma di Vannacci rappresenta un doppio problema.

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Salvini e l’addio di Vannacci

Salvini anche stamattina alla radio è tornato a commentare quanto accaduto e ha detto di aver mal riposto la sua fiducia, perché per lui una stretta di mano e un impegno preso valgono tutto. Ha detto che Vannacci non ha mancato di rispetto a lui, ma a tutte quelle persone che lo hanno votato con il simbolo della Lega alle europee. Che non sono poche, ma un milione. Al di là di tutto, Salvini ha chiuso la questione dicendo che sta già guardando avanti.

Il problema nel centrodestra

Nel buttare lo sguardo in avanti, cla questione va comunque affrontata. Da un lato il generale ha fondato un nuovo partito, più a destra, e questo significa che l’elettorato di quell’area sarà ancora più frammentato. In altre parole, non ci sarà più solo Meloni a drenare il bacino di elettori della Lega, ma anche questa nuova forza politica, Futuro Nazionale.

Il problema nella Lega

E poi c’è un problema interno. Ora la parte di Lega che è sempre stata più critica nei confronti di Vannacci, a cui non è mai andata giù la scelta di Salvini di nominarlo pure vicesegretario federale – e parliamo della vecchia Lega Nord, quella degli amministratori delle regioni settentrionali, Zaia, Fontana, Fedriga – può rinfacciare una scelta sbagliata a Salvini. Un “te l’avevamo detto”, che il generale avrebbe usato la Lega come un taxi, per farsui eleggere alle europee, per avere visibilità politica, per capire anche i meccanismi di un partito, e poi fondarsi il proprio. E potrebbero usare questa rivendicazione per indebolire ulteriormente la leadership di Salvini come segretario e il suo progetto di partito nazionale, che si spreme in battaglie come quella per il ponte sullo Stretto che non convince tanti elettori del Nord.

Le Olimpiadi come trampolino di lancio

Però Salvini può ancora rilanciare. E quello delle Olimpiadi è il terreno perfetto dove farlo. Il giornale Politico oggi ha pubblicato un articolo molto interessante che si intitola “Come il politico più controverso italiano vuole usare le Olimpiadi per il suo ritorno”, inteso come ritorno alla popolarità, ai consensi di qualche anno fa. L’autrice è Hannah Roberts, che comincia il pezzo scrivendo che Salvini sta scommettendo sul boost alle Infrastrutture che i Giochi portano con loro per riaffermarsi a livello nazionale. Con le Olimpiadi sono arrivate opportunità concrete, per mostrare i risultati sul territorio. Perché parliamo comunque di moltissime opere – anche se tante, come sappiamo, non saranno mai completate per l’inizio (ma nemmeno la fine) dei Giochi – che comportano flussi economici importanti, da miliardi di euro, a cui poi si aggiungono gli arrivi previsti, con l’impatto che tutto questo ha sulle attività economiche, alberghi, ristoranti, negozi.

Nuove strade, collegamenti ferroviari, appalti: tutte cose che il ministero di Salvini si può rivendicare. E tutto questo nel Nord, nelle due Regioni governate dalla Lega, la Lombardia e il Veneto, il vecchio forte. Un modo per lisciare il pelo alla base nordista, andando oltre la partita Vannacci, e spostando anche l’attenzione dalla questione Ponte. Ma questo non vuol dire che Salvini stia dimenticando la Lega nazionalista, o che stia ridimensionando l’attenzione sul Ponte sullo Stretto. Assolutamente no. Per quanto riguarda il Ponte proprio questa mattina, sempre in una ospitata radiofonica, Salvini ha detto che i cantieri partiranno nel 2026, quindi tra qualche mese.

Il ritorno della Sicurezza

E per quanto riguarda il respiro più nazionale del suo partito, Salvini ha un altro asso da giocarsi, potenzialmente. Quello del decreto Sicurezza. Ieri è stato approvato questo provvedimento che tra le altre cose prevede il fermo preventivo di 12 ore per impedire alle persone in possesso di armi o con dei precedenti di partecipare alle manifestazioni; lo scudo penale in caso di legittima difesa e di stato di necessità; il divieto di vendere armi da taglio ai minori; il divieto di partecipare agli assembramenti per chi si è macchiato di particolari delitti; norme sugli sgomberi degli immobili occupati e molto altro.

Quando era ministro dell’Interno con il governo gialloverde il decreto Sicurezza – all’epoca tutto concentrato sul contrasto all’immigrazione – è stato il suo provvedimento più identitario. Ora si parla di repressione del dissenso, di contrasto alle manifestazioni, di microcriminalità, però per Salvini è comunque l’occasione per tornare rilevante nel dibattito politico nazionale. Per riattivare la sua macchina social con contenuti che puntano alla pancia del suo elettorato, che urlano slogan come “chi sbaglia paga” e simili. Anche se, a questo proposito, comunque non è riuscito a far rientrare nel decreto la misura su cui spingeva moltissimo: la cauzione per gli organizzatori dei cortei, in modo da far pagare a loro qualsiasi eventuale danno. Su questo avrebbe frenato il Colle, perché si tratterebbe di una norma incostituzionale, perché in contrasto con la libertà di riunirsi. Ma chissà, magari per Salvini sarà comunque un’opportunità. Quella di tornare ad alzare i toni, a fare un po’ di opposizione interna per pestare i piedi a Meloni.

Insomma, nonostante le prossime elezioni siano ancora lontane sul calendario, manca più di un anno, sembra proprio che Salvini sia già entrato nello spirito della campagna elettorale.

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