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La nuova proposta di legge elettorale del centrodestra è stata depositata ieri pomeriggio sia alla Camera, dove inizierà il suo iter, che al Senato. L’hanno chiamata Stabilicum, perché dovrebbe assicurare, a chi prende più voti alle elezioni, la stabilità che serve per governare. Questa almeno è la prospettiva della maggioranza, perché l’opinione dell’opposizione ovviamente è differente: per il Pd c’è una distorsione forte della rappresentanza che “rischia di consegnare a chi vince le elezioni anche la possibilità di eleggere da soli un presidente della Repubblica”. Queste almeno il primo commento di Elly Schlein che ha definito inaccettabile la proposta.
La proposta di legge elettorale
Il centrosinistra si è lamentato dicendo che non è giusto che la maggioranza si faccia da sola la legge elettorale, che dovrebbe invece essere qualcosa di condiviso da tutti i partiti in Parlamento. Il centrodestra ha risposto dicendo che adesso in Parlamento ci saranno tutte le discussioni del caso. Ma sicuramente questo è un testo che è stato partorito dopo una riunione notturna tra i partiti di governo e le opposizioni non erano state allertate. Forse solo Calenda potrebbe aver ricevuto un alert, ma non è ancora chiarissimo quale sarà la sua strategia.
L’opposizione al tempo stesso sa bene che questa nuova legge elettorale è un tentativo di distogliere l’attenzione dalla campagna sul referendum della giustizia, che non si sta mettendo troppo bene per il fronte del Sì. Quello sostenuto dalla maggioranza di governo, per capirci. Quindi sa anche che concentrare tutte le polemiche e le discussioni sulla legge elettorale adesso farebbe esattamente il gioco del centrodestra. Qualcuno in Aula lo ha anche detto, che fino al 23 marzo le opposizioni parleranno solo di referendum. Poi si vedrà.
Cosa prevede lo Stabilicum
Intanto la proposta della maggioranza però è stata messa nero su bianco. A differenza delle legge elettorale attuale, il Rosatellum, che è basata su un sistema misto, lo Stabilicum sarebbe puramente proporzionale. Il Paese sarebbe quindi diviso solo in collegi plurinominali e circoscrizioni (non ci sarebbero più quelli uninominali). La regola di base di un sistema proporzionale è che i partiti – che possono anche formare delle coalizioni, alleandosi – presentano delle liste di candidati e poi i seggi vengono assegnati in proporzione ai risultati (cioè al numero di voti) ottenuti. Non ci sono le preferenze, quindi gli eletti fanno riferimento alle liste: in altre parole, i seggi sono distribuiti in base all’ordine dei nomi segnati in lista.
Nota di colore: su questo punto ha avuto da ridire il generale Vannacci, che ha denunciato come togliere le preferenze (lui probabilmente contava di riceverne tante) sia un modo negare sovranità al popolo e darla invece ai partiti.
Una non-novità della nuova legge elettorale sarebbe la soglia di sbarramento, che resterebbe al 3%, anche se viene prevista un’eccezione. Se un partito non supera il 3%, ma fa parte di una coalizione che raggiunge almeno il 10%, allora potrebbe comunque eleggere dei rappresentanti in Parlamento. Quindi, per fare un esempio, “Noi Moderati”, il partito di Maurizio Lupi che al momento è attorno all’1% nei sondaggi, riuscirebbe comunque ad eleggere qualcuno dei suoi se restasse ancorato alla coalizione di centrodestra.
Il premio di governabilità
Ma veniamo al tema che sta facendo discutere più di tutti, il premio di governabilità. Questa nuova proposta è basata su un sistema proporzionale che, a differenza di quello maggioritario, favorisce più la rappresentanza, ma meno la stabilità. Per cui è stato inserito un premio di maggioranza – definito appunto di governabilità – per quel partito o, più verosimilmente – quella coalizione, che ottiene almeno il 40%. Nello specifico il premio prevede 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. Se contiamo che la Camera ha 400 seggi e il Senato 200, non sono numeri marginali quelli che ci si potrebbe assicurare tramite il premio. Comunque sarebbe previsto un limite di 230 seggi totali alla Camera e 114 al Senato. Ma si tratta in ogni caso di numeri che assicurano il controllo totale.
Come verrebbero distribuiti questi seggi aggiuntivi? Andando a prendere i candidati inseriti nelle liste delle circoscrizioni, che racchiudono più collegi plurinominali. Il testo prevede anche se nessun partito o nessuna coalizione raggiunge il 40%, ma ce ne sono almeno due che hanno superato il 35%, si possa andare al ballottaggio tra queste. Se invece nessuno arriva arriva a quelle cifre, tutti i seggi vengono distribuiti in modo proporzionale senza alcun premio.
Le differenze con il Rosatellum
Insomma, le principali differenze con il Rosatellum, la legge elettorale attuale, quella con cui abbiamo votato nel 2022, è il sistema puramente proporzionale (quindi l’assenza dei collegi plurinominali) e il premio di governabilità. Chiaramente è ancora tutto da vedere, c’è prima un lungo iter in Parlamento in cui potrebbero cambiare diverse cose. Anche perché pure tra i partiti della maggioranza non tutti sono così entusiasti, la Lega ad esempio con un sistema di questo tipo potrebbe essere penalizzata. Ma si va verso una nuova legge elettorale per le politiche del 2027. La sesta che avrebbe questo Paese nella sua storia Repubblicana.
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