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Nelle ultime 24 ore sono successe due cose. Il fronte del No ha chiuso la sua campagna elettorale e Giorgia Meloni è andata ospite a Pulp Podcast per parlare del referendum e non solo. Per quanto riguarda il primo avvenimento, la piazza a Roma – Piazza del Popolo – che i leader di opposizione hanno scelto per lanciare l’ultimo appello al No è rimasta abbastanza vuota. Questo non significa automaticamente che non c’è mobilitazione e che gli avversari della riforma della Giustizia non andranno a votare, ma al tempo stesso è un dato che non può non essere preso in considerazione.
La chiusura della campagna referendaria
Invece, per quanto riguarda Meloni, per ora la scelta sembra ripagare la presidente del Consiglio. Banalmente perché se ne parla, perché solo con quell’ospitata è riuscita a monopolizzare l’attenzione sulle sue ragioni. Da Fedez e Mr Marra Meloni ha rivendicato il suo tentativo di riformare la Giustizia, dicendo che è un progetto che si cerca di portare avanti da 80 anni, ma che ogni volta fallisce perché si levano subito gli scudi. Ha detto che questo non è un voto contro il governo e ha accusato il fronte del No del cercare di farlo passare come un referendum su di lei perché è in difficoltà nello stare nel merito della proposta.
Per Meloni questa è una trappola, perché appunto non ha intenzione di dimettersi anche in caso di vittoria del No. Quindi se qualcuno votasse esclusivamente con quell’idea in testa alla fine si ritroverebbe comunque lei come presidente del Consiglio e intanto avrebbe comunque perso l’occasione per dire la sua su un tema importante.
Cosa ha detto Giorgia Meloni a Pulp Podcast
Poi è entrata nel merito di alcune critiche del fronte del No. Ad esempio, ha assicurato che la lista di nomi da cui saranno sorteggiati i membri del Consiglio superiore della magistratura sarà comunque stilata insieme alle opposizioni e ha sottolineato che il presidente della Repubblica ha controfirmato la riforma, cosa che ovviamente non avrebbe fatto se pensasse che fosse una riforma che indebolisce la sua carica e la separazione dei poteri. Meloni ha detto che il motivo per cui si sta facendo la riforma è per evitare che i membri del Csm vengano selezionati con logiche di schieramento ideologico, correntizio, partitico. E questo, sempre secondo la presidente del Consiglio, produce poi un problema di efficienza.
Ovviamente su nessuno di questi punti l’opposizione alla riforma – perché per quanto riguarda i partiti di opposizione al governo i voti saranno diversi, con ad esempio Azione e +Europa che si sono espressi per il Sì – è d’accordo. Per il fronte del No il vero obiettivo della riforma è spaccare la magistratura, rendendola più debole e quindi più facilmente riducibile al controllo del potere politico. Dividi et impera, per dirla in altre parole.
Cosa prevede la riforma della Giustizia
Ormai mancano pochi giorni al referendum, tante persone si saranno già fatte un’idea sul cosa votare, ma tante sono ancora indecise. Per cui è importante provare a ricapitolare quali sono i principali cambiamenti che, in caso di vittoria del Sì, sarebbero introdotti. Principalmente sono tre: la separazione delle carriere tra pm e giudici con conseguente sdoppiamento del Csm, la nascita di un’Alta Corte Disciplinare e l’introduzione del sistema di sorteggio per scegliere i membri del Csm.
Proviamo a semplificare. Per quanto riguarda il primo punto: ad oggi i magistrati, sia che si parli di magistratura requirente che di magistratura giudicante, fanno lo stesso percorso normativo e possono, solo una volta nel corso della carriera – questa è stata un’introduzione della riforma Cartabia, che si era occupata sempre della separazione delle carriere – passare da una parte all’altra. Con la riforma i percorsi verrebbero totalmente separati: i magistrati che vogliono fare i pm farebbero un percorso, quelli che vogliono diventare giudici ne farebbero un altro.
La separazione delle carriere e l'Alta corte disciplinare
Questo ci porta anche allo sdoppiamento del Csm, del Consiglio superiore della magistratura, che è un organo (ad oggi unico, appunto) che decide rispetto alle assunzioni, ai trasferimenti, agli scatti di carriera e anche alle sanzioni sull’operato dei magistrati. Con la separazione totale delle carriere non solo si arriverebbe ad avere due Csm distinti, uno per i pm e uno per i giudici, ma verrebbe creato anche un terzo organo: l’Alta Corte disciplinare, un nuovo tribunale con il compito di giudicare e in caso sanzionare i magistrati che commettono errori.
Il sorteggio dei membri del Csm
Infine, il sorteggio. I membri del Csm sono 33. Ce ne sono tre di diritto, i tre vertici supremi: il presidente della Repubblica, il primo presidente della Corte di Cassazione e il procuratore generale presso la Corte di Cassazione. A questi si aggiungono 20 membri togati e 10 laici: i primi sono dei magistrati e vengono eletti dagli altri magistrati, mentre i secondi sono professori o avvocati che vengono scelti dal Parlamento. Se venisse confermata la riforma i membri del Csm verrebbero scelti a caso, con un’estrazione arbitraria. Solo per quanto riguarda i laici verrebbe prima stilata una lista da cui pescare, ma di fatto si sceglierebbe tramite un sorteggio. Per il fronte del Sì è un modo per evitare le derive delle correnti della magistratura, per il fronte del No è pura follia che svuoterebbe di autorevolezza e credibilità un organo di rilievo costituzionale.
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