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Giorgia Meloni si prende il ministero del Turismo e Forza Italia continua a sussultare

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Daniela Santanché dopo essere stata costretta alle dimissioni ha scritto una lettera.. Una lettera in cui ha ribadito che il passo indietro è arrivato dietro auspicio della stessa Giorgia Meloni. Del resto, ha ricordato Santanché, lei stessa ha sempre detto che si sarebbe dimessa solo ed esclusivamente in caso di richiesta diretta dalla premier. Che alla fine è arrivata, portando con sé tutto quello che potevamo immaginare.

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Nella lettera si legge:

Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’onorevole Delmastro che pure paga un prezzo alto.Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.

Da queste righe, lo mette anche nero su bianco, l’amarezza di Santanché traspare tutta. Perché ci sono stati altri casi, nel partito, che hanno riguardato tra l’altro i ruoli di governo (mentre i comportamenti contestati a lei riguardano le sue attività imprenditoriali), e per cui le conseguenze non sono stati così pesanti. Insomma, Santanché si sente il capro espiatorio, pensa di aver pagato per errori di altri e ora nel governo devono sperare che non trami vendetta.

Intanto, i retroscena raccontano che per quanto lei neghi la possibilità di dire addio anche al partito, a Fratelli d’Italia, ci sarebbero stati dei contatti con il generale Vannacci, fresco della fondazione del suo proprio partito, molto più a destra di tutti quelli finora esistenti. Solo voci, smentite anche dal deputato di Futuro Nazionale Edoardo Ziello. Al momento Santanché non risponde ai giornalisti, si sarebbe ritirata in una villetta in Toscana, nel Parco della Versiliana. In zona avrebbe dei progetti imprenditoriali, altre attività. Chissà, come finirà la sua partita.

Giorgia Meloni si è limitata a fare una telefonata al Quirinale, a Sergio Mattarella, per comunicargli le dimissioni di Santanché e l’assunzione da parte sua della delega al Turismo. E spera di concludere così la questione, tirando dritta verso il suo obiettivo: quello di essere a capo del governo della storia repubblicana e dimostrare così una stabilità e un’affidabilità che anche all’estero cambi l’immagine del nostro Paese, lo faccia diventare a tutti gli effetti un interlocutore serio.

Però tanti elementi pesano in questo suo progetto. Il caso Santanché è solo uno di questi. C’è in bilico anche il ministro Nordio, padre della riforma sulla Giustizia che è stata sconfessata dal referendum. E c’è anche Antonio Tajani. Il suo ministero è saldo, ma la sua leadership in Forza Italia non va data per scontata. Tajani deve fare i conti con la famiglia Berlusconi, che chiede rinnovamento, volti nuovi. E lo tsunami che sta attraversando il partito potrebbe pesare sul resto della maggioranza, che si troverebbe a non essere più così salda, così ferrea.

Ieri le prime linee di Forza Italia si sono riunite, Tajani si sarebbe sentito anche con Marina Berlusconi, che inizia a essere una figura sempre più ingombrante – forse si sta muovendo per creare il giusto spazio al fratello Pier Silvio – ma che avrebbe comunque rassicurato il ministro degli Esteri della sua fiducia. Certo, con i tempi che corrono, tra le guerre e le crisi geopolitiche che minacciano di travolgere l’Europa, avere un ministro degli Esteri che non gode più del benestare del suo partito non sarebbe una notizia facile da digerire.

E torniamo a Meloni, che rischia di raccogliere molti più cocci del previsto. E a dover gestire non solo i suoi alleati in Parlamento, ma anche quelli a Milano. Marina Berlusconi, nello specifico. Con cui i rapporti non sono mai stati semplicissimi, al di là delle reciproche dichiarazioni pubbliche di stima. È un campo minato, Meloni lo sa bene. E c’è una prima mina che rischia di esplodere a distanza molto ravvicinata. Tra qualche giorno inizierà infatti in Parlamento l’iter per la nuova legge elettorale. Un iter difficile. Dopo la lezione del referendum le forze di maggioranza proveranno a dialogare con le opposizioni, ma non sarà un compito facile. Anche perché nel centrosinistra hanno la percezione – dopo la mobilitazione e la vittoria del 22 e 23 marzo – di potersi davvero giocare una chance questa volta e non hanno intenzione di fare regali alla maggioranza. E, dentro alla stessa maggioranza, c’è qualcuno che potrebbe provare ad approfittare di questo momento di difficoltà di Meloni per portare un po’ d’acqua al proprio mulino. Insomma, la ricetta perfetta per un po’ di turbolenza.

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