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Per vedere l’intervista di Fedez e Mr Marra a Giorgia Meloni bisognerà aspettare domani, giovedì, alle 13. Qualche piccola anticipazione è uscita, ma la sensazione è che faccia più notizia la partecipazione della presidente del Consiglio a Pulp Podcast che quelli che saranno i contenuti dell’intervista in sé. Perché è una notizia, di fatto. Un po’ perché Giorgia Meloni, lo sappiamo, è riluttante a farsi intervistare e interagire con i giornalisti, come lei stessa aveva confessato a Donald Trump durante il vertice con gli altri leader europei la scorsa estate. Un po’ perché è il segnale dell’importanza e del livello di influenza che stanno acquisendo i media non tradizionali anche in ambito politico. In particolare, i podcast.
L'esempio di Trump
La campagna elettorale di Trump del 2024 aveva aperto la strada, da questo punto di vista. Il presidente statunitense aveva puntato molto sui podcast, li aveva considerati un media chiave, oltre quelli istituzionali e tradizionali, per intercettare un elettorato altrimenti difficilmente raggiungibile. Un pubblico giovane, per gran parte maschile e per gran parte di destra. Trump è stato ospite di Joe Rogan – uno dei principali youtuber statunitensi, un commentatore, ma anche un comico con un passato nelle arti marziali – e gli ha concesso una lunga intervista. Il suo podcast è uno dei più ascoltati di sempre, con milioni e milioni di download. Ma non solo: Trump ha fatto visita anche a molti altri podcaster famosi, come Andrew Schulz e Theo Von. Per non parlare del suo legame con Charlie Kirk, l’attivista di destra ucciso durante uno dei suoi dibattiti lo scorso settembre, che con il suo Turning Point aveva raccolto moltissimi voti per Trump.
Il potere mediatico dei podcast
Tutti questi podcast rappresentano delle piattaforme gigantesche, con milioni e milioni di ascoltatori. Charlie Kirk aveva 5 milioni di follower su X e 7 milioni su Tik Tok. Lo stesso Trump aveva definito la sua audience “un esercito di giovani”, che era stato mobilitato al voto, riuscendo a influire sul risultato. Joe Rogan su Instagram arriva a 20 milioni di follower. Negli Stati Uniti si stima che i podcast raggiungano il 48% di elettori tra i 18 e i 34 anni e questo è un dato che qualsiasi abile politico proverebbe a sfruttare a suo favore.
Prima di essere ospite del podcast di Joe Rogan Trump aveva raccontato che fosse stato suo figlio Barron, qualche anno fa appena diciottenne, a spingerlo verso dei media meno tradizionali, più giovani. Che, appunto, negli ultimi anni hanno avuto una fortuna incredibile. Chiunque può potenzialmente fare un proprio podcast, basta un microfono. I costi di produzione e di distribuzione sono bassi, è un mezzo accessibile che permette di costruire audience gigantesche parlando più o meno di qualsiasi cosa. E chiaramente questo è un terreno fertile per la politica, anche per il formato che adotta: quello del longform, della conversazione lunga e approfondita che permette di articolare bene un pensiero. Di avere il tempo di convincere gli elettori dei propri argomenti.
Le scelte comunicative dei politici
Anche in Italia i podcast stanno diventando un mezzo attraverso i quali la politica può diffondere un messaggio piuttosto che un altro. Meloni non è nuova a questo tipo di format. Aveva già scelto di farsi intervistare da Diletta Leotta nel suo podcast Mamme Dilettanti. E adesso, a qualche giorno dal referendum, ha scelto Pulp Podcast di Fedez e Mr Marra. Su Instagram la notizia è stata diffusa con un taglio di diverse domande poste dai due conduttori e alla fine un frame di Meloni che inizia a rispondere. Fedez e Mr Marra le chiedono ad esempio se la nostra politica estera non sia troppo subalterna agli Stati Uniti, o come funzionerebbe l’Alta Corte disciplinare. Ma anche su cosa siamo davvero indipendenti, sulla comunicazione adottata per questo referendum, sui servizi.
Meloni a Pulp Podcast da Fedez e Mr Marra
Da qualche anticipazione sappiamo che Meloni ha ribadito come questo non sia un referendum su di lei, nonostante appunto lei ci stia mettendo la faccia in prima persona da settimane, e che non ha intenzione di dimettersi nel caso di vittoria del No. Ha parlato della separazione delle carriere, dei contenuti della riforma e presumibilmente di molto altro. Il social media manager di Meloni, che lui stesso era già stato ospite di Fedez e Mr Marra, ha commentato scrivendo: “Con buona pace di chi pensa che informazione e dibattito debbano restare nelle mani di pochi, confinati sempre negli stessi luoghi, per preservare un’esclusiva che il tempo ha già superato”.
Meloni comunque non è la prima, a fare una scelta comunicativa di questo tipo. A Pulp Podcast, nello specifico, erano già passati Matteo Renzi, Carlo Calenda, Nicola Fratoianni, ma anche Ilaria Salis e il generale Roberto Vannacci. Ovviamente, dopo l’annuncio dell’ospitata di Meloni non sono mancate le polemiche verso i due conduttori, accusati di essersi posizionati in linea con il governo e la presidente del Consiglio. Ma loro hanno prontamente risposto, screen alla mano, dicendo di aver invitato anche i leader dell’opposizione, quindi sia Elly Schlein che Giuseppe Conte. La prima avrebbe declinato l’offerta, il secondo non avrebbe risposto.
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