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Cosa significa che l’Italia parteciperà come Paese osservatore al Board of Peace

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È passato quasi un mese da quando Jared Kushner, il genero di Trump, ha presentato il piano del Board of Peace su Gaza. Era a Davos, al World economic forum, e parlava di questo nuovo polo economico fatto di grattacieli e resort di lusso. La riviera del Medioriente, per capirci. Gaza era ed è tutt’ora un cumulo di macerie, dove continuano le violenze e dove la situazione umanitaria è disastrosa, ma per gli uomini a capo del Board questi sono solo dettagli. Ciò che conta nello specifico è l’investimento immobiliare, e più in generale il sedere al tavolo di questo organismo parallelo alla diplomazia ufficiale – quella delle Nazioni Unite e della comunità internazionale – dove ciò che conta non è tanto il diritto e le regole che si è dati, ma la volontà di Trump. Per cui essere amici suoi può essere molto vantaggioso e può far scomparire tanti altri problemi, come i mandati di cattura internazionali. Ogni riferimento a Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin NON è puramente casuale.

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Il piano per Gaza

In quei giorni a Davos, oltre che dei dettagli di questo piano per la nuova Gaza, si discuteva più che altro della reazione di Trump ai rifiuti ricevuti. In primis quello della Francia: Trump aveva invitato Emmanuel Macron a far parte del suo organismo di pace, ma il presidente francese aveva detto “no grazie”. E questo non essere riconosciuto – questo sentirsi isolato e non osannato da tutti come guida e come riferimento – aveva fatto infuriare Trump. Che infatti aveva minacciato nuovi dazi alla Francia e aveva alzato il livello dello scontro sulla Groenlandia.

Ma al di là del contesto, cosa aveva fatto l’Italia? Giorgia Meloni non aveva respinto Trump come aveva fatto Macron – i rapporti tra loro due sono molto diversi – però si era dovuta scontrare con un paletto impossibile da ignorare: quello della Costituzione. È a causa (o grazie) alla Costituzione che l’Italia non può entrare a fare parte del Board of Peace. Perché nella Carta c’è scritto che l’Italia può limitare la propria sovranità nazionale – cosa necessaria quando si entra a far parte di un organismo sovranazionale – solo ed esclusivamente in condizioni di parità con gli altri Stati.

Cosa farà Meloni

Parafrasando: l’Italia può stare in un consesso internazionale solo se è pari a tutti gli altri membri – che è quello che infatti avviene nell’Unione europea o nell’ONU – ma non può accettare condizioni di subalternità. Entrare nel Board of peace vorrebbe dire essere subalterni. Perché Trump sarebbe il presidente / padrone di questo Board, capace di decidere chi possono (o non possono) essere i membri, quali decisioni sono effettivamente approvate e quali vanno messe da parte, eccetera.

Insomma, o cambia la Costituzione oppure l’Italia non può entrare nel Board. Meloni però, che come sappiamo rivendica una particolare posizione internazionale proprio in relazione a Trump – si presenta come questo ponte tra le due sponde dell’Atlantico – non aveva intenzione di rimanere del tutto fuori dai giochi. E così questo weekend, durante una visita istituzionale in Etiopia, ha annunciato che l’Italia sarà parte del Board come Paese osservatore.

Cosa vuol dire Paese osservatore

Meloni ha detto che per lei questa è la buona soluzione al problema di “compatibilità costituzionale” che si era posto e che l’Italia parteciperà alle riunioni anche se non è un membro effettivo. Proprio giovedì ci sarà la prima riunione alla Casa Bianca e non è ancora chiaro se ci andrà Meloni in persona oppure il ministro degli Esteri Tajani. Forse dipende anche da quello che farà il Cancelliere tedesco Merz. Che comunque nel fine settimana, alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, si è scattato un bel selfie con Macron e con il premier britannico Keir Starmer per poi ribadire la frattura tra l’Europa e gli Stati Uniti trumpiani. Insomma, quell’asse italo-tedesco di cui si è parlato molto nei giorni scorsi potrebbe non essere così saldo, alla fine.

Prima di giovedì, però, bisognerà passare il confronto tutto italiano di domani, quando Tajani sarà in Parlamento per un’informativa proprio sul Board of Peace, a cui seguirà un voto. La maggioranza i numeri ce lì ha, quindi non sono attese sorprese, ma sarà l'occasione per le opposizioni di ribadire come la pensano. I leader del centrosinistra già lo hanno fatto. Ad esempio Schlein ha detto che Meloni sta cercando di aggirare la Costituzione per non scontentare Trump e facendo così umilia la tradizione diplomatica italiana. Sulla stessa linea anche Conte, secondo cui Meloni infanga l’Italia pur di compiacere Washington: e questo significa fare gli spettatori su un progetto di speculazione immobiliare che non si occupa delle reali prospettive di riscatto per la popolazione palestinese. Conte è stato molto netto a riguardo e ha detto che Meloni può fare a Trump tutti gli inchini che vuole, ma deve farli a titolo personale e non a nome dell’Italia.

La riunione del Board of Peace

Insomma, quello che pensano le opposizioni è abbastanza chiaro. In attesa di domani Tajani ha comunque dato qualche spiegazione, dicendo che l’Italia ha ritenuto opportuno partecipare come osservatore – alla pari dell’Unione europea – per non rimanere fuori dalla ricostruzione di Gaza. Bruxelles, va specificato, ha precisato che la commissaria europea per il Mediterraneo Dubravka Suica andrà a Washington per la parte dedicata a Gaza, per ascoltare gli intenti di questo Board, ma in nessun modo fa parte dell’organismo.

Il vertice a Washington dovrebbe infatti essere strutturato in due sessioni: una prima riunione del Board vera e propria, dove si potrebbero anche adottare delle risoluzioni, e poi un punto sulla situazione a Gaza, che è quello a cui parteciperebbe l’Unione europea, per parlare di tregua, delle forze di stabilizzazione sul territorio, aiuti umanitari, ricostruzione, eccetera. Si dovrà anche parlare di fondi, a proposito di ricostruzione: Trump ha detto che i membri del Board hanno messo già a disposizione 5 miliardi di dollari. Ed è alquanto curioso. Un vertice, in cui siede Benjamin Netanyahu, mette a disposizione miliardi per ricostruire un territorio che lo stesso Netanyahu ha ridotto in polvere. Lo fa mentre discute di futuro quando lì a fianco, in Cisgiordania, sempre Netanyahu fa di tutto per portarlo via ai palestinesi, annettendo le loro terre e cacciandoli dalle loro case. Chissà se l’Europa dirà qualcosa a riguardo.

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