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La guerra si allarga. Nel Sud del Libano si intensificano i bombardamenti israeliani, un missile iraniano diretto verso la Turchia è stato intercettato sollevando dubbi sul potenziale coinvolgimento della Nato, droni hanno colpito l’Azerbaigian, i curdi lanciano un’offensiva di terra e un sottomarino statunitense ha affondato una nave da guerra di Teheran nell’Oceano Indiano. È il caos più totale e l’Europa sembra incapace di reagire, nonostante le conseguenze del conflitto le sono entrate direttamente in casa, con il drone verso la base britannica a Cipro e la crisi energetica dietro l’angolo e migliaia e migliaia di cittadini che vivono nei Paesi del Golfo da riportare a casa.
L’Europa senza strategia
Da un lato c’è il presidente francese, Emmanuel Macron, che annuncia che la Francia aumenterà il numero di armi nucleari in suo possesso, per far fronte ai tempi che corrono. E dall’altro c’è il premier Pedro Sanchez, che è l’unico che si prende la briga di sottolineare che l’attacco israeliano-statunitense contro l’Iran è avvenuto completamente al di fuori del diritto internazionale. E nel mezzo rimangono leader come Giorgia Meloni, che non si capisce da che parte stiano.
L’Iran minaccia il Vecchio Continente
Ma non è solo l’Italia. L’Europa intera appare divisa, incerta sulla strategia da percorrere, incapace di trovare una base politica comune. C’è l’asse tra Francia, Germania e Regno Unito che dice di essere pronto ad azioni difensive, se gli attacchi iraniani dovessero prendere di mira il vecchio continente. E poi c’è Teheran che a sua volta minaccia di rispondere, se gli europei si uniranno agli Stati Uniti alle operazioni militari. Mark Rutte, l’ex premier olandese che oggi è alla guida della Nato, ha detto che l’Iran è un esportatore di caos e che potrebbe arrivare a minacciare direttamente il suolo europeo. Alcuni esperti parlano di un missile intercontinentale potenzialmente in grado di arrivare fino a 10mila chilometri di distanza. Non è chiaro di che tipo di arma disponga Teheran, quanti missili le siano rimasti e di che tipo.
Ma è chiarissimo che la sua strategia è quella di provocare il caos assoluto, alzare al massimo le tensioni, creare quanto più scompiglio possibile. In primis nel Golfo, nei confronti di quei Paesi che spera possano in qualche modo fare pressione su Washington, in modo da fermare tutti gli attacchi. Ma, appunto, anche sull’Europa, bloccando lo Stretto di Hormuz e facendo crescere vertiginosamente i prezzi dell’energia.
Manca una posizione comune
I Paesi europei sembrano in una sorta di trance. Ci sono dei distinguo, come appunto Macron che mobilita le forze armate, o come Sanchez che non è disposto a chinare il capo nei confronti dell’imperialismo trumpiano. Ma come blocco, nel suo insieme, l’Europa rimane pressoché silente.
È passata una settimana dall'inizio degli attacchi e ancora non c’è una linea comune. La prossima ci saranno delle riunioni a Bruxelles dei ministri degli Esteri e dei ministri della Difesa, ma difficilmente ne uscirà una posizione forte e comune. Perché l’Europa ha perso i suoi punti fermi. Ne è una dimostrazione anche un’intervista uscita ieri su Avvenire alla presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Che ha detto che il diritto internazionale è la pietra fondante, ma “bisogna evitare di abusarne per giustificare un regime tirannico che uccide la sua gente e destabilizza la regione”. Una posizione discutibile, che sembra fare eco a quella che aveva assunto il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, quando diceva che il diritto internazionale fosse valido fino a un certo punto.
La via della diplomazia
L’Europa dovrebbe avere il coraggio di recuperare la via della diplomazia, del rifiuto dell’escalation militare. Dovrebbe condannare e sanzionare il cruento regime iraniano, che non rispetta quel diritto internazionale perché reprime nel sangue le manifestazioni di dissenso e finanzia il terrorismo globale. Ma allo stesso tempo dovrebbe dire che anche Israele calpesta il diritto internazionale: lo fa a Gaza e in Cisgiordania e lo fa attaccando l’Iran. E questo vale anche per gli Stati Uniti, che secondo il New York Times potrebbero essere i responsabili dell’attacco alla scuola iraniana in cui sono rimaste uccise oltre cento bambine.
Il diritto e la legge del più forte🗓️
Se l’Europa non sarà in grado di recuperare quella postura con cui si è ricostruita dopo la Seconda guerra mondiale, indicando chiaramente e senza ambiguità che l’unico modo possibile per mantenere la pace è rispettare quelle regole che ci siamo dati, senza piegarle all’occorrenza, senza interpretarle a seconda di ciò che è più comodo, allora sarà destinata a subire la legge del più forte che vogliono figure come Trump, ma anche come Putin e come Khamenei. E allora resterà condannata alla marginalità.
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