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Cosa farà il governo Meloni se Trump gli chiedesse di usare le basi italiane

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Ci è voluta quasi una settimana, da quando è scoppiata la guerra in Iran, perché i ministri della Difesa e degli Esteri si presentassero in Parlamento – quindi davanti ai nostri rappresentanti, davanti al Paese – per informare sulla situazione e sugli sviluppi che possiamo attenderci. Ancora nessuna traccia alle Camere invece di Giorgia Meloni, che ha preferito parlare alla radio. A Rtl 102.5. E ha detto che non siamo in guerra e che non vogliamo entrare in guerra. Ma che chiaramente il rischio di un’escalation c’è e ha conseguenze imprevedibili.

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Meloni ha detto di essere preoccupata su vari fronti. La preoccupa la crisi evidente del diritto internazionale, il fatto viviamo in un mondo sempre più governato dal caos, così come le possibili ripercussioni sull’Italia. Da questo punto di vista ha detto che il governo è impegnato sul piano diplomatico, anche per capire se ci sia margine per far ripartire i negoziati sul nucleare iraniano, anche se ovviamente è impossibile pensare a uno scenario di questo tipo fintantoché continuano i bombardamenti in tutta la regione del Golfo.

Meloni non va in Parlamento

Queste cose, appunto, Giorgia Meloni le ha dette alla radio. Non si è presentata in Parlamento insieme ai suoi ministri di Esteri e Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto. Dalle loro audizioni possiamo estrapolare un paio di punti, che entrambi i ministri hanno toccato. In primis il rischio di allargamento del conflitto. Sia Tajani che Crosetto hanno ribadito che il nostro Paese non è in guerra, ma ovviamente è impossibile negare che gli sviluppo del conflitto sono preoccupanti. E per quanto l’Italia stia lavorando per la de-escalation, per mitigare le conseguenze del conflitto, bisogna essere consapevoli dei rischi.

Cosa hanno detto Crosetto e Tajani

Tajani, in questo senso, ad esempio ha sottolineato che gli attacchi iraniani hanno già raggiunto pure l’Azerbaigian, dopo aver preso di mira Cipro con un drone. E Crosetto invece ha sottolineato che nel caso in cui venisse colpito un Paese Nato gli altri membri dell’Alleanza, quindi anche l’Italia, sarebbero costretti a intervenire. Nello specifico il ministro della Difesa ha detto che la preoccupazione è che questi attacchi, per quanto siano stati intercettati e fermati, sono stati comunque rivolti a basi europee e Nato, in Turchia e appunto a Cipro. E qualora ci trovassimo di fronte a un attacco vero e proprio contro queste nazioni, l’articolo 5 della Nato e l’articolo 7 dell’Unione europea obbligherebbero anche l’Italia ad intervenire. Intanto, il ministro ha spiegato che visto quanto comunque accaduto, lui ha dato mandato al capo di Stato maggiore della Difesa di innalzare al massimo il livello di protezione della difesa aerea e anti balistica nazionale in coordinamento con gli alleati e con la Nato. Perché, “di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto e tutto può essere aspettato”.

Non solo: i militari italiani si stanno spostando verso l’Arabia Saudita. “Prima del conflitto avevamo 2.576 persone nell'area interessata dalla crisi in Medioriente e abbiamo iniziato da prima con gli spostamenti per la messa in sicurezza”, ha detto Crosetto. Dal Kuwait e dal Bahrein, Paesi interessati dai bombardamenti iraniani, centinaia di militari si stanno ritirando verso l’Arabia. Insomma, dobbiamo rivalutare i nostri assetti nella regione, ma nel frattempo rispondere anche alle richieste dei Paesi nostri alleati che si trovano in difficoltà, oltre che proteggere le missioni italiane in quella zona. E questo significa dispiegare sistemi di difesa aerea anti drone e anti missili in Medio Oriente, per dare sostegno agli alleati.

L'Italia invierà sistemi di difesa nel Golfo

La stessa cosa l’ha detta anche Tajani, confermando che l’Italia invierà supporto alla difesa aerea dei Paesi del Golfo, che in questo momento sono nel mirino degli attacchi iraniani: “Alcuni nostri partner strategici del Golfo hanno formalmente chiesto il sostegno dell'Italia per rafforzare le proprie capacità di difesa aerea. Si tratta di nazioni dove sono presenti decine di migliaia di italiani, civili e militari, che abbiamo il dovere di proteggere. Ecco perché il governo ha ritenuto doveroso aderire a queste richieste".

Anche Meloni aveva parlato stamattina degli aiuti italiani ai Paesi del Golfo: "L'Italia, come Regno Unito, Francia e Germania, intende inviare aiuti ai paesi del Golfo. Parliamo chiaramente di difesa, particolarmente di difesa aerea, non solo perché sono nazioni amiche ma soprattutto perché in quell'area ci sono decine di migliaia di italiani, e ci sono circa 2000 militari italiani che noi vogliamo e dobbiamo proteggere. Tra l'altro il Golfo è anche vitale per l'approvvigionamento energetico dell'Italia e dell'Europa".

Le basi militari italiane

Meloni non aveva solo parlato del sostegno ai Paesi del Golfo, ma anche a quello che ci potrebbero richiedere gli Stati Uniti, ad esempio con l’utilizzo delle nostre basi militari. Su quanto prevede la legge al momento la presidente del Consiglio, in modo abbastanza sorprendente, ha chiamato in causa quello che ha dichiarato il governo spagnolo di Pedro Sanchez, per cui esistono accordi che regolano l’uso di queste basi, che parlano di logistica e di operazioni non cinetiche, quindi di non bombardamento. Però ha anche aggiunto che se dovessero arrivare richieste diverse, di uso di queste basi per fare altro, allora verrà coinvolto il Parlamento nella decisione sul da farsi.

Crosetto però ha specificato che ad oggi non è arrivata alcuna richiesta dell’utilizzo delle basi, per cui il tema non si pone. Domani, si vedrà.

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