Ambulanze in coda all’ospedale di Scafati (Salerno) / Foto C. Benincasa
in foto: Ambulanze in coda all’ospedale di Scafati (Salerno) / Foto C. Benincasa

Sì, è vero che se da lunedì 8 marzo per 15 giorni almeno la Campania si troverà in zona rossa Covid sarà perché la Regione, attraverso la sua Unità di crisi sul Coronavirus l'ha chiesta esplicitamente al ministero della Salute. E sì, è vero che al momento alcuni parametri della nostra situazione epidemiologica sono da zona arancione.

E, ancora: sì, è vero anche che i posti negli ospedali della Campania ci sono e chi oggi è costretto a farsi ricoverare per problemi afferenti il Covid-19 trova posti sia in degenza ordinaria che in terapia intensiva in Campania (significa pure che potrebbe non trovarlo nella sua città di residenza ma altrove o in un altra provincia). È tutto vero. Ma all'ingresso di questo inferno pandemico c'è un Cerbero a tre teste, è sbagliato occuparsi di un solo fattore, concentrarsi su un solo elemento, su un solo numero. E soprattutto occorre anticipare, correre più veloce del contagio.

Iniziamo dalla zona rossa. Che fosse stata la Regione Campania di Vincenzo De Luca a chiederla al governo era noto, poiché era stato il governatore stesso ad annunciarlo. Ora è ancor più chiaro: basta leggere l'ordinanza con la quale Roberto Speranza, ministro della Salute, colloca la nostra regione nella zona di massima restrizione. La Regione ha proposto al ministro di chiudere tutto attraverso una nota dell'Unità di crisi, non fornita alla stampa (la Regione Campania è carente in trasparenza) protocollata come «Covid-19-1U» del 5 marzo 2021. Cosa dica questa nota lo desumiamo dall'ordinanza ministeriale:

[…]   ha rappresentato, sulla base dell'evoluzione della situazione epidemiologica, la necessità di adottare «un regime di massimo rigore, attraverso le misure che afferiscono alla cosiddetta "zona rossa" di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 marzo 2021, calibrate sulla effettiva situazione, in costante ed esponenziale aggravamento anche rispetto all'ultima rilevazione riportata nel report della Cabina di regia» […]  «i dati aggiuntivi forniti dalla Regione Campania e confermati da dati più recenti non inclusi in questa analisi», sulla base dei quali «ha identificato un peggioramento dell'epidemia e una elevata prevalenza di infezioni causate dalla variante VOC 202012/01 del virus SARS-CoV-2» nonché la sussistenza di un'incidenza che supera il valore soglia di 250 casi per 100.000 abitanti.

Dunque è quanto sapevamo e avevamo già detto: la Regione individua troppe infezioni da variante del virus (inglese e brasiliana) e una alta incidenza di casi per 100mila abitanti.  Messo da parte l'indice di contagio Rt, si è preferito guardare all'evoluzione dei ceppi variante in circolazione.

Non solo. C'è la previsione dell'Agenas, l'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali peraltro guidata da un fedelissimo di De Luca, ovvero il medico Enrico Coscioni. Agenas ci dice che per quel che concerne la situazione degli ospedali campani. In sintesi: i ricoveri sono destinati ad aumentare. Come fa Agenas a dirlo?

L'agenzia altro non fa che parte del suo lavoro, ovvero stimare quanto accadrà di qui a 7 giorni. L'obiettivo di questa analisi è utilizzare le serie temporali sui servizi sanitari impegnati nell'emergenza Covid-19 allo scopo di fornire stime circa l'evoluzione nel breve periodo. Per ottenerle, usa un modello statistico per serie storiche che permette di considerare tre componenti: «il trend, che definisce l'andamento dei ricoveri nel tempo,  la stagionalità, che identifica possibili comportamenti periodici ricorrenti e l'errore, che corrisponde alla componente di incertezza statistica».

Si tratta di previsioni che non prendono  in considerazione fattori e interventi esterni che possono cambiare l'andamento della epidemia nel periodo oggetto di previsione. In sintesi: con una zona rossa rigida le cose potrebbero cambiare in meglio. Con una zona rossa all'acqua di rose, l'esatto contrario. Il grafico è piuttosto chiaro: se va male ci troviamo le terapie intensive occupate come a ottobre-novembre 2020, ovvero quando davanti agli ospedali c'erano le file d'ambulanze. In effetti già sta accadendo. Esempio odierno è Scafati (Salerno) dove stamattina al Covid Hospital c'erano in attesa tre-quattro ambulanze , come ha potuto constatare Fanpage.it.

La questione di fondo era ed è sempre la stessa e dallo scorso anno a oggi non è cambiato niente. La Campania deve giocare d'anticipo poiché ha meno posti letto disponibili in terapia intensiva rispetto a quasi tutte le altre regioni d'Italia. Che ci abbia messo una pezza chiedendo aiuto alle strutture private (sulla questione sta indagando la Corte dei Conti) non cambia la verità sostanziale dei fatti che è fatta non solo di numeri ma anche di denunce e testimonianze di pazienti e addetti ai lavori e dunque  non è in discussione.