La Campania è la seconda regione d'Italia più colpita dal Coronavirus
durante questa seconda ondata dell'emergenza sanitaria. Per far fronte all'aumento costante dei contagi, il Comune di Somma Vesuviana, nella provincia di Napoli, su iniziativa del sindaco Salvatore Di Sarno, ha deciso di allestire un presidio medico con tanto di ambulanza, per aiutare i cittadini che sono affetti da Coronavirus. La gestione del servizio è stata affidata all'associazione Misericordie della vicina Pollena Trocchia: Fanpage.it ha trascorso più giorni insieme a loro, a bordo dell'ambulanza, insieme al medico, ai soccorritori, a chi si occupa del centralino e, naturalmente, insieme ai pazienti e alle loro famiglie. E allora ecco che le storie di Pasquale, Salvatore, Margherita e Gennaro si intrecciano inevitabilmente con quelle delle persone che soccorrono.

Il lavoro dell'associazione comincia dal centralino, dove Margherita e Adelaide rispondo alle richieste di soccorso che arrivano. Margherita racconta che le sarebbe piaciuto stare in prima linea, ma le è stato diagnosticato un cancro alle ovaie, si sta sottoponendo a un ciclo di chemioterapia e non può esporsi troppo al rischio di contrarre il virus. Sull'ambulanza ci sono Davide e Salvatore, 23 e 27 anni, ragazzi semplici, che hanno sì paura, ma che sanno che il loro lavoro può aiutare, in alcuni casi fare la differenza. Salvatore si fa il segno della croce prima di ogni intervento: "Sono fedele, ma è anche un gesto scaramantico". E, sulla paura di perdere un paziente, aggiunge: "A volte vorresti fare qualcosa affinché l'ambulanza possa volare".

Gennaro è il medico di bordo dell'ambulanza. Si è laureato a marzo, in piena pandemia, ed è stato buttato subito in prima linea, come tanti altri giovani neolaureati. Gli sarebbe piaciuto festeggiare, studiare magari per il concorso per la specializzazione – avrebbe voluto fare Ortopedia – e, se non fosse entrato, magari fare qualche turno in Guardia Medica, "qualcosa di più soft", come racconta lui stesso. E invece si è ritrovato a dover gestire una emergenza sanitaria mai vista. "Le persone mi chiamano dottore, ma io fino a ieri studiavo – racconta -. A livello teorico sappiamo tante cose, ma a livello pratico non sempre è così". Pasquale invece ha 35 anni, è l'autista dell'ambulanza e il governatore dell'associazione; di professione fa l'infermiere, e il suo tempo libero lo dedica tutto all'associazione.

Le storie degli uomini e delle donne che girano a bordo dell'ambulanza si intrecciano inevitabilmente con quelle dei malati, padri, madri, figli, nonni, fratelli e sorelle, che soffrono a causa del Coroanvirus. E si intrecciano con quelle dei famigliari, che a loro volta soffrono nel vedere la condizione del proprio caro, spesso disperata, a tal punto che, a volte, secondo Pasquale, "è giusto dire una bugia a fin di bene al malato". Tutti, però, sono d'accordo su una cosa: "Questo video, quello che avete visto oggi insieme a noi, fatelo vedere ai negazionisti".