Viaggio nel disastro delle nuove piste ciclabili di Napoli

Abbiamo percorso le nuove piste ciclabili di Napoli a Fuorigrotta realizzate coi fondi del PNRR. Percorsi disegnati su marciapiede, alcuni mai conclusi, altri al di sotto delle misure standard previste. Il risultato è che l’esperienza della bici a Napoli continua a essere destinata a due categorie esclusive: amatori e coraggiosi. Chi vorrebbe spostarsi ogni giorno così può sperare al massimo di essere deriso.
A cura di Andrea Parrella
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Piste ciclabili "disegnate" su un marciapiede, altre che per essere impegnate ti costringono a scendere dalla bici. L'esperienza della bicicletta a Napoli continua a essere destinata a due categorie esclusive: gli amatori e i coraggiosi. Per chiunque intenda ipotizzare lo spostamento in bici come attività quotidiana, per andare al lavoro o qualsiasi altra cosa che non appartenga al territorio dello svago, deve accettare l'idea che il disservizio sia la regola, ma anche quella di dare fastidio, come dimostra questo servizio che abbiamo realizzato in relazione ai lavori delle nuove piste ciclabili nei quartieri Fuorigrotta e Soccavo, accompagnati da Luca Simeone, presidente dell'associazione Napoli Pedala e Bicycle mayor della città di Napoli, che abbiamo seguito nei tratti delle nuove piste ciclabili realizzate in parte che sono uno specchio dell'impegno dell'amministrazione comunale su questo tema.

Un'opera, quella delle ciclabili di Fuorigrotta e Soccavo, partita in modo claudicante, senza un'interlocuzione con la cittadinanza e quelle realtà che rappresentano chi la bici la utilizza per davvero. Il progetto rientrava nelle iniziative legate ai fondi PNRR, con uno stanziamento di 4 milioni di euro destinati alla realizzazione di circa 10 km di piste ciclabili sui due quartieri.

Il risultato lo avete davanti ai vostri occhi. Si parte dal tratto di pista ciclabile a dir poco paradossale realizzato su via Diocleziano, che anziché occupare parte della carreggiata è realizzato su un marciapiede, con il risultato di non favorire la percorrenza dei ciclisti, dato che la pista è percorsa in modo promiscuo anche dai pedoni, e di mettere in pericolo questi ultimi, che certo non finiranno per apprezzare i ciclisti e dar loro il giusto riconoscimento. "Si poteva realizzare su strada – spiega Simeone – redistribuendo lo spazio tra pedoni, bici e automobili, mentre si è preferito realizzarla così", evidenziando l'illogicità dell'ideazione di questo tratto.

Ma non è tutto, perché sul tratto successivo, quello di Via Giulio Cesare, ci si imbatte in una pista ciclabile che inizia con un tratto rialzato, costringendo i ciclisti, almeno quelli meno esperti, a scendere dalla bici per entrarci: "Fare ciclabili non significa mettere una linea a terra, colorarla e dire ai ciclisti di passare di lì. Significa ripensare la mobilità di un quartiere", dice Simeone.

I lavori per la nuova ciclabile, che non presenta una linea di continuità tra i suoi varii tratti, sono iniziati nel 2025, per poi arrestarsi per mesi in relazione a un processo di rimodulazione annunciato dal comune, e solo all'inizio di questo 2026 si vedono segnali di una ripresa dei lavori. Ci spostiamo poi sul quartiere Soccavo, dove i paradossi non finiscono, tra cantieri ipotizzati e mai avviati e piste ciclabili realizzate con parametri in contrasto con le regolamentazioni. Su via Cintia, ad esempio, la larghezza delle ciclabili è di poco più di un metro, misure nettamente inferiori ai criteri previsti. Lavori parziali, sciatteria, un sostanziale disinteresse verso una fetta della cittadinanza destinata a restare minoritaria, di cui si ha pochissima considerazione. Una situazione emblematica, che testimonia il ruolo marginale della mobilità sostenibile nei piani di chi amministra la città, indice di un'arretratezza culturale palese e una città che sul tema della mobilità fa passi indietro, anziché andare avanti.

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