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Uccide il figlio disabile e ferisce l’altro, Soccavo sconvolta: “Non ci possiamo credere”

Incredulità a Soccavo, il quartiere dove ieri si è consumata la tragedia che ha visto un uomo di 88 anni aprire il fuoco contro i propri familiari, uccidendo il figlio disabile di 47 anni, ferendo l’altro di 51 e tentando poi di colpire anche la moglie di 79 anni. Da tutti conosciuto come persona affabile e tranquilla, i vicini raccontano che da due anni la famiglia aveva scelto una sorta di “isolamento” volontario.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Rabbia ed incredulità a Soccavo, il quartiere occidentale di Napoli dove ieri mattina si è consumata la tragedia che ha visto coinvolta la famiglia Pecora. Il padre Giuseppe, ex portuale ora in pensione di 88 anni e incensurato, ha aperto nel cuore della notte il fuoco contro il figlio Ivan, 47enne disabile, mentre stava dormendo e uccidendolo sul colpo, per poi sparare contro l'altro figlio, Francesco, invalido lieve di 51 anni e stimato fioraio della zona, ferendolo. L'uomo ha poi fatto fuoco, mancandola, anche verso la moglie, una casalinga di 79 anni, per poi chiamare lui stesso i poliziotti e dire "Ho ucciso i miei due figli". In realtà, il secondo è salvo seppur ricoverato in ospedale. Nulla da fare invece per l'altro, morto sul colpo.

La vicenda sarebbe accaduta per motivi legati proprio allo status della famiglia, costretta a vivere tra mille difficoltà, ed alle condizioni di disabilità di Ivan e di invalidità di Francesco. Da circa due anni, ha spiegato una operatrice sanitaria in un'intervista a "il Mattino", la famiglia non riceveva più assistenza, ed aveva scelto l'isolamento. La pistola usata nella tragedia è una magnum che, si è poi scoperto, l'uomo deteneva illegalmente in casa. Lui, Giuseppe Pecora, viene definito da tutti come una persona tranquilla, da sempre vicino ai figli portatori di handicap dalla nascita, finanche ad ora, ormai adulti di 51 e 47 anni. Il primogenito, affetto da un problema lieve, riusciva anche a lavorare come fioraio in zona. Il secondo era in condizioni più serie, tanto da ricorrere alle cure della madre anche per vestirsi, lavarsi e finanche mangiare. Da due anni, la situazione familiare sembrava aggravatasi, con la scelta dell'isolamento. Fino a ieri, quando in via Garzilli, si è consumata la tragedia.

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