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Trapianto di cuore fallito al Monaldi, si indaga sul ruolo dell’equipe di Bolzano

Le indagini per fare piena luce su quanto accaduto vanno avanti. Al momento sono sei gli indagati a Napoli, tra medici e paramedici, ma non è escluso che a breve altre persone, anche a Bolzano, possano essere iscritte nel registro degli indagati.
A cura di Valerio Papadia
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Mentre dall'inchiesta interna e dalla relativa relazione dell'ospedale Monaldi, anticipata oggi dal quotidiano Repubblica, sta emergendo una versione della storia, ci sarà spazio poi anche per la verità giudiziaria sulla vicenda del bambino di 2 anni e mezzo a cui è stato trapiantato un cuore inutilizzabile.

Le indagini della magistratura, infatti vanno avanti: al momento sono sei gli indagati, tra medici e paramedici, tutti afferenti alle equipe dell'ospedale Monaldi di Napoli che hanno eseguito l'espianto del cuore all'ospedale San Maurizio di Bolzano e che hanno eseguito l'impianto, l'attività investigativa degli inquirenti si sta concentrando ora anche nella città altoatesina e non è escluso che, nelle prossime ore, altre persone possano essere iscritte nel registro degli indagati; la Procura partenopea si sta avvalendo delle consulenze dei carabinieri del Nas di Napoli e Trento. A Bolzano, inoltre, andranno anche gli ispettori del Ministero della Salute, che attualmente sono ancora a Napoli e poi si sposteranno in Alto Adige.

Tra i nodi che le inchieste dovranno sciogliere c'è quello del trasporto del cuore da Bolzano a Napoli. Secondo quanto emerso già nelle fasi iniziali della vicenda e sottolineato anche nella relazione dell'ospedale Mondali, in Alto Adige, una volta prelevato dal donatore, il cuore sarebbe stato conservato in ghiaccio secco, invece che in quello normale, per giunta trasportato in un contenitore considerato vetusto, non in grado di tenere sotto controllo la temperatura dell'organo.

Così, una volta giunto nel capoluogo campano, il cuore, per effetto del ghiaccio secco, sarebbe stato circondato da un blocco di ghiaccio, arrivando a una temperatura di -79 gradi, invece che a 4 gradi, temperatura ideale per la sua conservazione. I medici che hanno eseguito il trapianto, però, avevano già espiantato il cuore del bambino e non hanno potuto fare altro che impiantare quello danneggiato che, una volta inserito, non ha cominciato a battere. Dallo scorso 23 dicembre, da quasi 2 mesi dunque, il piccolo vive attaccato all'Ecmo, macchina che supporta le funzioni vitali ma che, dopo tutto questo tempo, ha compromesso le funzioni degli altri organi.

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