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Indagine sul trapianto col cuore bruciato: sotto la lente i tempi dell’intervento al bimbo e il box usato per trasporto organi

Le tempistiche dell’operazione al “Monaldi” e le caratteristiche del contenitore usato per il trasporto del cuore sono sotto indagine della Procura di Napoli. Il bollettino: bimbo stabile e gravissimo. Domani ispettori in ospedale e il super-consulto per decidere se è ancora operabile.
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Il contenitore per trasporto organi da trapiantare
Le caratteristiche del contenitore per trasporto organi da trapiantare

Perché si è arrivati a tanto? Perché – è la domanda dell'uomo comune – una volta che i medici della Cardiochirurgia pediatrica dell'ospedale "Monaldi" di Napoli hanno aperto il box contenente il cuore da impiantare nel corpo del bimbo di poco più di due anni e si sono accorti che era stato conservato male (a temperature troppo basse) non hanno semplicemente desistito? Forse perché il bimbo era già sul tavolo operatorio e gli era già stato espiantato il suo, di cuore, quello da sostituire? Se così davvero fosse, era questa la procedura? Come ci si è arrivati? E questa è la prima domanda, la prima questione da accertare.

La seconda domanda è la seguente: chi doveva portare il kit per il trasporto organi? L'equipe che andava a prendere il cuore per portarlo a Napoli o chi lo aveva espiantato?  Terza domanda: quali caratteristiche doveva avere il contenitore, il box per trasportare il cuore? Chi doveva rispettare che le avesse? L'equipe che aveva espiantato o quella che stava ricevendo?

Nella vicenda ormai nota come «del cuore bruciato» e che vede oggi un bimbo di 2 anni e 4 mesi in fin di vita al "Monaldi" ci sono tante domande cui si sta cercando di dare una risposta. Non è facile ma in quasi due mesi – dal 23 dicembre a oggi – troppi silenzi al limite di reticenza e omissioni hanno macchiato una delle procedure più standardizzate della medicina moderna, quella che regola espianto e trapianto di organi. Alla prima domanda, quella delle tempistiche, la procura di Napoli con il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci cerca di dar risposta ascoltando i medici che hanno avuto il bisturi in mano o che erano in quella sala operatoria. Per ora ci sono 6 indagati ma il loro numero potrebbe aumentare, se si dovessero individuare altri profili di responsabilità.

Sconcertante è ciò che emerge sul box usato per il trasporto. Assomiglia, sì all'esterno a  quelli che vengono usati per tenere le bibite fresche,  ma ci sono norme molto chiare che stabiliscono come devono essere confezionati e trasportati gli organi destinati al trapianto per garantirne sicurezza, sterilità e tracciabilità. C'è un accordo del  30 luglio 2025: «Principi concernenti il coordinamento dei trasporti connessi con le attività trapiantologiche e requisiti inerenti al sistema di trasporto».

Secondo queste norme l'organo deve essere inserito in un contenitore primario sterile, certificato come dispositivo medico CE, adeguato al tipo di organo e sigillato con etichette anti-manomissione. Questo va poi collocato in un contenitore isotermico secondario, resistente agli urti, a chiusura ermetica e capace di mantenere la temperatura corretta durante il trasporto. Entrambi i contenitori devono assicurare identificazione, fissaggio sicuro sui mezzi di trasporto e piena tracciabilità, con documentazione sanitaria dedicata e sistemi conformi alle norme europee su dispositivi medici e trasporto biologico.

Gli accertamenti purtroppo stanno rivelando che il box usato in quel frangente è ritenuto ormai anacronistico, soprattutto in quanto privo di un sistema di controllo e monitoraggio delle temperature. Poi c'è la questione del ghiaccio usato. Non acqua sotto zero ma ghiaccio secco, ovvero anidride carbonica solida, che arriva a oltre -70 gradi e quindi brucia i tessuti. Su questo lavora la procura.  Ieri è stato ascoltato dal pm come persona informata dei fatti il cardiologo che teneva in cura il piccolo e che si è dimesso sei giorni dopo l'intervento dall'incarico di responsabile del follow-up post operatorio. Nei prossimi giorni saranno ascoltate altre persone informate dei fatti e poi anche gli indagati, finora sei, componenti le due equipe di Napoli. Si fa largo l'ipotesi che ora i riflettori della magistratura si spostino anche su Bolzano, da dove il cuore è partito. Ulteriori accertamenti, delegati anche questi ai carabinieri del Nas, Nucleo Anti Sofisticazione, mirano a comprendere cosa sia successo nella città altoatesina.

Oggi, martedì 17, alle 3 e mezza del pomeriggio, le condizioni cliniche del bimbo, dice il Monaldi «non presentano variazioni significative», ovvero sono «stabili, in un quadro di grave criticità» e il paziente «permane dunque in lista trapianto fino a nuova valutazione». Domani ci sarà una rivalutazione con un collegio di esperti organizzato dall'Azienda Ospedaliera dei Colli. Verranno i luminari del trapianto cardiologico pediatrico da tutta Italia: Azienda Ospedaliera Pediatrica "Bambino Gesù" di Roma (professor Lorenzo Galletti e dottoressa Rachele Adorisio), Azienda Ospedaliera Università Padova (professor Giuseppe Toscano), ASST "Papa Giovanni XXIII", Ospedale di Bergamo (dottor Amedeo Terzi), Ospedale "Regina Margherita" di Torino (professor Carlo Pace Napoleone).

Ogg colloquio a Roma tra il ministro della Salute Orazio Schillaci e il presidente della Regione Campania Roberto Fico: l'ispezione al Monaldi sarà congiunta e inizierà domani, mercoledì 18. Nella giornata di oggi sarà inoltre trasmessa al ministero la relazione predisposta dagli uffici regionali su impulso del governatore campano.

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