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Il suicidio dell’aggressore sul bus a Napoli: si è tolto la vita nel bagno mentre era piantonato in ospedale. C’è una inchiesta

Antonio Meglio, 39 anni, aveva già compiuto atti di autolesionismo nel carcere di Poggioreale. Salma sotto sequestro, c’è una inchiesta.
A cura di Redazione Napoli
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Antonio Meglio al momento dell’aggressione nel bus Anm
Antonio Meglio al momento dell’aggressione nel bus Anm

Antonio Meglio, 39 anni, arrestato giovedì per aver accoltellato una donna di 32 anni a bordo di un autobus in via Simone Martini a Napoli, si è suicidato mentre era piantonato dalla polizia penitenziaria nell'Uosd Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) dell'ospedale San Giovanni Bosco, pertinente al Dipartimento di Salute mentale della struttura napoletana. L'uomo – questi sono gli elementi che saranno oggetto d'indagine – avrebbe avuto il permesso di recarsi in bagno e lì è riuscito a togliersi la vita. Il fatto è avvenuto nella serata di lunedì 9 marzo.

La salma è stata messa sotto sequestro dalla magistratura che ora avvierà verosimilmente anche delle indagini per fare piena luce su questa vicenda drammatica. Proprio ieri il gip aveva confermato il provvedimento cautelare di fermo con custodia in carcere, mentre il suo avvocato Gianluca Sperandeo aveva invece chiesto che fosse ricoverato in una struttura sanitaria adeguata alle sue necessità.

Meglio, originario del quartiere Pianura, laureato in Giurisprudenza, avvocato mancato (aveva tentato diverse volte di superare l'esame di Stato, senza riuscirci) aveva già compiuto atti di autolesionismo nel carcere di Poggioreale, ragion per cui i medici avevano optato per il Pronto soccorso dell'ospedale del Mare, da dove è stato poi trasferito al San Giovanni Bosco.

In questi giorni si è molto detto di possibili "moventi" alla base della feroce aggressione a bordo di un autobus pubblico in zona Vomero, atto che sarebbe potuto costare la vita ad una giovane avvocata napoletana, che l'uomo non aveva mai visto né conosciuto prima d'allora, ferita e sottoposta a intervento chirurgico (non è in pericolo di vita).  Si è parlato di un possibile tentativo di truffa di cui sarebbe stato vittima Meglio. Per documentare quanto subito avrebbe raccolto delle prove, in una pendrive, e quella sera aveva anche tentato di presentare una denuncia, ma non ci sarebbe riuscito.

Forse voleva compiere un gesto eclatante per poi invocare l'attenzione del procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri, invocato ad alta voce al momento del fermo, come si evince da alcuni filmati amatoriali girati da passanti. Con quella stessa pendrive Meglio ha anche cercato di tagliarsi i polsi: l'oggetto gli  è stato sequestrato in quella circostanza. Non solo. In più di un'occasione ha battuto la testa con violenza contro il muro, provocandosi delle ferite.

Il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, interviene sulla vicenda: «Dall'inizio dell'anno  con questa ultima tragica morte, sono 11 i suicidi mentre 28 morti sono per cause naturali o cause ancora da accertare. In Campania è il secondo dopo la morte al carcere di Santa Maria Capua Vetere, a metà gennaio, di un ventiquattrenne. Il drammatico episodio riaccende i riflettori sull'emergenza detentiva e sulla gestione della salute mentale in carcere, dove sono solo tra Poggioreale e Secondigliano ci sono 250 detenuti malati di mente e psicotici».

Franco Maranta, del Forum Diritti e Salute è duro: «C'è un tema profondo che troppo spesso viene ignorato: la mancata presa in carico delle persone con sofferenza psichica. Da anni la psichiatria è la vera cenerentola della sanità. La Regione Campania, come molte altre realtà, non arriva neppure a destinare il 5% del bilancio sanitario alla salute mentale, percentuale indicata da molti esperti come minimo necessario. Nel frattempo mancano medici, infermieri, psicologi, educatori e operatori sociali. Mancano soprattutto luoghi di cura e di vita: centri diurni, spazi di socialità, percorsi di reinserimento, attività di sostegno per le famiglie e per chi vive situazioni di fragilità. Senza questi strumenti le persone restano sole, spesso seguite in modo frammentario o solo nei momenti di emergenza.Quando la salute mentale viene trascurata, il problema non scompare: si sposta sulle famiglie, sulla strada e sulle cronache.Investire seriamente nella psichiatria non significa solo curare una malattia: significa prevenire sofferenza, isolamento e anche tragedie come quelle che purtroppo leggiamo oggi».

«Si tratta dell'ennesima tragedia annunciata frutto del fallimento delle Rems dopo la chiusura degli Opg e noi, come sindacato, da anni denunciamo le gravi criticità legate alla gestione dei soggetti psichiatrici ristretti nelle carceri, soggetti spesso incompatibili con il regime detentivo ordinario» scrive  il sindacato degli agenti penitenziari Uspp, con il presidente Giuseppe Moretti, e con il segretario regionale Ciro Auricchio.

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