STREGHE live il 24 settembre a Pessoa Luna Park: chi decide sui nostri corpi?

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Streghe arriva al Pessoa Luna Park con un talk su corpi, sessismo, stereotipi e autodeterminazione insieme a Lara Lago, Martina Tinnirello e Ccà Nisciun’è Fessa!.

Streghe, l’Osservatorio sul Patriarcato di Fanpage.it, arriva a Napoli. Giovedì 24 settembre, al Pessoa Luna Park, nel Fossato di Castel Sant’Elmo, un incontro dedicato ai corpi, al sessismo, agli stereotipi e all’autodeterminazione, insieme a Lara Lago, Martina Tinnirello e al collettivo transfemminista Ccà Nisciun’è Fessa!. Al centro del talk ci sarà una domanda che attraversa buona parte del lavoro che portiamo avanti su Streghe: perché i corpi delle donne continuano a essere considerati un terreno sul quale chiunque si sente in diritto di esprimere un giudizio ed esercitare controllo? A moderare l’incontro sarà Natascia Grbic, giornalista di Fanpage.it e autrice di Streghe, la newsletter femminista che ogni settimana affronta i temi della violenza di genere, del sessismo e dei diritti delle donne. La serata si chiuderà con il “Gioco dello sfogatoio”: da una scatola verranno pescate alcune delle peggiori frasi fatte sessiste e maschiliste, per rispondere finalmente come avremmo sempre voluto.

L’appuntamento si inserisce nella programmazione di Pessoa Luna Park, il progetto che durante questi mesi ha riattivato il Fossato di Castel Sant’Elmo aprendolo a incontri, spettacoli e momenti di confronto su temi sociali e culturali diversi. Un’esperienza nata anche dalla collaborazione con i Musei nazionali del Vomero e dalla scelta di riportare dentro uno spazio museale pubblici, linguaggi e discussioni che solitamente restano fuori. Ed è proprio da questa scelta che siamo partiti per parlare con Almerinda Padricelli, direttrice dei Musei nazionali del Vomero.

"Quando mi sono insediata, ad aprile, ho fatto una serie di sopralluoghi nei tre complessi, nei tre siti monumentali, e in particolare mi ha colpito molto lo spazio del fossato, che in realtà era sempre stato utilizzato come spazio di servizio – ci racconta – Questo mi è sembrato molto strano, perché invece era un percorso che aveva una serie di potenzialità inespresse molto interessanti. Quando abbiamo recuperato questo spazio è venuta fuori ancora più chiaramente la potenzialità del luogo, che oltre a essere un percorso molto suggestivo per passeggiare all’interno del sito culturale è anche un luogo con spazi molto ampi e quindi con la possibilità di accogliere eventi di vario genere".

L’obiettivo, spiega la direttrice, è trasformare i Musei Nazionali del Vomero in luoghi più aperti, accessibili e capaci di parlare anche a pubblici diversi da quelli tradizionali. È in questa direzione che nasce la collaborazione con Pessoa Luna Park e la scelta di riattivare uno spazio sottoutilizzato attraverso nuovi linguaggi e nuove forme di fruizione.

"L’intento generale, l’impronta che sto cercando di dare a questo nuovo sistema culturale, che sono i Musei Nazionali del Vomero, è abbinare alla nostra missione, che è quella di conservare, tutelare e trasferire al pubblico, anche forme di fruizione che siano più accessibili a pubblici variegati. Creare quindi un’offerta culturale che possa sperimentare linguaggi e nuovi formati innovativi. Poiché siamo un museo autonomo neonato, istituito da pochissimo, e con una serie di difficoltà da fronteggiare, abbiamo pensato che ci servisse anche un aiuto dall’esterno, con l’intento di coinvolgere il territorio, gli operatori culturali e tutte le realtà che sono importanti. Abbiamo quindi fatto questa manifestazione di interesse, proprio volta a selezionare delle proposte culturali che potessero essere inserite in questo spazio per riuscire a valorizzarlo il più possibile. La risposta del collettivo Pessoa ci è piaciuta moltissimo, perché si calava perfettamente in quello che noi cercavamo. Il dibattito è diventato così molto vivace, coinvolgendo anche i giovani, che era poi uno degli obiettivi che volevamo raggiungere, perché i nostri musei sono purtroppo visitati soprattutto da persone adulte. Il coinvolgimento di una fascia d’età più giovane ci interessava particolarmente".

Secondo Padricelli, il progetto ha confermato la bontà della scelta iniziale: riaprire uno spazio fino ad allora chiuso al pubblico e trasformarlo in un luogo capace di attirare persone diverse, soprattutto giovani. La sfida ora è fare in modo che quella curiosità diventi anche un’occasione per scoprire il patrimonio degli altri spazi dei Musei Nazionali del Vomero.

"Io credo che questo progetto abbia dimostrato che l’intuizione iniziale che abbiamo avuto, cioè valorizzare in un certo modo quello spazio e poi accordare questa valorizzazione con le ragazze del progetto, sia stata una scelta vincente, perché abbiamo avuto un riscontro estremamente positivo in termini di numeri, di frequentazione e di persone che sono tornate più e più volte per trascorrere del tempo da noi. Intanto perché per la prima volta vedevano uno spazio che non avevano mai visto, perché, ripeto, era sempre stato chiuso al pubblico. Scoprire questo luogo alcune volte incanta le persone che entrano e non si aspettano assolutamente di trovare uno spazio così particolarmente scenografico".

"Poi trovano contenuti variegati e interessanti. Noi abbiamo fatto un’analisi del pubblico che abbiamo avuto in questi mesi e in effetti è un pubblico molto variegato, che comprende veramente moltissime persone, soprattutto moltissimi giovani di varie fasce d’età, che tornano per diverse ragioni. Prima di tutto perché si affrontano delle tematiche in maniera scherzosa, attraverso il gioco, ma questa è comunque una forma di educazione che rientra nella missione del museo. Poi si sta bene, perché è uno spazio molto bello che stiamo cercando di tenere nel miglior modo possibile e che ti consente anche di stare al fresco, soprattutto con il caldo che c’è stato. Inoltre ci sono proposte molto variegate, che quindi attraggono persone diverse. Abbiamo anche un pubblico molto adulto e quindi c’è veramente un campionario di pubblici molto ampio, che era proprio il nostro intento. Probabilmente questo accade anche perché ci sono linguaggi più innovativi".

"Tra l’altro noi, in qualche maniera, stiamo cercando di trainare il pubblico che viene al fossato anche ad abbinare una visita agli spazi della Piazza d’Armi, in modo da poter agganciare anche la fruizione degli spazi sovrastanti. E stiamo facendo lo stesso lavoro anche negli altri due istituti, abbinando sempre un’attività culturale legata allo spettacolo, alla danza, alla musica, al festival pianistico, con una visita guidata specialistica di alcuni spazi particolari, che vengono accompagnati e raccontati dai nostri esperti. Questo serve a stimolare la curiosità e a spingere le persone a tornare, non soltanto per partecipare al concerto o vedere la proiezione di un film, ma anche per scoprire cose che spesso e volentieri non conoscevano proprio. Questo fatto è molto significativo per noi, perché molto spesso la mancanza di partecipazione è legata anche a una scarsa conoscenza di ciò che noi ospitiamo e conserviamo. Ed è veramente un patrimonio bellissimo, soprattutto la Certosa, ma anche la Floridiana e Castel Sant’Elmo".

"L’esperienza di Pessoa Luna Park non resterà isolata. L’obiettivo dei Musei Nazionali del Vomero è costruire una programmazione culturale che prosegua anche nei mesi invernali e trasformi progressivamente questi luoghi in un vero e proprio parco culturale urbano, sempre più connesso con il territorio e con la città. Proprio per questo stiamo sviluppando progetti analoghi e prevediamo un’articolazione di eventi che permetta di dare un’offerta culturale anche invernale, ovviamente tenendo conto delle condizioni climatiche. Speriamo di poter utilizzare il fossato anche durante l’inverno e anche gli altri luoghi attraverso una programmazione culturale sempre a 360 gradi: quindi non solo spettacoli, ma anche performance, danza, musica e altre attività che contribuiscano a trasformare questi luoghi in spazi accoglienti, che coinvolgano il pubblico, il territorio e le comunità e che quindi portino le persone a tornare. Secondo me questa cosa funziona e stiamo pensando di fare uno sforzo ulteriore. Speriamo che vada bene. Tra l’altro l’intento culturale generale è quello di trasformarlo in un parco culturale urbano e quindi fare in modo che si connetta, diciamo, attraverso la collina del Vomero, con la città e con gli eventi che la nostra città si prepara a ospitare".

La stessa idea di apertura e contaminazione tra passato e presente guida anche la riapertura della collezione navale di San Martino. Un nuovo allestimento, arricchito da elementi tecnologici, accompagnerà il pubblico dalla storia della Marina napoletana fino alla contemporaneità, anche in dialogo con gli appuntamenti che la città si prepara a ospitare.

"Stiamo lavorando adesso alla preparazione della collezione navale di San Martino, che segue lo stesso principio, cioè quello di coinvolgere pubblici variegati. Abbiamo realizzato un allestimento completamente rivisitato, nuovo, che non guarda soltanto alla storia della Marina napoletana, ma prova anche ad approdare a una dimensione più contemporanea attraverso la tecnologia. Abbiamo quindi inserito degli aspetti tecnologici che presenteremo il prossimo venerdì e siamo molto felici di poter proporre questa ulteriore sezione, che era chiusa al pubblico da tanto tempo. Sono molti gli spazi che sono chiusi al pubblico da tempo, per varie ragioni, e speriamo di poterli riaprire quanto prima. Nella sezione navale si parte praticamente dal Seicento e si arriva poi ai tempi moderni. Soprattutto, la posizione di questo spazio espositivo guarda in qualche maniera verso la terrazza panoramica della Certosa, che è un’ottima tribuna per osservare le regate che partiranno proprio il 25 della Coppa America. Quindi siamo contenti di collegare il passato con il presente e con il futuro, con questi yacht volanti che potremo vedere da lì. Anche questa, secondo me, è una modalità di connessione tra l’antico e il nuovo che stimola il visitatore e lo spinge a tornare".

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