Regione Campania, rispunta il condono edilizio: è negli emendamenti di Forza Italia al bilancio

La riapertura dei termini del condono edilizio 2003 in Campania è un sempreverde del centrodestra campano: in questi mesi la proposta è approdata dapprima in Parlamento, quando è stata approvata la manovra finanziaria, poi alle elezioni regionali, proposta del candidato di centrodestra Edmondo Cirielli, infine durante l'approvazione del cosiddetto "milleproroghe" a fine anno. E ora, come un coniglio iperattivo che non ne vuol sapere di restar nel cilindro rifà la sua comparsa durante l'approvazione del bilancio di previsione regionale, il primo della legislatura guidata da Roberto Fico.
L'emendamento è di Forza Italia, a firma del capogruppo Massimo Pelliccia e della consigliera Susy Panico. Chiede di riaprire per 60 giorni i termini per presentare nuove istanze di sanatoria relative agli abusi edilizi del 2003 (dl 269/2003). Si tratta del famoso condono di Silvio Berlusconi che l'allora governatore campano Antonio Bassolino non accettò in Campania e cui non diede seguito.
La relazione illustrativa dei forzisti sostiene di voler "risarcire" i cittadini campani, offrendo loro una nuova finestra temporale per regolarizzare gli immobili abusivi costruiti prima della data individuata dalla legge nazionale e al tempo stesso, far cassa poiché i Comuni incasserebbero gli oneri di urbanizzazione, lo Stato e la Regione le oblazioni, e si allargherebbe la base imponibile per tasse locali come Imu e Tari degli immobili sanati. La maggioranza di centrosinistra si è già dichiarata contro quest'ipotesi in campagna elettorale, difficile che passi anche a questo giro.
Parla sempre di edilizia ma è puramente amministrativo, invece, l'emendamento firmato dal consigliere di "A testa alta" (la lista di Vincenzo De Luca) Luca Cascone, presidente della commissione Urbanistica. Questo secondo emendamento non riapre i termini per nuove domande, ma si limita a prorogare di due anni, dal 31 dicembre 2025 al 31 dicembre 2027 il termine ultimo per definire le istanze di sanatoria già pendenti (relative ai vecchi condoni).
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La motivazione? Sostiene che serve a evitare un contenzioso legale infinito, essendo i Comuni campani in grave ritardo nello smaltimento delle vecchie pratiche di condono; concedere altri due anni serve, secondo Cascone, che firma da solo l'atto, «a favorire la regolarizzazione delle posizioni ancora in istruttoria» e dare certezza giuridica ai procedimenti in corso.