Perché molte persone rimuovono il chip dalla carta di identità: la bufala del tracciamento, anche tramite i gatti
Il chip della carta di identità elettronica consentirebbe non solo di tracciare gli spostamenti di una persona, ma anche di collegarla ad un macro sistema di controllo in cui poi "loro" potrebbero non solo controllare la situazione economica ma anche bloccare qualsiasi acquisto, riducendo alla fame chi non si adegua al "sistema". Se sembra assurdo, è semplicemente perché lo è. Eppure, è una delle teorie che circolano sulle CIE, in quel calderone in cui si ritrovano tutti i cavalli di battaglia della galassia complottista, tra cui 5g, vaccini, turbotumori e scie chimiche. E potrebbero esserci proprio queste teorie dietro il fenomeno su cui stanno indagando i carabinieri: molti cittadini stanno rimuovendo il chip dalla propria carta di identità. Seguendo, in sostanza, i consigli dei guru del "non ce lo dicono".
I casi sono parecchi: quattro scoperti in un solo giorno tra Napoli e provincia. Poi ci sono i precedenti, sempre nel Napoletano, ma praticamente anche in tutta Italia, senza distinzioni tra piccole città e grossi centri urbani. Il sospetto è che questi chip, tagliati via dalla scheda di plastica, possano essere utilizzati anche per commettere truffe, per costruire identità digitali o per "validare" documenti contraffatti.
Ma basta fare un giro sui social per trovare una serie di teorie strampalate che portano spesso allo stesso consiglio: non richiedere la carta di identità elettronica o, se è troppo tardi, rimuovere il chip. Il motivo, appunto, è nel controllo che verrebbe effettuato tramite quel dispositivo. Il ministero dell'Interno dice chiaramente quali sono le informazioni conservate: dati personali, foto e impronte del titolare. Nessun sistema gps che potrebbe "tracciare" gli spostamenti di chi la porta con sé, insomma. E poi ci sono le informazioni che consentono l'autenticazione in Rete per accedere a servizi online.
E proprio quest'ultima parte è al centro delle teorie del complotto. Tramite il chip, il "sistema" vedrebbe "la tua identità specifica, collegata a tutti i tuoi dati personali, sanitari e fiscali". E qui interverrebbe l'Agenzia delle Entrate. Che, incrociando i dati delle spese effettuate col pagamento elettronico e quelli dei redditi dichiarati, controllerebbe se ci sono anomalie.
Proprio in questo progetto rientrerebbero i gatti e i cani. Il microchip obbligatorio non servirebbe per tracciarli, e quindi per una tutela, quella sarebbe soltanto una scusa: il vero scopo sarebbe utilizzare gli animali come primo passo per ricostruire la capacità economica di una famiglia attraverso le spese sostenute per loro.
Qualcuno si spinge anche oltre, descrivendo un futuro distopico: "loro" (leggasi: il Governo, il Nuovo Ordine Mondiale o comunque entità astratte di questo tipo) sarebbero già pronti ad assegnare un quantitativo di Co2 per ogni individuo. In sostanza ogni attività verrebbe misurata in base alla quantità di anidride carbonica che viene prodotta per svolgerla e al cittadino andrebbe un "budget" da rispettare. Gli esempi che vengono riportati sono decisamente esplicativi: se nella stessa giornata hai fatto il pieno all'auto, il supermercato potrebbe vietarti di acquistare il cibo anche se hai i soldi.
Naturalmente, come confermano le operazioni delle forze dell'ordine, rimuovere il microchip è un reato. Molti se ne stanno accorgendo a proprie spese: l'accusa è di "falsità materiale commessa da privato”. E non servirebbe a nulla dire di avere seguito il consiglio di qualche avvocato ben noto nella galassia complottista, che magari si è fatto anche pagare cento euro e oltre per una consulenza online.