Per Fabio Ascione funerali pubblici a Ponticelli: la Questura cambia idea

La Questura di Napoli autorizza i funerali pubblici per Fabio Ascione, il ragazzo di 20 anni incensurato ucciso a Ponticelli il 7 aprile al rientro dal lavoro. Si terranno domani alle 10,39 nella Chiesa di San Pietro e Paolo, come anticipato da Fanpage.it, ed è molto probabile che siano officiati dal Cardinale di Napoli, Don Mimmo Battaglia. Negli scorsi giorni le pubbliche esequie erano state vietate per motivi di ordine e sicurezza pubblica, perché c'era il rischio di possibili rappresaglie, considerata l'alta tensione nel quartiere. Sulla vicenda è montata una grande pressione non solo tra gli abitanti del quartiere, che conoscevano Fabio come un onesto lavoratore, ma anche da parte politica. Oggi è intervenuto Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei deputati, M5S, che ha chiesto pubblicamente i funerali pubblici. Il Questore di Napoli, Maurizio Agricola, ha deciso di autorizzare le pubbliche esequie che si terranno nella giornata di domani.
"Ringrazio il Prefetto Michele di Bari e il Questore Maurizio Agricola – scrive il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi – per aver accolto le tante sollecitazioni provenienti dal quartiere affinché si svolgessero funerali in forma pubblica per Fabio Ascione. L'impegno istituzionale e associativo per Ponticelli è costante, consapevoli che occorrono sforzi ulteriori da mettere in campo".
Sul caso sono un corso le indagini dei carabinieri che, al momento, hanno escluso che l'obiettivo del raid fosse il 20enne, dipendente di una sala bingo a Cercola, colpito da un solo proiettile al torace e morto subito dopo il ricovero al pronto soccorso dell'ospedale Villa Betania. Il ragazzo, come detto era incensurato e non aveva legami con la criminalità organizzata. Fabio Ascione, secondo le ipotesi investigative più consolidate, sarebbe stato vittima di un errore e va considerato a tutti gli effetti una vittima innocente.
Costa (M5S): "Fabio è una vittima innocente"
"Fabio Ascione aveva vent'anni – aveva detto questa mattina il vicepresidente della Camera, Sergio Costa – Lavorava in un bingo a Cercola, faceva turni di notte. Quella mattina voleva solo fermarsi a comprare un cornetto prima di tornare a casa. Lo hanno ammazzato con un proiettile che non era nemmeno destinato a lui. E adesso lo Stato gli nega persino i funerali pubblici. Chiedo che questa decisione venga riconsiderata. Fabio era incensurato, era un lavoratore. La sua famiglia e la comunità di Ponticelli hanno diritto alle lacrime, hanno diritto di piangere il loro ragazzo in modo degno e pubblico. Non si può chiedere fiducia nello Stato a una comunità a cui lo Stato si mostra solo sotto forma di divieto".
"Il Decreto Caivano – aggiunge Costa – è il simbolo di un errore elevato a sistema, che tratta i ragazzi di queste periferie come una minaccia da neutralizzare e non come persone che abitano luoghi da trasformare. Ha ragione. Servono risorse strutturali per il lavoro educativo di prossimità, per la cura dei luoghi e delle relazioni, per modelli nuovi di welfare comunitario. È una battaglia che intendo portare in Parlamento. E qui aggiungo un punto che sento profondamente mio: chi tiene in piedi questi territori ogni giorno non sono i decreti sicurezza". "Sono – conclude il vice presidente della Camera – i professionisti del Terzo Settore: educatori di strada, cooperative sociali, operatori che arrivano dove le istituzioni non arrivano e restano quando i riflettori si spengono. Dico professionisti, non solo volontari: il Terzo Settore è fatto di competenze, metodo, capacità di costruire relazioni che lo Stato da solo non riesce a garantire. Eppure è il grande dimenticato della politica nazionale: sottofinanziato, sovraccarico, chiamato in causa solo quando c'è l'omicidio di turno. La loro professionalità, la loro forza, la loro passione e la loro generosità meritano un investimento stabile e strutturale. Non come emergenza, ma come scelta politica. La morte di Fabio ci obbliga a cambiare strada".