Dopo la morte di Ugo Russo, il quindicenne ucciso da un carabiniere durante un tentativo di rapina, un gruppo di persone si riversò nel Pronto Soccorso dell'ospedale Pellegrini di Napoli e sfasciò tutto quello che capitava a tiro: arredi, apparecchiature informatiche, macchinari. Oltre diecimila euro di danni in pochissimi minuti, senza contare i disagi causati alla necessità di chiudere i locali in piena emergenza Covid. Per quella vicenda le indagini hanno accertato che i partecipanti al raid erano parenti e conoscenti di Ugo Russo, finiti alla sbarra con l'accusa di devastazione nell'inchiesta condotta dai pm Antonella Fratello, Enrica Parascandolo e Urbano Mozzillo.

All'assalto, nella notte tra il 29 febbraio e il 1 marzo, presero parte decine di persone, non tutte sono state ancora individuate. Avvenne quando si diffuse la notizia che Ugo Russo era deceduto. Sempre quella notte, poco dopo, gli spari contro la Pastrengo. Per gli imputati ieri la Procura di Napoli ha chiesto pene dai 5 ai 9 anni. Nel dettaglio, sono stati chiesti 9 anni per Giovanni Grasso, 8 anni per Gennaro Mancini, Michele Incoronato, Salvatore Mazzocchi, Lucia Palumbo, Maria Pia Russo e Salvatore Grasso; 5 anni per Vincenzo Sammarco; gli ultimi due sono accusati del raid contro la caserma Pastrengo, sede del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli, contro cui furono esplosi dei colpi d'arma da fuoco.

Dopo la richiesta delle pene da parte della Procura si attendono le conclusioni delle parti; gli imputati sono difesi dagli avvocati Tiziana De Masi, Giuseppe De Gregorio e Leopoldo Perone (giudice Enrico Campoli). Si attendono ancora, invece, gli esiti delle consulenze disposte per chiarire la dinamica della rapina e della morte di Ugo Russo (inchiesta condotta dai pm Simone De Roxas e Claudio Siragusa).