«Per l'autopsia c'era un termine di 90 giorni, che sono 3 mesi. Adesso siamo a 6 mesi e non sappiamo niente». Vincenzo è il padre di Ugo Russo, il 15enne che lo scorso 1 marzo, è morto durante un tentativo di rapina. Dal primo momento il papà del ragazzo ha condannato quel gesto che però, ha più volte spiegato, non può costare la vita a un ragazzo. Quando racconta a Fanpage.it che dopo 6 mesi dalla notte in cui suo figlio ha perso la vita, nessuno conosce il risultato dell'esame autoptico, sta pregando per la prima volta nella cappella dedicata a Ugo, nel cimitero di Poggioreale.

Eppure, si chiede la famiglia Russo, quel risultato chiarirebbe una volta e per tutte la dinamica di quella notte. Secondo alcune testimonianze raccolte da Fanpage.it, Ugo era sì armato ma di una pistola giocattolo. Quella notte, a via Orsini, quando ha puntato la pistola contro il carabiniere, Ugo non era solo ma insieme a un 17enne. Il giorno dopo  sono due le versioni che si andranno a delineare. Il carabiniere, dopo aver visto la pistola puntata mentre è a bordo della sua auto insieme a una ragazza, spara ma, secondo la versione fornita dall'Arma, dopo essersi qualificato. Il 17enne invece, sostiene che il militare che era fuori servizio, abbia sparato senza qualificarsi, fingendo di dargli l'orologio.

L'uomo ora è indagato per omicidio volontario. Proprio l'autopsia, spiega Vincenzo Russo il papà di Ugo, è fondamentale per capire se sia trattato di legittima difesa o se il carabiniere si sia spinto oltre. Secondo alcune testimonianze raccolte da Fanpage.it i colpi di pistola sparati sono stati 4. I primi due colpi avrebbero raggiunto Ugo alla parte alta del petto. Un altro gli avrebbe trapassato il casco colpendolo alla nuca (nella regione occipitale).  "Vogliamo la verità". Qualunque sia, chiedono i familiari del 15enne. Dopo la morte di Ugo, ci sono stati anche degli arresti all'interno della sua famiglia per la devastazione dell'ospedale Pellegrini, dove il ragazzo è morto e per i successivi spari contro la caserma Pastrengo. «Era giusto fosse fatta chiarezza per quegli episodi», spiega Vincenzo che chiede solo la verità, mentre racconta che proprio questi due episodi sono stati da lui condannati nelle ore successive. Ma ora la famiglia Russo chiede verità. Qualunque essa sia.