Omicidio Umberto Catanzaro, l’avvocato Pisani: “Ormai questi agguati non fanno notizia”
No all'esclusione dell'aggravante della premeditazione nell'omicidio di Umberto Catanzaro, il 23enne ferito e ucciso un anno fa a Napoli in un agguato. Lo ha deciso il giudice Gabriella Logozzo, che nell'aula 710 del Tribunale di Napoli si è anche riservata la decisione sulla data di inizio del processo, verosimilmente in Corte d'Assise. La famiglia della giovane vittima chiede "giustizia e pene severe".
Il giovane sarebbe stato ucciso per errore: l'obiettivo, infatti, era un altro ragazzo. Umberto Catanzaro venne raggiunto da colpi di arma da fuoco il 15 settembre 2025, restando gravemente ferito e morendo il 17 novembre successivo, dopo due mesi in ospedale. A processo sono finiti i due maggiorenni del gruppo, un uomo di 46 anni ed una ragazza di 21: il primo accusato di essere uno degli esecutori materiali dell'omicidio, la seconda di aver dato supporto logistico a due minorenni che giunsero sul luogo dell'agguato in ritardo. L'agguato sarebbe scaturito per motivi "sentimentali": al 46enne vengono contestati anche altri reati, l'usura, la ricettazione, la detenzione di armi rubate, l'evasione dagli arresti domiciliari e lo spaccio di stupefacenti in concorso.
"Ormai l'esecuzione con il metodo mafioso e per futili motivi di un 23enne ormai non fa più notizia", commenta l'avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia della giovane vittima, "malgrado si tratti di un fatto di una gravità inaudita: era una promessa del calcio ma qui rischiamo di perdere tutti la partita più importante, quella per la tutela dei giovani di questa città". Anche i genitori si schierano "affinché queste vicende non accadano più. Era un ragazzo innocente ed è morto senza un motivo a soli 23 anni, non accettiamo nessuno sconto di pena".