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Neve a Napoli, quali sono le condizioni climatiche per una nevicata sulla città

A Napoli la neve non è un evento rarissimo, ma le condizioni per accumularsi in bassa quota sì. Cosa “serve” per vedere una nevicata in città: l’ultima nel 2018.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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L’ultima nevicata a Napoli nel 2018, il 27 febbraio
L’ultima nevicata a Napoli nel 2018, il 27 febbraio

A Napoli la neve è meno rara di quello che si pensa. Sebbene l'immagine-stereotipo sia quella della città dove il sole ci sia 365 giorni l'anno, in realtà il freddo è ben presente e anche la neve è ben presente nel retaggio culturale napoletano. Nel secolo appena trascorso, le nevicate hanno fatto la storia in alcune date rimaste simboliche nell'immaginario partenopeo. Se il record, accertato, è addirittura precedente (27-30 dicembre 1788, con 40 centimetri di neve), alcune date moderne sono entrate nel linguaggio comune di tutti i giorni. Tuttavia, le condizioni climatiche che possano portare la neve a Napoli, esclusi ovviamente cataclismi mondiali, sono ancora oggi difficili (ma non impossibili) da realizzare.

Le storiche nevicate del XX secolo

La "nevicata" per antonomasia, a Napoli, resta quella del febbraio 1956: un po' perché documentata da foto e video grazie alla tecnologia ormai pienamente diffusa, ma anche perché nei nonni della generazione millennial, l'espressione "la neve del '56" è stata usata a lungo per indicare appunto qualcuno di inatteso e improvviso, come fu appunto quella nevicata che permetteva addirittura di sciare in Piazza del Plebiscito, scendendo via Cesario Console che si era trasformata in un'autentica "pista" verso il mare. Nevicate più recenti appartengono al nuovo Millennio: il 27 febbraio del 2018, la neve cadde copiosa, per i parametri napoletani, un po' ovunque: 5 centimetri sulla costa, oltre i 10 centimetri al Vomero, quasi 20 centimetri sulla collina dei Camaldoli.

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Le condizioni per la neve a Napoli città

Napoli è città "sparpagliata": nata su uno strapiombo sul mare (il Monte Echia, come Parthenope) e rifondata su una piana obliqua in discesa (l'attuale Centro Storico, come Neapolis), col tempo ha occupato tutte le colline di varie altezze che la circondavano. Questo rappresenta, dunque, una serie di microclimi presenti nella stessa città che rende quasi impossibile stabilire un clima omogeneo: tra la collina dei Camaldoli (la più alta) e quella del Vomero la differenza di temperature è spesso di 4-5 gradi. E dal Vomero alla costa, di altri 3-4 gradi. Questo comporto che se un napoletano in zona Porto può girare in primavera in camicia senza problemi per i 20 gradi del Lungomare, al Vomero farà meglio a portarsi la giacca, mentre ai Camaldoli gli converrà indossarla per certo. Anche le temperature sono "anomale", proprio per il suo carattere collinare: il valore massimo mai registrato è di 40 gradi, raggiunto il 4 agosto 1981, mentre il più basso è -5,7 gradi l'8 gennaio del 2017, ironicamente un anno prima del ritorno della neve a bassa quota.

Neve che, per cadere a bassa quota (in piccole quote non è raro vederla sulla già citata collina dei Camaldoli praticamente tutti gli anni), ha bisogno di alcune condizioni: una irruzione improvvisa di aria fredda, con un vortice polare che "irrompe" sul Mar Mediterraneo dove invece si stanno già creando i presupposti per la pioggia. Se questa "incrocia" un vortice di bassa pressione e la giusta quota di umidità, a quel punto per la neve basterà la "scintilla": ovvero lo zero termico. E qui entra in gioco il già citato vortice polare. Questi elementi, combinati tra loro, garantirebbero la neve anche a bassa quota. Ed ovviamente, più saranno "forti" (ovvero, più saranno alti i rispettivi valori) e più neve cadrà. Ma qui si va nel campo delle supposizioni.

Il fattore "sorpresa" unico imprevedibile

Ovviamente, possono esserci anche fattori imprevedibili su larga scala: nel dicembre del 1788, a Napoli caddero per quattro giorni oltre 40 centimetri di neve in zona Porto, una delle nevicate più "sostanziose" di sempre. Ma fu appunto un evento dovuto ad un'annata di freddo anomalo che interessò l'intero pianeta e che in Italia, oltre a portare neve alpina su Napoli, trasformò Venezia in un'isola ghiacciata e con un temperature in zona padana sotto di quasi venti gradi. Ma fu appunto il prodotto di un'ondata di gelo in tutto il mondo, causata (sembrerebbe) da una serie di attività vulcaniche particolarmente intense.

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