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11 Ottobre 2021
9:33

Napoli sommersa dai cumuli di rifiuti: c’è lo sciopero dei netturbini

Tornano i cumuli di rifiuti a Napoli. La città questa mattina si è risvegliata sommersa da montagne di spazzatura non raccolte, dalla periferia al centro storico, fino al Lungomare. Da questa notte, infatti, è scattato lo sciopero di 24 ore degli addetti di Asìa, la società dell’igiene urbana di proprietà del Comune di Napoli.
A cura di Pierluigi Frattasi
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Tornano i cumuli di rifiuti a Napoli. La città questa mattina si è risvegliata sommersa da montagne di spazzatura non raccolte, dalla periferia al centro storico, fino al Lungomare. Da questa notte, infatti, è scattato lo sciopero di 24 ore degli addetti di Asìa, la società dell'igiene urbana di proprietà del Comune di Napoli. Una prima grana per il neo-sindaco Gaetano Manfredi, che però nulla ha potuto fare per mediare con i sindacati, poiché non si è ancora insediato a Palazzo San Giacomo – lo farà probabilmente nel corso della settimana, non appena ci sarà la proclamazione da parte della Corte d'Appello di Napoli del nuovo consiglio comunale. Stanotte l'adesione allo sciopero è stata massiccia e anche il turno della mattina ha visto ampia partecipazione dei lavoratori. Un triste risveglio, insomma, per i napoletani, ai quali i cumuli di immondizia per strada ricordano la crisi dei rifiuti del 2006-2008, quando le montagne di spazzatura arrivavano fino ai primi piani dei palazzi.

Ma perché i sindacati di Asìa hanno proclamato lo sciopero? L'agitazione è stata proclamata dalle sigle sindacali Fp Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti e Fiadel e dalle sigle autonome Flia e Servizi e Filas. Tra i motivi, "personale sempre più anziano, oramai ridotto ai minimi termini – è scritto in un comunicato – e viene costretto a sopperire a gravi carenze di organico con aumenti sproporzionati e intollerabili dei carichi di lavoro. Diversi servizi nelle Unità Operative dislocate sul territorio cittadino sono drasticamente ridotti o del tutto soppressi. La città è sempre più sporca e finanche nel periodo estivo non c'è stata la capacità o la volontà di sostituire i lavoratori in ferie, arrecando un ulteriore danno d'immagine”.

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