Napoli, scoperto il sistema dei droni potenziati per portare droga e telefoni in carcere: 3mila euro a viaggio

Inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e dei carabinieri a Napoli scopre il sistema dietro il fenomeno dei droni utilizzati dalla criminalità per portare droga e telefonini ai detenuti in carcere. Ai piloti compensi fino a 3mila euro a viaggio.
A cura di Pierluigi Frattasi
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Scoperto il sistema dietro il fenomeno dei droni potenziati per portare droga e telefoni illegalmente nelle carceri di Poggioreale e Secondigliano a Napoli. I velivoli modificati per renderli più resistenti, in grado di attraversare le no fly zone e trasformarli in corrieri volanti invisibili agli occhi delle forze dell'ordine. Ai piloti compensi fino a 3mila euro a viaggio. E c'è chi si è vantato, tra i dronisti, nelle intercettazioni di guadagnare addirittura 10mila euro al giorno. È quanto hanno scoperto i carabinieri e la Direzione Distrettuale Antimafia nell'inchiesta che ha svelato i segreti dietro i viaggi dei droni della criminalità e della camorra negli istituti di pena napoletani.

Il caso dei velivoli fuori rotta ha svelato il fenomeno

Dal cielo alle celle. Le nuove frontiere hi-tech della criminalità svelate dalle inchieste e dai velivoli "fuori rotta". Un fenomeno che purtroppo è molto diffuso e non è limitato solo a Napoli, ma si riscontra anche in altri istituti penitenziari della Campania. Il corriere volante è diventato ormai un mezzo abituale per la criminalità per trasportare smartphone e droga illegalmente nelle carceri. Al drone viene legato un filo di nylon al quale viene attaccata una busta. In un caso a Poggioreale, all'interno sono stati trovati 3 smartphone, 200 grammi di hashish e circa 4 di crack. È l’ultima spedizione finita fuori rotta, in strada e poi nelle mani nei Carabinieri piuttosto che in quelle di detenuti dell'istituto di pena napoletano. L’ennesimo rinvenimento nell’area che circonda il carcere a ridosso del Centro Direzionale. Non un episodio isolato, come detto, ma un indicatore chiaro di un fenomeno strutturato, secondo gli investigatori. L’uso dei droni, spiegano, è sempre più sistematico e consente alla criminalità di aggirare le misure di sicurezza penitenziaria e mantenere collegamenti illeciti con l’interno degli istituti.

Il sistema organizzativo dietro i droni nelle carceri

Le forze dell'ordine, dopo accurate indagini, sono riuscite a far emergere un sistema ben collaudato sul piano organizzativo. "Un drone recuperato con droga o telefoni – chiariscono i militari dell'Arma – oppure caduto durante il tragitto, dimostra che esiste una filiera capace di programmare il volo, predisporre il carico, scegliere i punti di decollo e sfruttare le vulnerabilità del contesto carcerario".

I velivoli modificati e potenziati per renderli invisibili

Già diverse inchieste dei Carabinieri, coordinate dalla DDA di Napoli, hanno documentato un sistema di introduzione di cellulari e stupefacenti nelle carceri attraverso i droni. E qui è emersa la capacità di modificare i velivoli per aumentarne prestazioni, carico utile e possibilità operative, fino a rendere più difficile il controllo dei sorvoli illeciti. Droni potenziati, capaci di volare più in alto del normale e utilizzare carichi appesi con fili trasparenti o contenitori scuri. Tutti elementi funzionali a ridurre visibilità e tracciabilità operativa. Caratteristica comune a tutti i dispositivi è quella di aggirare le no-fly zone e superare limiti operativi ordinari. I voli sono condotti di notte. Secondo quanto documentato dagli investigatori, questi velivoli decollerebbero dai terrazzi dei palazzi o da zone vicine alle carceri. I dronisti tenderebbero a cambiare spesso il luogo di partenza, per depistare gli investigatori.

Ai dronisti professionisti 3mila euro a viaggio

Rilevanti anche le figure professionali dei piloti o “dronisti” specializzati, persone con competenze specifiche chiamate a governare i voli e a rendere possibile la consegna del carico. Secondo quanto ricostruito nelle inchieste di DDA e Arma, si tratta di un ruolo ben remunerato: in un caso si parla di compensi tra 700 e 800 euro per operazione, in altri di 3mila euro a viaggio, mentre in un’intercettazione un pilota avrebbe vantato guadagni fino a 10 mila euro al giorno. Questo sistema, come detto, è stato documentato dagli investigatori per le carceri di Poggioreale e Secondigliano, dove si sono registrati sequestri e rinvenimenti. In pratica, droni finiti fuori rotta, schiantatisi o intercettati dalle forze dell'ordine. È stato quindi accertato l'uso di droni modificati, piloti specializzati e logistica flessibile. Questo dimostrerebbe, secondo la Dda, che la camorra starebbe aggiornando i propri strumenti per superare distanza, muri e controlli.

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