Morte di Domenico, l’avvocato Petruzzi: “Non ho quote sul risarcimento”. E la mamma lo difende

"Nelle ultime ore sono stato oggetto di una significativa esposizione mediatica e di una intensa ondata di reazioni sui social network, conseguenti ad alcune mie considerazioni in ordine al risarcimento che potrebbe spettare alla famiglia Caliendo e voglio sottolineare che non ho mai fatto ricorso a pattuizioni di quota lite, né nel caso in esame né in altri numerosi procedimenti seguiti nel tempo". A parlare è l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e 4 mesi, trapiantato con un cuore bruciato dal ghiaccio secco all'Ospedale Monaldi di Napoli e morto dopo 60 giorni di agonia.
Per la morte del bimbo c'è un'inchiesta della procura di Napoli con 7 indagati, mentre la famiglia ha avanzato richiesta di risarcimento da 3 milioni di euro all'ospedale, in sede civile stragiudiziale. Nelle settimane frenetiche tra aule di tribunale e dirette tv, l'avvocato Petruzzi è stato oggetto di pesanti attacchi, anche da parte di colleghi del foro di Napoli, ricevendo critiche per le ospitate e il modo di svolgere la professione, per le quali il legale si è difeso. La famiglia del bimbo, però, ha sempre confermato la fiducia nel proprio avvocato. In una lettera di Patrizia Mercolino, mamma di Domenico, pubblicata sulla pagina social di Petruzzi, la donna non solo lo ringrazia "per il lavoro straordinario che sta facendo, ma per l'umanità che ha dimostrato ogni giorno, nei miei confronti e nei confronti della mia famiglia".
L'avvocato: "No a critiche strumentali"
L'avvocato interviene con una nota, dopo le polemiche, per chiarire la situazione: "Il tema del risarcimento del danno – scrive Petruzzi – specie in ambito di responsabilità sanitaria, è materia di assoluta delicatezza, che richiede rigore giuridico, senso delle istituzioni e rispetto per tutte le parti coinvolte. Proprio per questo, sorprende che il dibattito si sia spostato su presunti profili di deontologia professionale, spesso evocati in modo improprio e, talvolta, strumentale. È necessario affermare con nettezza che la deontologia forense non può essere richiamata in modo selettivo o, peggio, utilizzata come strumento polemico. Essa costituisce il fondamento dell’esercizio della professione e impone coerenza, trasparenza e correttezza sostanziale, non solo formale. In tale prospettiva, preme evidenziare che questa difesa, diversamente da quanto avviene nel settore della responsabilità medica, non ha mai fatto ricorso a pattuizioni di quota lite, né nel caso in esame né in altri numerosi procedimenti seguiti nel tempo. Si tratta di una scelta precisa, ispirata al rispetto rigoroso dei principi deontologici".
"È noto, tuttavia – conclude – che pratiche di segno diverso risultano diffuse tra operatori del settore, nonostante pongano rilevanti criticità sotto il profilo normativo e deontologico. Pertanto, appare quantomeno opportuno che chi oggi invoca la deontologia rivolga anzitutto tale richiamo a sé stesso, evitando valutazioni parziali o non pienamente consapevoli. Il rispetto della deontologia impone serietà, equilibrio e responsabilità”. L’avvocato Petruzzi conclude restando “disponibile a ogni confronto nelle sedi competenti, ove si ritenga necessario approfondire".
Mamma Patrizia difende il legale: "Ha dimostrato umanità"
La famiglia del bimbo, come detto, fa quadrato attorno al suo avvocato. In una accorata lettera, Patrizia Mercolino gli conferma la fiducia: "Fin dal primo momento, ha scelto di starmi accanto senza mai voltarsi dall'altra parte. La prima persona che sento di dover ringraziare, prima ancora che come professionista come essere umano, è il mio avvocato, Francesco Petruzzi. È stato la prima persona in assoluto che mi ha creduta, che mi ha ascoltata e che mi ha sostenuta senza condizioni. Ma soprattutto è stato la prima persona che non ha mai deciso per me. Ogni scelta, ogni passo, ogni decisione è sempre partita da me. lo dicevo: "Voglio fare cosi", e lui, senza esitazione, senza mai frenarmi, mi rispondeva: "Va bene, lo facciamo". E lo faceva davvero. Subito. Senza perdere tempo, senza dubbi, senza farmi sentire sola neanche per un secondo. Ci sono stati momenti in cui non servivano nemmeno le parole: bastava guardarci negli occhi per capirci. E questo, in una storia come la nostra, vale più di qualsiasi competenza".
Parole di stima che la donna ha ribadito per due volte, ringraziando il legale "per l'umanità che ha dimostrato ogni giorno, nei miei confronti e nei confronti della mia famiglia. Negli ultimi tempi si è preso sulle spalle anche il mio lavoro, per permettermi di respirare almeno un po', non tanto fisicamente quanto mentalmente. Non mi ha mai mollata. Non mi molla ancora oggi. Va avanti, anche quando tutto sembra difficile, anche quando ci sono ostacoli, pressioni, attacchi. Continua a combattere con una forza che non è solo professionale, ma profondamente umana. E io questo non lo dimenticherò mai". Infine, nella lettera, un pensiero anche al medico legale, Luca Scornamiglio, "per noi molto più di un professionista". "Un punto di riferimento, una guida, una presenza costante. Una persona che ci ha dato consigli non solo con la testa, ma con il cuore, come farebbe un fratello. In ogni momento difficile è stato li, con la sua competenza ma anche con una sensibilità rara, aiutandoci a capire, a scegliere, a non sentirci mai completamente persi".