“Io e mia moglie, entrambi operatori socio-sanitari al Vecchio Pellegrini di Napoli, bloccati a casa a causa dei ritardi per i tamponi da Covid. Io sono positivo asintomatico da 21 giorni e sono in attesa del terzo tampone che non arriva. Ma il problema maggiore è per mia moglie, risultata negativa al tampone il 5 ottobre, ma costretta a casa dalla mia positività perché non le fanno il secondo tampone di controllo. Il medico di famiglia non può richiederlo perché sulla piattaforma non è possibile caricare il secondo tampone per chi è risultato positivo al primo”. È disperato Gennaro De Luca, padre di famiglia con due figlie e residente a Secondigliano. Assieme alla moglie lavora all'Ospedale Vecchio Pellegrini della Pignasecca, al centro storico di Napoli, come operatore socio-sanitario per un consorzio privato. “Ma dalla fine di settembre – racconta a Fanpage.it – per la nostra famiglia è iniziato un calvario da reclusi in casa, anche se nessuno di noi ha sintomi”.

Come ha scoperto di essere positivo al Covid19?

“Sia io che mia moglie lavoriamo al Pronto Soccorso dell'Ospedale Vecchio Pellegrini come Oss, dove pure ci sono stati diversi casi di Coronavirus. Il sistema sanitario giustamente deve curare tutti, ma al Pronto Soccorso non siamo un Covid Center, io non avevo tuta da biocontenimento, ma solo una mascherina FFP2, guanti e camice. Dopo aver avuto un contatto con un positivo, l'ospedale mi ha chiesto di fare il tampone. L'ho eseguito il 29 settembre scorso e il 30 settembre ho ricevuto il risultato di positività. Da allora ho osservato la quarantena a casa, anche se sono sempre stato asintomatico”.

Ha fatto qualche cura?

Niente, mi hanno consigliato solo di assumere Tachipirina se si fosse presentato qualche dolore alla testa o alla schiena. Ho atteso il termine della quarantena. All'epoca non era ancora stato pubblicato il DPCM del 13 ottobre che ha portato a 21 giorni il limite dell'isolamento per gli asintomatici. Poi, il 15 ottobre, mi hanno fatto il secondo tampone. È venuto a casa personale dell'Asl. Il giorno dopo ho ricevuto il risultato del tampone che ha confermato che sono positivo al Coronavirus, anche se resto asintomatico. A questo punto dovevo restare altri 7 giorni a casa in isolamento”.

Poi che è successo?

“Lunedì il mio medico curante ha fatto la richiesta del terzo tampone. Ma finora nessuno si è fatto sentire. Io ho già fatto 21 giorni di quarantena e secondo il DPCM posso uscire. Il problema più grave però riguarda mia moglie. Lei ha fatto il primo tampone il 5 ottobre, risultando negativa. E da allora, ciò nonostante, è costretta a restare in casa e non può andare a lavoro, a causa della mia positività”.

Perché?

“Abbiamo chiamato l'Asl inizialmente che ci ha detto che mia moglie poteva uscire. Poi, però, abbiamo chiamato al numero verde 1500 nazionale dove hanno detto che invece mia moglie non può uscire di casa, perché io sono positivo, ma deve ripetere il tampone. A questo punto abbiamo avvisato il medico di famiglia, che però non riesce più ad entrare nella piattaforma regionale per chiedere il secondo tampone per mia moglie, perché al primo è risultata negativa. Alcuni mi hanno suggerito di farlo al centro privato, ma non è possibile che il sistema sanitario pubblico si blocchi così”.

Adesso come state vivendo?

“Siamo tutti e quattro chiusi in casa. Io isolato in una stanza. Esco solo per andare in bagno. Le mie due figlie non vanno a scuola dal 29 settembre. La prima alle superiori e la seconda alle elementari. Le abbiamo ritirate quando abbiamo appreso della mia positività, comunicandolo agli istituti. Adesso non so se da lunedì manderò la piccola in classe. Mia moglie non può andare a lavorare anche se è negativa perché è in attesa del secondo tampone che però non si può fare. Non sappiamo più cosa fare. Per fortuna abbiamo delle persone e dei parenti che ci aiutano per fare la spesa o buttare la spazzatura. Ma ci sentiamo ingiustamente in carcere”.