Lorenzo è un neodiciottenne, maturando di un liceo scientifico napoletano. Ha scritto una lettera al ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi sulle prove Invalsi (acronimo di Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) che sono quei contestatissimi test sottoposti ogni anno a tutti gli studenti italiani delle classi previste dalla normativa, anche agli allievi delle scuole secondarie superiori.

Caro Ministro,
Le scrivo questa lettera per motivare il mio dissenso: lasciare in bianco le prove Invalsi.

Sono un maturando di un liceo scientifico, eccello in ogni disciplina. Cerco di osservare e criticare il sistema scolastico italiano (spero bene), riscontro varie problematiche, condivido le mie posizioni e trovo dialogo (critica costruttiva).

Quali sono le prospettive per uno studente modello? Innumerevoli, senz'altro, tuttavia poco stimolanti, in un sistema dove tutto è determinato e prende le sembianze di un ufficio. Se non fosse per le tante persone che si incontrano, per la grande socializzazione, l'interesse andrebbe scemando. Se non vi è piacere per lo studio, passione, dedizione, come si può suscitare tutto ciò negli studenti nelle condizioni attuali?

Un sistema che non valorizza l'individuo, bensì il numero, in un processo negativo di alienazione, in cui la soddisfazione per il raggiungimento degli obiettivi non è sempre appagata. Una corsa per accalappiarsi un punto, un voto in più, che alla fine del percorso non ha senso. Una corsa verso una competizione distruttiva.
Ritengo che le Invalsi non siano la soluzione migliore, non adatta nemmeno per la situazione attuale emergenziale.

Non si deve assolutamente centralizzare l'istruzione; raccogliere dati oggettivizzando il rendimento medio degli studenti italiani in base a pochi parametri non è da meno: l'apprendimento, l'efficienza della scuola italiana, ed anche la sua efficacia, sono determinate da numerosi fattori (ad esempio l'ambiente urbano, familiare, scolastico). Come si può mai separare una valutazione dal contesto da cui viene estrapolata?

Come se tutto ciò fosse avulso dalle condizioni che necessariamente influenzano il risultato complessivo: basti pensare ai numerosi studenti che hanno vissuto e che vivono un disagio pressante ed esclusivo, che con la pandemia in corso sta acuendosi.

Ed è proprio in questo periodo che le Invalsi perdono ancor più valore: perché dover misurare ed ottenere una valutazione quando la stessa è stata strettamente influenzata dalla pandemia e dalla DAD?

Se prima erano numeri, ora sono avatar, icone separate. Il disagio giovanile era già presente, ora si è affermato. Non si poteva fare altro durante la pandemia, la DAD è stata una scelta obbligata, tuttavia non è stato posto accento in particolar modo ai giovani.

Se ci fossero azioni mirate e che le Invalsi possano guidare, allora andrebbe anche bene. Non conosco perfettamente il meccanismo messo in moto dopo le Invalsi, ma le azioni nelle scuole sono vane, per quanto evidenti. Nel momento in cui, però, ciò non accade, allora esse perdono importanza: a cosa serve ottenere quel numero quando non si può andare a ritroso per comprenderne i motivi, cosa non ha funzionato, cosa c'è che non va nella scuola? Il numero è solo indicativo, generale e non specifico. Le prove palesano solamente che vi sono problemi preesistenti e talloni d'Achille.

Le risorse vengano indirizzate bene, verso quegli istituti che sono fatiscenti, verso il rafforzamento delle istituzioni laddove sono più fragili. Ecco cosa Le propongo, anche nel concreto: innanzitutto bisogna avvicinarsi alle persone, agli studenti stessi che rappresentano e sono la scuola, da cui usciranno non solo lavoratori, ma cittadini e soprattutto esseri umani.
Se è arrivato fin qui, La ringrazio vivamente.

Non ritengo che le Invalsi siano il mezzo corretto, poiché una statistica non potrà essere il tramite per raggiungere il fine volto a riformare e a rifondare il sistema scolastico. Che si dia importanza alle istituzioni locali, che si guardi fuori, all'estero, si analizzino gli altri modelli, ma che si guardi anche dentro e si comprenda che la realtà scolastica è il perno della società.

Noi studenti siamo il futuro, la certezza della nazione. Noi, divoratori di conoscenza, colmi di gioia, felicità, speranza e riscatto. Per il bene collettivo e il benessere di tutti. L'istruzione è fondamentale, sfruttiamo appieno e nel modo giusto i mezzi a nostra disposizione.

Lorenzo