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Licenziata dalla scuola Giusy Giugliano, l’ex bidella pendolare arrestata per stalking: sentenza confermata in Appello

La Corte d’Appello conferma il licenziamento di Giuseppina Giugliano: certificato medico tardivo e congedo per assistenza allo zio senza requisiti.
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Giusy Giugliano
Giusy Giugliano

La Corte d'Appello di Napoli oggi mette la parola fine al processo per il licenziamento di Giusy Giugliano, classe 1993, nota come la «bidella pendolare» che sosteneva di coprire ogni giorno in treno il tragitto Napoli-Milano, pur di andare a lavorare in un liceo nel capoluogo lombardo, vicenda poi parzialmente sconfessata dai fatti.

La storia di Giusy ha avuto di recente quello che nelle serie tv si chiama «plot twist», un colpo di scena: trasferita in provincia di Napoli, è stata licenziata dal suo ruolo di personale Ata, poi addirittura arrestata per stalking. Stalking non ad una persona qualunque, bensì ad un altro personaggio molto noto, ovvero Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell'istituto in cui lavorava la giovane, il "Francesco Morano" di Caivano. Carfora è la donna la cui storia ha ispirato la fiction "La Preside" con Luisa Ranieri, trasmessa dalla Rai e ora disponibile su Netflix.

Al licenziamento Giugliano aveva opposto ricorso e ora, apprende Fanpage, il secondo grado di giudizio le è avverso. Dunque brutte notizie per la collaboratrice scolastica in assegnazione provvisoria dal 1° settembre 2023 al "Morano". La sentenza è stata pronunciata il 26 febbraio scorso dalla sezione Lavoro della Corte d'Appello di Napoli, presidente Anna Carla Catalano, relatrice Rosa Cristofano.

Questi i fatti: al centro del contenzioso c'erano 16 giorni di assenza, tra il 17 gennaio e il 1° febbraio 2024. La lavoratrice aveva chiesto il congedo biennale ex legge 104 per assistere lo zio malato, ma l'autorizzazione non era ancora arrivata quando si è assentata. Il 6 febbraio scatta il procedimento disciplinare presentato dall'ufficio della preside Carfora; il 7 marzo arriva il licenziamento con preavviso. Successivamente, il ministero concede il congedo dal 7 marzo al 31 agosto. Ma il 7 maggio lo revoca per carenza dei requisiti.

In appello, Giugliano, difesa dall'avvocata Veronica Ascolese, aveva spiegato che quelle assenze erano coperte da malattia e depositato un certificato medico datato 22 gennaio 2024. Aveva anche mostrato che per mero errore materiale il suo medico curante non aveva trasmesso il certificato all'Inps. Per i giudici, però, è tardi. Il documento, sostengono, è una «prova nuova» inammissibile nel rito del lavoro e, comunque, risulterebbe contraddetto dagli atti: il 24 gennaio la dipendente scriveva via mail di essere in congedo dal 22 gennaio al 3 agosto, versione incompatibile con l'assenza per malattia. La Corte nel dispositivo sottolinea anche l'obbligo del lavoratore di verificare l'invio tempestivo del certificato all'istituto di previdenza.

Respinta pure la censura sulla revoca del congedo per assistenza al familiare disabile. Lo zio assistito, inabile dal 2004, è parente di terzo grado e convive con madre e sorella. Le sole dichiarazioni di indisponibilità – madre anziana e sorella lavoratrice autonoma – non provano patologie invalidanti dei conviventi, requisito richiesto dalla norma. Per la Corte, allegazioni «parziali e prive di riscontro probatorio». Conclusione: appello rigettato, sentenza di primo grado confermata. Spese del secondo grado a carico dell'appellante. Ora la donna dovrà affrontare l'altro lato della sua situazione, quello penale.

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