L’eliporto Le Tore a Sorrento costruito in area protetta e con abusi insanabili: sequestrato da Finanza e Capitaneria di Porto

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L'eliporto di Le Tore sequestrato dalla Guardia di Finanza e dalla Capitaneria di porto
Sequestrato il cantiere dell’eliporto Le Tore a Sorrento. Denunciati dirigente e funzionario comunali. Per la procura è stato costruito in un’area protetta e con abusi.

Sequestrato l'eliporto Le Tore di Sorrento: costruito in un'area protetta e sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale e con la presenza di abusi considerati insanabili. Per il cantiere sono scattati i sigilli. Il Roan di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura della Repubblica, guidata dal procuratore Nunzio Fragliasso, per evitare l'aggravamento delle conseguenze dei reati, trattandosi di opere abusive, non ultimate, in zona sottoposta a vincoli nel Comune di Sorrento. Denunciati anche due responsabili: un dirigente e un funzionario dei Lavori Pubblici del Comune di Sorrento. Il blitz è scattato questa mattina ed ha visto il coinvolgimento della Capitaneria di porto – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia e della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Napoli. I reati contestati riguardano la materia urbanistica e paesaggistica,

Le indagini si sono avvalse di una consulenza tecnica ed hanno permesso di accertare diverse presunte irregolarità negli interventi di riqualificazione ancora in corso del complesso eliportuale "Le Tore". Tra questi, un intervento in un'area costituente porzione di una particella rientrante, per la quasi totalità, all'interno dell'area naturale protetta dei siti della Rete Natura 2000, classificata quale Zona Conservazione Speciale "ZSC – IT8030006 – Costiera Amalfitana tra Nerano e Positano, istituita ai sensi della Direttiva Habitat n. 92/43/CEE, gestita dall'Ente Parco Regionale dei Monti Lattari. In una zona individuata come Sito di Importanza Comunitaria, sottoposta a vincolo paesaggistico – ambientale, idrogeologico, in un'area caratterizzata da un grado medio di pericolosità per eventi franosi, dalla presenza di una pluralità di manufatti abusivi, acquisiti al patrimonio comunale. Nonché sulla scorta di una Conferenza dei Servizi semplificata avente carattere decisorio, per gli inquirenti "invalida e illegittima". Infine, "in assenza di un valido titolo abilitativo e della valutazione di incidenza ambientale (VIncA) prevista dal Dpr 357/1997 da parte della Regione Campania e in assenza dell'autorizzazione paesaggistica in area dichiarata di notevole interesse pubblico.

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L'eliporto di Le Tore sequestrato dalla Guardia di Finanza e dalla Capitaneria di porto

Per la Procura serviva la Vinca

La consulenza tecnica, così come evidenziato dalla Regione Campania, ed emerso nel corso della Conferenza dei Servizi dall'Ente Parco dei Monti Lattari, che aveva formalmente richiesto l'attivazione del procedimento per il rilascio del "sentito parere" del Parco e per la Valutazione di Incidenza, ha accertato che sarebbe stato necessario attivare la procedura di VIncA, dal momento che una porzione della particella catastale interessata dall'intervento rientra, per la quasi totalità, all'interno dell'area protetta classificata quale Zona di Conservazione Speciale "ZSC – IT8030006 – Costiera amalfitana tra Nerano e Positano", e la porzione interessata dai lavori, pur ricadendo all'esterno dell'area protetta, è contigua ad essa, con conseguente applicazione della procedura VIncA.

La Procura: "La Conferenza dei servizi era illegittima"

Dubbi anche sulla conferenza dei servizi semplificata. Secondo la Procura, "non avrebbe potuto avere carattere decisorio, in quanto il progetto sul quale si era pronunciata non aveva le caratteristiche di un progetto esecutivo, ma si risolveva in un mero progetto di fattibilità tecnico-economica, come palesato dal fatto che il progetto esecutivo, diverso rispetto a quello posto alla base della Conferenza, era stato trasmesso al Comune soltanto alcuni mesi dopo la conclusione della Conferenza ed era stato approvato con una nuova determina dirigenziale".

"La Conferenza di Servizi semplificata, inoltre – sottolinea la procura – non si sarebbe potuta validamente pronunciare in quanto alla stessa non erano stati invitati a partecipare né l'Autorità di Bacino dell'Appennino Meridionale, nonostante il vincolo idrogeologico, né l'Ufficio condono del Comune di Sorrento, nonostante il rilascio di pareri relativi all'istanza di condono edilizio relativa a manufatti abusivi presenti nell'area interessata dall'intervento, con conseguente illegittimità della Conferenza instaurata.

La consulenza tecnica ha accertato, infine, che, sebbene il PUC, in coerenza con il Piano paesistico, classifichi l'area come "Zona omogenea F2 – Parchi Territoriali", prevedendo che per gli edifici ivi esistenti ed ovviamente legittimi siano consentiti solo gli interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo, il progetto approvato dalla Conferenza di Servizi prevedeva la demolizione e la ricostruzione dei manufatti abusivi ivi esistenti, considerati legittimabili in forza di "un'istanza di condono edilizio arbitrariamente estesa", in violazione della normativa sul condono, a manufatti, illegittimi, che non potevano formare oggetto di condono, in quanto realizzati in assenza di un'autorizzazione edilizia annullata o decaduta, sussistendo per gli stessi solo licenze per l'esercizio di attività commerciali, che non potevano in alcun modo essere assimilate a delle vere e proprie licenze e/o concessioni edilizie.

Il sequestro preventivo si è reso necessario per evitare l'aggravamento delle conseguenze dei reati, trattandosi di opere abusive, non ultimate, insistenti in un'area protetta e sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale. Il decreto di sequestro preventivo emesso è suscettibile di impugnazione dinanzi al Tribunale del riesame, il relativo procedimento penale pende nella fase delle indagini preliminari e gli indagati, in forza del principio costituzionale di non colpevolezza, non potranno essere considerati colpevoli sino a quando non sarà intervenuta una sentenza irrevocabile di condanna.

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