La storia del piccolo Claudio, morto nel 2023 al Monaldi: “Per noi quell’ospedale era un’eccellenza”

La morte del piccolo Claudio Scala, morto dopo pochi mesi dalla nascita nel 2023 per un problema al cuore, sempre all'ospedale Monaldi di Napoli, secondo la sua famiglia ha delle analogie con la morte del piccolo Domenico Caliendo, morto a soli 2 anni per un trapianto di cuore fallito. Claudio era nato con un soffio al cuore e da subito i suoi genitori si erano rivolti alle cure dell'Ospedale Monaldi di Napoli, considerato un'eccellenza nella cura delle patologie cardiache. Il bambino è morto poche ore dopo l'intervento chirurgico svolto dalla stessa equipe medica che ha operato il «bimbo col cuore bruciato». È in corso tutt'ora, a distanza di tre anni, la vicenda giudiziaria che vede contrapposti la famiglia Scala e l'ospedale. Ad operare il bambino fu il professor Guido Oppido.
Dalla scoperta del soffio al cuore al ricovero
Alla nascita il piccolo Claudio Scala pesava 3,10 Kg, un bambino normalissimo e apparentemente in salute, tanto che la mamma con il suo neonato vennero mandati a casa dopo i 3 giorni canonici di ricovero post parto. Una sola avvertenza: la necessità di un controllo cardiologico, perché i medici avevano sentito un soffio al cuore. E' un patologia molto diffusa tra i neonati, e quasi sempre con la crescita il disturbo va via da solo. "Appena seppi della necessità di una visita prenotammo subito al Monaldi – racconta a Fanpage.it la mamma di Claudio, la signora Lidia Luongo – per noi era un'eccellenza, ci fidavamo di loro. A prendere in carico mio figlio fu la dottoressa Carrozza, che mi spiegò che Claudio avrebbe avuto bisogno di un intervento chirurgico e mi mandò a casa con una terapia". Inizialmente per i genitori del piccolo, il fatto di essere stati mandati a casa senza necessità di ricovero era stato interpretato come un segnale positivo. Sintomo che il bambino si poteva curare tranquillamente con una terapia. Ma così non fu. "A Marzo avevo una visita prenotata ma decisi di anticipare, perché mio figlio non lo vedevo bene, non mangiava, non prendeva peso, era continuamente sotto sforzo" racconta la signora Lidia. "E così andai dalla dottoressa, che quando lo vide mi disse subito che andava ricoverato in attesa di intervento chirurgico" sottolinea.
Ed è in quel momento che la famiglia Scala inizia a capire che c'era qualcosa che non andava. "Il reparto del quarto piano era perfetto, tanta cura per i bambini, erano molto seguiti e con grande cautela" spiega. Ma qualcosa non tornava. "Io vedevo tante mamme e così capii che a tutte dicevano la stessa cosa, ovvero che bisogna aspettare per operare perché i bambini dovevano crescere. Ma la realtà era che la sala operatoria e la terapia intensiva per i bambini era chiusa, quindi nelle liste d'attesa per le operazioni adulti e bambini erano sullo stesso pieno con attese molto lunghe. Alcune mamme hanno salvato i propri bambini portandoli a Roma o a Padova e li furono operati immediatamente" spiega la signora Luongo. Ed è in quel frangente che la famiglia allarmata si rivolge ad un legale, l'avvocata Federica Renna. "Io ho conosciuto la mamma di Claudio un mese prima della sua morte, e questa è la cosa grave – spiega Fanpage.it – perché lei aveva la sensazione che qualcosa non stesse andando per il meglio, ed infatti c'era un reparto neonatale chiuso e le liste d'attesa comprendevano adulti e bambini. Il bambino inoltre prese due infezioni nosocomiali che aggravarono ulteriormente il quadro clinico". E così che arriviamo al 26 aprile, giorno in cui alla famiglia Scala viene detto che il 28, due giorni dopo, il piccolo Claudio sarebbe stato finalmente operato.
Gli ultimi giorni: "Ero scioccata a vederlo in terapia intensiva con gli adulti"
La situazione del bambino, dopo aver contratto due infezioni in ospedale peggiora, a quel punto l'equipe medica ritiene l'intervento chirurgico urgente. "Il 26 ci dissero che il 28 aprile sarebbe stato operato – racconta la mamma di Claudio – ma fu portato in un'altra terapia intensiva, con gli adulti. Io rimasi scioccata a vedere mio figlio piccolissimo, in mezzo a molte persone anziane con problemi respiratori. Per due giorni il bambino è stato sedato, ma era in mezzo agli adulti". Questa situazione viene vissuta molto male dalla famiglia, che ritiene che il piccolo Claudio non sia stato monitorato nel miglior modo possibile. "Il personale pediatrico non c'era al piano, andavano su e giù tra il quarto ed il terzo piano per prendersi cura dei bambini che erano in terapia intensiva con gli adulti" ci spiega la mamma. L'operazione arriva come previsto due giorni dopo e l'esito che viene comunicato alla famiglia è positivo. "Fu operato dal dottor Oppido, anche se noi non l'abbiamo mai visto, da noi venne un altro dottore che ci disse che l'operazione era andata bene e che potevamo andare a casa e non c'erano problemi. Poi verso le 22:00 ci telefonarono e ci dissero di avvicinarci all'ospedale, io capii subito, da mamma, che forse qualcosa non era andata per il meglio. Arrivammo al Monaldi e un dottore ci comunicò del decesso. Mi disse che purtroppo c'era stato un cambio turno, e che quando si erano accorti che il bambino era in crisi avevano provato ad intubarlo anche con aggressività, ma purtroppo non c'era più nulla da fare" è il terribile racconto della signora Lidia. Il piccolo Claudio aveva l'ossigeno da molto tempo, per aiutarlo a respirare, ma fu deciso comunque di estubarlo poche ore dopo l'operazione, il cui esito era stato considerato positivo. "Noi registriamo nella cartella clinica un buco di due ore, dalle 19 alle 21 – ci spiega l'avvocato Renna – e questa è una cosa grave, secondo il nostro consulente c'erano dei valori anomali, addirittura il doppio del normale, già dalle 4 del pomeriggio. Purtroppo ci sono molte analogie secondo noi con la vicenda del piccolo Domenico, innanzitutto perché si tratta della stessa equipe medica".
L'appello: "Giustizia per Claudio, Domenico e per tutti i bambini"
La signora Lidia continua la sua battaglia per avere giustizia per il piccolo Claudio. Insieme all'avvocato Renna stanno mettendo in campo tutto ciò che è necessario per ottenere giustizia. La vicenda della famiglia Caliendo ha colpito profondamente i genitori di Claudio che hanno provato sulla loro pelle il dramma di perdere un figlio così piccolo. "Per chi perde un figlio non c'è titolo – ci dice la mamma – per chi perde i genitori si dice orfano, per chi perde un coniuge, vedova, a non esiste un titolo per chi perde un figlio". Da qui un messaggio alla signora Patrizia Mercolino: "Io le sono molto vicina, perché abbiamo provato lo stesso dolore, spero di poterla incontrare quanto prima, per abbracciarla, e perché penso che abbiamo molte cose da condividere". La signora Lidia sente la battaglia della famiglia Caliendo vicina a quella della sua famiglia. "Io chiedo giustizia, per Claudio, per Domenico, e per tutti i bambini, e sono sicura che possiamo ottenerla, perché questi bambini se la meritano".