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La piazza di spaccio come un’azienda: telefono dedicato, pusher licenziato “per giusta causa”

Gli inquirenti hanno ricostruito come funzionava una delle piazze di spaccio riconducibili agli Amato-Pagano; dall’inchiesta sono arrivati 28 arresti.
A cura di Nico Falco
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Immagine di repertorio
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La piazza di spaccio doveva essere sempre in funzione, perché "la gente deve drogarsi tutti i giorni": non erano permessi cali di produzione e il telefono "aziendale" doveva essere sempre raggiungibile: ogni chiamata persa era denaro in meno e, soprattutto, un cliente scontento in più. Veniva gestita come un'azienda, la piazza della "Trentatrè" di Scampia, al centro dell'inchiesta che ha portato a 28 arresti; le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri ieri, 27 gennaio, dalle indagini è emersa la riconducibilità al clan Amato-Pagano, ovvero gli "Scissionisti".

Lo spacciatore rimproverato per "scarsa produttività"

La relativa ordinanza descrive il tipo di gestione della piazza di spaccio, ricavato dalle intercettazioni. In una conversazione captata il 18 luglio 2022 Mario Abbatiello rimprovera Gabriele Vallefuoco (entrambi tra i destinatari di misura) per lo scarso impegno, non adeguato alla clientela numerosa ed esigente. Si tratta, spiega, di persone che chiamano ogni giorno e fanno più acquisti quotidianamente, perché "la gente deve drogarsi tutti i giorni":

Il licenziamento "per giusta causa"

Nella stessa ottica il rimprovero che, il 6 luglio 2022, Abbatiello fa a Gennaro Calvino (anche lui tra i destinatari dell'ordinanza), che ha fatto spegnere il telefono che usano come "aziendale", impedendo ai clienti di contattarli; quando il dispositivo viene acceso, sottolinea l'ordinanza, arrivano numerose notifiche di chiamata.

Tre giorni dopo, il 9 luglio, lo spacciatore viene "licenziato". E dalle modalità con cui gli viene comunicato gli inquirenti desumono che la piazza di spaccio non sia "autonoma" ma inserita in un contesto più strutturato: gli viene detto di portare le sue rimostranze ad un'altra persona, Salvatore Mele (anche lui tra i destinatari). Per i quattro il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere.

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