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La pace tra i clan Giuliano e Mazzarella per spartirsi una Forcella oggi piena di turisti

La “pax” di Forcella nella camorra contemporanea capace di riciclare il denaro anche attraverso criptovalute. Per intercettare i boss usati anche spyware.
A cura di Redazione Napoli
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Nell'operazione anticamorra condotta nella notte da polizia e carabinieri ha portato all'esecuzione di 71 misure cautelari nei confronti di esponenti ritenuti appartenenti a diversi clan attivi a Napoli, in particolare legati all’alleanza di Secondigliano e ai Mazzarella, emerge – lo spiega il nuovo capo della Squadra mobile di Napoli Mario Grassia -una fase di “pax” tra il clan Giuliano e i Mazzarella nel rione Forcella. «Il clan Giuliano operava su Forcella con il beneplacito dei Mazzarella» ha spiegato Grassia, ricordando come all’epoca di Emanuele Sibillo l'obiettivo fosse quello di estromettere i Mazzarella dal territorio, ritenuto di pertinenza dei Giuliano. «Sono sempre più giovani, ma ricorrono sempre gli stessi cognomi degli anni ’80 e ’90. Sono figli e nipoti di quei personaggi».

Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, ha sottolineato come dall'indagine emerga la capacità dei clan di rigenerarsi attraverso le nuove generazioni, con figli e nipoti che subentrano ai capi detenuti al 41 bis o in regime di alta sicurezza. Le accuse contestate a vario titolo comprendono associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsioni e riciclaggio, anche mediante l'utilizzo di criptovalute. Il procuratore Gratteri ha evidenziato come si tratti di una camorra "contemporanea", capace di utilizzare criptovalute e dark web, sottolineando al contempo la risposta dello Stato attraverso la sinergia tra forze dell’ordine e l’impiego di strumenti tecnologici investigativi.

Nel provvedimento cautelare emesso dal gip di Napoli Simona Capasso sono riportate anche intercettazioni risalenti al 6 dicembre 2019, captate tramite spyware installato su un telefono, in cui esponenti della camorra paragonano i propri “valori” a quelli della Carta costituzionale. In uno dei dialoghi, un interlocutore del capo clan Salvatore Savarese afferma: «Lo Stato è il nostro popolo», ricevendo in risposta un saluto rispettoso: «Ora ti devo stringere la mano».

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