La moglie dello spacciatore si lamenta: “Nemmeno quest’anno ti danno le ferie?”

La piazza di spaccio smantellata dalla Polizia di Stato nel rione Berlingieri, con ricavi quantificabili in 280mila euro l'anno, era attiva e ben strutturata da 30 anni: una "attività storica", insomma, che funzionava grazie a prezzi concorrenziali e a una rigida organizzazione dei turni di lavoro. Emerge dall'ordinanza che è stata eseguita oggi, 17 marzo, nei confronti di 11 persone, ritenute legate al gruppo criminale che gestiva la vendita di cocaina e che era a sua volta riconducibile al gruppo Carella, propaggine del clan Licciardi.
A capo della vendita di cocaina, secondo gli inquirenti, c'era Antonio Bruno, detto "Tonino 111". Obiettivo principale, assicurare che gli affari non si fermassero mai, in pratica 24 ore su 24: per evitare interruzioni, era necessario che la piazza fosse sempre presidiata da qualcuno pronto ad accogliere gli acquirenti. Il lavoro, quindi, veniva organizzato secondo rigidi schemi, con turni diurni e serali.
Dall'ordinanza emerge che uno degli indagati, indicato come uno di quelli con maggiore esperienza, copriva anche la notte: si spostava in casa sua, continuando a vendere servendosi del "paniere" e calando le dosi in strada. E dal dialogo con la moglie, intercettato dagli inquirenti, si evince che anche le ferie estive andavano programmate e che c'era il rischio di perderle per il troppo lavoro: nella conversazione, risalente al 2022, la donna gli chiede se i "datori di lavoro" gli concederanno i tre giorni di vacanza o se all'ultimo glieli negheranno. Ed emerge anche la sua preoccupazione: negli ultimi 13 anni, aggiunge, gli altri "si sono fatti la villeggiatura", mentre lui non può staccare nemmeno per un giorno.