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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

La famiglia del piccolo Domenico chiede 3 milioni di risarcimento al Monaldi. L’ospedale non risponde

L’avvocato Petruzzi che difende la famiglia del piccolo Domenico: “Ci appelliamo al Presidente Fico, chiediamo le dimissioni della dirigenza del Monaldi”
A cura di Pierluigi Frattasi
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La famiglia del piccolo Domenico, il bimbo di 2 anni e 4 mesi morto dopo il trapianto con il cuore bruciato dal ghiaccio secco, ha chiesto un risarcimento di 3 milioni di euro al Monaldi, dove è avvenuta l'operazione fallita il 23 dicembre scorso. "Ma l'ospedale non ha risposto", ad affermarlo è l'avvocato Francesco Petruzzi, che difende la famiglia Caliendo Mercolino, ed ha scritto una lettera aperta, rivolgendosi al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e chiedendo le dimissioni della dirigenza del Monaldi. I legali avevano avanzato, per conto della famiglia, "una proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda", per evitare di sottoporre la famiglia al peso di un ulteriore processo civile, oltre a quello penale.

"La richiesta di risarcimento è un diritto"

"Abbiamo chiesto un risarcimento 3 milioni – spiega a Fanpage.it l'avvocato Francesco Petruzzi – ma il punto non è tanto la richiesta. Il problema è che non hanno risposto. Abbiamo inviato la pec circa 20 giorni fa, due giorni dopo i funerali – che si sono tenuti il 4 marzo scorso, con la partecipazione anche della premier Giorgia Meloni – con una messa in mora di due settimane per rispondere. Decorso infruttuosamente il termine, abbiamo inviato un'altra pec per chiedere un incontro. Ma è trascorsa un'altra settimana senza avere alcuna risposta. Ci hanno contattati, invece, per piantare un alberello nel cortile dell'ospedale".

Alle esequie del bimbo partecipò anche Anna Iervolino, la direttrice generale dell'Ospedale dei Colli, al quale afferisce il Monaldi, che ebbe un breve incontro con abbraccio con la mamma di Domenico, Patrizia.

"La famiglia Caliendo Mercolino – precisa il legale – sente il dovere di dichiarare pubblicamente, senza esitazione e senza alcuna remora, di non avere il benché minimo motivo di vergognarsi per aver avanzato una richiesta risarcitoria. Non vi è nulla di cui vergognarsi. La legge — lo Stato italiano, attraverso le norme che regolano la responsabilità civile delle strutture sanitarie — riconosce espressamente il diritto delle vittime di gravi errori medici a essere risarcite in via equitativa per il danno non patrimoniale subìto: il danno biologico, il danno morale, il danno da perdita del rapporto parentale. Questi istituti esistono perché il legislatore ha voluto affermare, con tutta la chiarezza che il diritto consente, che chi ha sofferto ha diritto a una risposta economica dallo Stato e dalle istituzioni responsabili. Nessuna famiglia che abbia perso un figlio in circostanze come queste dovrebbe sentirsi in colpa per aver rivendicato ciò che la legge le attribuisce".

I funerali del piccolo Domenico il 4 marzo 2026
I funerali del piccolo Domenico il 4 marzo 2026

La lettera: "Il Monaldi sordo e indifferente"

"Il comportamento della struttura non è mutato con la morte del piccolo paziente – scrive Petruzzi nella lettera – è rimasto quello che era sempre stato, indifferente, opaco, istituzionalmente sordo". La richiesta di risarcimento bonario era stata inviata negli scorsi giorni tramite pec, secondo quanto dichiarato dall'avvocato. "Una proposta di dialogo – precisa il legale – non una dichiarazione di guerra. Un invito a sedersi attorno a un tavolo, nel rispetto della dignità delle parti, per trovare una soluzione che consentisse alla famiglia di voltare pagina senza dover affrontare anni di contenzioso civile".

"Il Monaldi non ha risposto – aggiunge – Non ha risposto con un diniego motivato. Non ha risposto con una controproposta. Non ha risposto con un semplice atto di accuse ricevute. Ha semplicemente eliso la comunicazione, come se quella PEC non fosse mai stata trasmessa, come se la famiglia Caliendo Mercolino non esistesse, come se la morte di Domenico fosse un fatto del quale l'Azienda non avvertisse il peso di una risposta istituzionale minima".

Patrizia Mercolino, mamma di Domenico, e l’avvocato Francesco Petruzzi
Patrizia Mercolino, mamma di Domenico, e l’avvocato Francesco Petruzzi

"Il risarcimento non lenisce il dolore"

"Quella pecuniaria – si legge ancora nella lettera – non è, né potrà mai essere, giustizia. Non lenisce il dolore. Non riconsegna Domenico ai suoi genitori. Non rende dignitoso un Natale trascorso senza di lui, né un Capodanno vissuto nell'assenza di chi avrebbe dovuto essere lì. Per la giustizia — per quella vera, quella che restituisce un senso alle cose, che riequilibra ciò che è stato stravolto, che sancisce la responsabilità di chi ha sbagliato — questa famiglia si rivolge alla magistratura, nella piena fiducia che essa saprà fare il proprio dovere. Ma il risarcimento è un'altra cosa: è un diritto autonomo, riconosciuto dalla legge, che spetta alla famiglia indipendentemente dall'esito del procedimento penale".

"E il Monaldi, rifiutandosi persino di aprire un dialogo su questo punto, sta sottraendo alla famiglia Caliendo Mercolino un ulteriore diritto che le appartiene. Come già le è stato sottratto il diritto di vedere Domenico crescere. Come già le è stato sottratto il diritto di passare il Natale e il Capodanno con il proprio figlio. Ancora una volta, il Monaldi sta togliendo a questa famiglia qualcosa che le spettava".

"L'albero al Monaldi? La proposta appresa con sgomento"

Mentre la famiglia attendeva la risposta dell'ospedale sulla richiesta di risarcimento civile, è arrivata invece la proposta di piantare un albero nel cortile dell'Ospedale dei Colli, come spiega l'avvocato: "Eppure, nel medesimo periodo nel quale l'Azienda sceglieva il silenzio sulla proposta di componimento stragiudiziale, la dirigenza del Monaldi si faceva viva con i genitori di Domenico per tutt'altra ragione: per invitarli a piantare un albero all'interno del presidio in memoria del loro figlio. La famiglia ha appreso questa proposta con sgomento e con la giusta indignazione che tale iniziativa merita. Un albero. Mentre la richiesta formale di risarcimento giaceva inevasa, mentre i genitori attendevano una risposta che non è arrivata, la dirigenza riteneva opportuno proporre un gesto simbolico di quelli che, con tutta la buona volontà interpretativa possibile, non può che leggersi come un'operazione di maquillage istituzionale: un tentativo di riabilitare l'immagine pubblica del Monaldi attraverso un gesto di facciata, senza che vi fosse — né vi sia tuttora — la minima traccia di autentica volontà di farsi carico delle proprie responsabilità verso questa famiglia".

La difesa è convinta che la richiesta di risarcimento sia "solida, incontrovertibile e destinata a essere affermata nelle sedi competenti". "La responsabilità contrattuale della struttura sanitaria – sostiene l'avvocato – a prescindere dall'accertamento della colpa individuale dei singoli operatori". Ma la famiglia, a questo punto, è decisa ad andare avanti: "Qualora si dovesse procedere in sede giudiziale — come appare a questo punto inevitabile — e il risarcimento riconosciuto dalla Corte dovesse risultare superiore alla somma che la famiglia aveva proposto in via stragiudiziale al solo fine di definire bonariamente la vicenda, non mancherà di segnalare la circostanza alla Corte dei Conti, affinché valuti se il rifiuto di addivenire a un accordo stragiudiziale equo abbia determinato un ulteriore e ingiustificato aggravio di spesa pubblica".

"Il tema degli esperti alla riunione di partecipazione alla cura"

L'avvocato poi solleva un altro tema, che a suo giudizio renderebbe più grave la vicenda: "La conduzione della riunione di partecipazione alla cura — la cosiddetta PCC — tenutasi durante le fasi più drammatiche della malattia di Domenico. Quella riunione, che avrebbe dovuto svolgersi nel pieno rispetto delle prescrizioni normative vigenti e dei fondamentali canoni di umanità verso dei genitori in una condizione di strazio assoluto, è stata condotta in modo gravemente carente: erano assenti le figure professionali previste dalla legge per la sua corretta tenuta, tra cui il bioeticista e la figura psicologica di supporto alla famiglia. Solo la determinazione della madre di Domenico e la presenza del consulente medico-legale di parte hanno consentito di portarla a termine, evitando che si arenasse. Il Monaldi non ha saputo — o non ha voluto — convocarla con le modalità che la normativa e l'elementare umanità avrebbero imposto". Affermazioni alle quali il Monaldi potrà rispondere, chiarendo la sua posizione.

L'appello a Fico e la richiesta di dimissioni della dirigenza ospedaliera

Infine, la lettera si chiude con un appello al Governatore Roberto Fico "affinché eserciti i poteri di vigilanza e di controllo che l'ordinamento gli attribuisce sull'operato delle aziende sanitarie regionali, e affinché valuti con urgenza la posizione della dirigenza generale attualmente alla guida dell'Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi. Una dirigenza che ha dimostrato, in successione e senza soluzione di continuità: di non aver saputo prevenire le condizioni che hanno condotto alla morte di Domenico; di non aver saputo comunicare con la sua famiglia nei momenti di maggiore necessità; di non aver saputo garantire lo svolgimento di una PCC conforme alla legge; di non saper oggi gestire le conseguenze istituzionali di quanto accaduto, riducendosi a non rispondere alle interlocuzioni formali dei propri interlocutori giuridici e a proporre iniziative simboliche del tutto inadeguate alla gravità della situazione".

"Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi – conclude l'avvocato della famiglia del bimbo – Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata tanto nella fase della crisi quanto nella fase degli strascichi costituisce, a nostro avviso, un elemento di rischio istituzionale per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari onesti che operano quotidianamente in quella struttura. Il Monaldi è un presidio di eccellenza della sanità campana: non merita una dirigenza che lo ha portato in queste condizioni. I pazienti del Monaldi non meritano questa dirigenza. La famiglia Caliendo Mercolino non merita questo silenzio".

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