La dottoressa che accoglie i neonati lasciati in ospedale: “Facile giudicare, affidarli a noi è un atto d’amore”

Intervista a Dottoressa Vincenzina Roma
Responsabile Terapia Intensiva Neonatale Pineta Grande Hospital
Avatar autore
Vice Capo Area Video
Immagine
immagine di repertorio
Due bambini sono stati lasciati in ospedale a Castel Volturno dopo il parto, affidati alle cure del reparto neonatale. Una scelta difficile, ma che in Italia è garantita e protetta dall’anonimato.

Due neonati accomunati da un destino che non hanno scelto. Nati a un mese di distanza l'uno dall'altro sono stati affidati alle cure del reparto di neonatologia dell'ospedale Pineta Grande, a Castel Volturno. Qualcuno direbbe che sono stati "abbandonati", un termine che segna però la loro sorte e traccia un giudizio sulle due donne che hanno deciso di metterli al mondo ma di non essere le loro madri. Perché questi due bimbi, dopo il parto, non sono tornati a casa e sono in attesa che una famiglia li accolga. Gli è stato dato il cognome "Castellano", come vengono identificati i neonati non riconosciuti o non reclamati sul territorio casertano. Come spesso accade – anzi sempre – un intero reparto li ha "adottati" e sono diversi i messaggi di famiglie già formate o di persone single che vorrebbero prendersene cura. Una scelta che passa attraverso però la burocrazia e non l'ospedale. Anche se, come spiega qualcuno, il desiderio sarebbe quello di dar loro presto una famiglia.

La decisione delle due donne è avvenuta secondo un protocollo già consolidato, che permette a tutti una tutela. Ai bimbi di essere affidati a chi potrà prendersene cura e a queste donne di compiere una scelta che nasconde spesso fragilità e storie difficili anche solo da raccontare, nella sicurezza dell'anonimato. A raccontarlo a Fanpage.it è la Dottoressa Vincenzina Roma, che è a capo del reparto in cui si trovano i piccoli.

Dottoressa, prima di tutto come stanno i due neonati?

"Stanno bene, è partita una gara di solidarietà all'interno del reparto. Noi stessi, di fronte a questi eventi, ce ne occupiamo come se questi bimbi fossero nostri, compriamo tutine, passeggini. Per ogni bambino si mette in moto una gara di solidarietà"

Sono arrivate anche richieste di adozione?

"Sì, ma per adottare questi bambini bisogna già essere in lista. Non si può fare un'adozione diretta. Altrimenti tante volte avremmo deciso di prenderli e portarli con noi. Però non è possibile. Molti che l'hanno saputo hanno lasciato dei doni. Vestitini, sonagli"

La scelta di queste mamme è avvenuta all'interno di un protocollo consolidato, che permette a tutti di sentirsi al sicuro.

"Certo, questa è una cosa importante che le mamme devono sapere. Non sempre tutte noi sentiamo l'esigenza di essere madri. E a prescindere dalle ragioni che ci conducono a questa scelta, ovvero quella di rinunciare al nostro bambino, bisogna sapere che in Italia è possibile farlo in anonimato. Tutelando la mamma e il bambino. Dando la possibilità ad altri di diventare genitori"

Cosa accade nel momento in cui si affida un bambino alle vostre cure?

"Vengono e danno i loro dati. Ma nella cartella del neonato non compare il nome della mamma, del papà, di nessuno. È figlio di anonimo, purtroppo, finché dopo la decima giornata di vita qualcuno di noi non va a dichiararlo. Alcune mamme vengono e ci dicono che non vogliono lasciare i loro dati. Altri non hanno il coraggio e dicono che vanno un attimo a casa, poi non tornano più. È capitato anche questo. Altre madri si disperano, perché dicono che non sono in condizioni di portare avanti questi bambini. Infatti ci pregano di dire ai piccoli, qualora un giorno dovessero tornare, di dire loro di perdonarle"

È qualcosa di molto delicato, forse la parte più complessa del vostro lavoro. Che va oltre la cura medica, quella di non far sentire il giudizio rispetto alla loro scelta.

"Io lo dico sempre che hanno fatto il regalo più bello, che è la vita. E danno a questi bambini la possibilità di avere una vita migliore. In questo caso il nostro lavoro non è terapia, ma è cura e attenzione. Appoggiare queste mamme. Le posso assicurare che è sempre doloroso, ogni volta che lo fanno"

Da quanto tempo si trova di fronte queste storie?

"Lavoro lì da 25 anni. Ci capitano almeno 5, 6 casi all'anno"

Le è mai capitato che qualcuno di questi bambini tornasse per cercare notizie sulla sua storia, una volta diventato grande?

"Sì. Molti genitori decidono di non avere più un contatto con noi, perché siamo un ponte con il passato. Però mi è capitato. C'è la curiosità sulle origini. Mi è capitato di raccontare a qualcuno che la madre era disperata quando è andata via. Ti chiede perdono"

Come si racconta una cosa del genere a questi bambini diventati adulti? Come si racconta una scelta così delicata?

"Loro vengono già con la consapevolezza. Ci è capitato un signore, grande di età, che voleva conoscere le proprie origini. Lo ha fatto tramite vie legali. Naturalmente per loro è difficile da capire che una madre ha rinunciato a te. Ai genitori adottivi ho sempre detto, quando mi è capitato, di dire loro di raccontargli che per la mamma non è stato facile"

Queste sono situazioni difficili. Ma che non devono sembrare un vicolo cieco.

"No. Credo che si deve sempre sapere che c'è sempre la luce. Io quando vedo le foto di alcuni bambini di cui conosco l'origine, o che mi inviano le foto dei compleanni, dico sempre che il mio lavoro vale tutti i sacrifici. Ne vale la pena, sempre"

Che messaggio sente di dare a queste giovani madri?

"So che è un messaggio che può non essere condiviso. Ma penso che sia un vero atto d'amore. Lasciare un bambino al sicuro è veramente un grande atto d'amore. È facile dare un giudizio, ma noi non conosciamo le situazioni di fragilità in cui queste mamme vivono".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views