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La camorra ordinava il referto, l’ospedale eseguiva: il sistema del clan Contini per le truffe nel San Giovanni Bosco

Un collaboratore di giustizia ha raccontato il meccanismo delle truffe usato dal clan Contini al San Giovanni Bosco: i referti venivano “ordinati” al reparto grazie a dipendenti compiacenti.
A cura di Nico Falco
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Radiografie, immagine di repertorio
Radiografie, immagine di repertorio

Tra i 76 indagati della nuova inchiesta sulle infiltrazioni del clan Contini nel San Giovanni Bosco di Napoli, e sulle truffe perpetrate utilizzando i servizi dell'ospedale, figurano anche un ispettore in congedo della Polizia di Stato, un funzionario in servizio dell'Inps di Napoli, un ex impiegato dell'Ufficio Patrimonio del nosocomio (attualmente in pensione), un dottore e una dottoressa attualmente in servizio e un medico che lo era al momento dei fatti: con alcuni di loro si sarebbe interfacciato l'avvocato arrestato, il 51enne Salvatore D'Antonio, "in un rapporto di stretta e stabile compenetrazione con l'organizzazione criminale".

L'avvocato, a cui la Procura di Napoli e il gip contestano il concorso esterno in associazione mafiosa, secondo le accuse gestiva la ricchezza del clan Contini, anche quella proveniente dalle truffe alle assicurazioni, investendo i proventi nell'acquisto di immobili, auto e quadri d'autore.

Camorra e ospedale, 4 arresti

I particolari emergono dall'ordinanza, circa duemila pagine, emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda ed eseguita oggi, 25 febbraio, da Carabinieri e Guardia di Finanza. Gli indagati sono complessivamente 76, gli arresti sono scattati questa mattina: in manette, oltre al legale, anche tre presunti affiliati al clan di camorra ai vertici dell'Alleanza di Secondigliano (insieme ai Mallardo e ai Licciardi) e che avrebbe, nei fatti, sfruttato l'ospedale napoletano come un proprio avamposto: avrebbe gestito alcuni servizi interni (come il bar e la buvette), senza autorizzazioni e usando le utenze della struttura, e avrebbe ottenuto, con minacce o complicità, agevolazioni per gli affiliati come certificati falsi.

I referti per le truffe "ordinati" al reparto

Agli atti, nell'ordinanza firmata dal gip Ivana Salvatore, le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia (risalenti al 2015) che ha spiegato il funzionamento delle truffe e il modo in cui sarebbero state organizzate. Nel San Giovanni Bosco sarebbe stato attivo un gruppo dedicato proprio a questo. I referti, secondo il racconto, venivano "ordinati" al reparto, anche senza che il presunto danneggiato fosse presente; a corredo venivano utilizzate le radiografie già presenti negli archivi dell'ospedale, cambiando il nome, oppure, se non ce n'era una adatta, si andava al Pronto Soccorso.

Nel sistema, secondo il collaboratore, sarebbero stati coinvolti, in cambio di denaro o sotto minaccia, numerosi dipendenti dell'ospedale napoletano; complicità ci sarebbero state anche nella direzione sanitaria.

Il sistema delle truffe: "La chiudiamo al 10%"

Dalle intercettazioni contenute nell'ordinanza emerge uno spaccato del sistema utilizzato dal gruppo legato ai Contini per la gestione delle truffe, attività che facevano praticamente parte dell'ordinario di quelle illecite del clan. Uno degli indagati chiarisce "la chiudiamo al dieci per cento", riferendosi alla percentuale che avrebbe trattenuto sull'importo liquidato.

In un altro passaggio, si discute della necessità di "mettersi d'accordo prima con il liquidatore", confermando l'esistenza di rapporti per la buona riuscita delle pratiche. Il sistema prevedeva anche l'attivazione o l'acquisto di polizze funzionali alla costruzione dei sinistri: se ne sarebbe occupato uno degli indagati, che le avrebbe stipulate direttamente all'interno del San Giovanni Bosco.

Le minacce all'allora capo dell'Asl Napoli 1 Verdoliva

Dalle intercettazioni emerge anche la preoccupazione per le iniziative di revisione avviate dalla direzione aziendale, in particolare presso il San Giovanni Bosco: il clan teme che di perdere il controllo sui servizi che gravitano intorno all'ospedale.In questo contesto sarebbero avvenute le pressioni nei confronti di Ciro Verdoliva, che all'epoca era direttore generale dell'Asl Napoli 1, azienda sanitaria di cui fa parte il San Giovanni Bosco; quelle intimidazioni, attribuite a soggetti legati ai Contini, risalgono proprio al periodo in cui l'Asl interveniva nei settori considerati sensibili. All'epoca Verdoliva ha formalizzato le segnalazioni e ha intrapreso una collaborazione con la Procura di Napoli per denunciare il clima intimidatorio e proseguire nell'azione di risanamento dell'ospedale.

Il ticket al parcheggiatore abusivo

Lo stesso collaboratore, nello stesso verbale del 2015, riferisce anche un'altra circostanza che dimostrerebbe il controllo capillare del clan Contini all'interno del San Giovanni Bosco: se un utente non voleva pagare per intero il costo del ticket, poteva darne una parte a un parcheggiatore abusivo, che lo accompagnava direttamente in ambulatorio. Un modus operandi che, prosegue, presuppone che anche i medici fossero compiacenti.

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