Matteo Lorito, rettore dell’Università Federico II, racconta cos’è il Dimostratore Arca, gioiello per le tecnologie dell’agroalimentare

A Napoli debutta Arca, dimostratore del centro Agritech finanziato col Pnrr: tecnologie, robotica e 250 soluzioni per imprese agricole.
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Matteo Lorito, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II
Matteo Lorito, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II

Cinque piani con cinque funzioni diverse e un unico obiettivo: ricercare. Trovare soluzioni e innovazioni in campo agroalimentare, rafforzare competitività e capacità di export delle aziende italiane. Il tutto a Napoli Est, nel Polo universitario dell'università Federico II di San Giovanni a Teduccio. Il Dimostratore Arca apre i battenti al centro nazionale Agritech il dimostratore Arca (Agritech Research Center Arena) e questa nuova infrastruttura per le tecnologie dell'agroalimentare, unica nel suo genere in Europa, realizzata grazie ai fondi del Pnrr, è raccontata dal rettore federiciano Matteo Lorito.

Lorito,  ci spiega praticamente cos'è il Dimostratore Arca, al netto del nome che apre a molte suggestioni?

Letteralmente, un'arca. E così come l'arca è un po' un sinonimo di biodiversità e di rinascita. È uno dei prodotti del grande progetto Pnrr. Insieme a lui ci sono il Centro sulla mobilità sostenibile,  il Centro sui farmaci Rna, quello sull'high performance computing e il centro sulla biodiversità. Questi cinque centri nazionali sono stati ognuno di essi finanziati con 320 milioni di euro dai fondi spesi in 30 mesi all'incirca per la prima volta in Italia.

Materialmente che c'è dentro questo edificio a cinque piani?

L'Arca è un dimostratore, è  una arena. Al primo piano ci sono nove microclimi diversi. Io posso mettere la mia pianta in nove microclimi diversi, stressarla per vedere che succede quando cambia il clima, vedere la pianta come risponde. Ovviamente ci sono sensori e quant'altro quindi una specie di area multi climatica iper controllata e tutta tecnologica.

Salgo una rampa di scale, arrivo al primo piano e trovo laboratori che mi fanno vedere come oggi si recuperano gli scarti dell'agroalimentare quindi come diventano fertilizzanti anche gli scarti.  Al piano superiore  mi trovo in mezzo ai robot che girano per i campi e fanno tutta una serie di operazioni che prima si facevano invece solamente a mano. Ma salgo un'altra rampa di scale e mi trovo davanti una serra costruita all'interno del piano, diciamo totalmente automatizzata cioè io la controllo da fuori io gli schermi dentro questa serra l'uomo non c'è, ci sono solo robot che assistono le piante e qui si possono di nuovo sperimentare tante diverse condizioni . Dopodiché trovo invece le coltivazioni fuori suolo, le serre idroponiche. Ci ci lavorano ragazzi, ci sono le aziende vanno a a vedere come si usano queste tecnologie e su cosa vale la pena di investire. Quindi è un ponte tra il passato e il futuro, tra la ricerca e le aziende.

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Agritech ha avuto la possibilità di mettere in rete 28 università, 5 centri di ricerca, 14 aziende e circa tremila ricercatori sul progetto del Dimostratore. La Federico II come prevede di far continuare questo progetto? Il Dimostratore che sviluppo avrà?

Federico II è uno dei soci ma qui parliamo di un centro nazionale cui afferiscono quasi 30 università e non solo. Noi  stiamo facendo entrare altri soci tante grandi aziende anche statali, penso a Cassa Depositi e Prestiti, Intesa Sanpaolo a Nestlé,  Bonifiche Ferraresi sono tutti soci di questa fondazione. Il Pnrr non deve produrre solo pubblicazioni e brevetti, ma deve aiutare la vita delle persone. Qui vuol dire alimenti di qualità, prezzi più bassi, maggior forza del nostro agroalimentare, esportazioni che crescono. Vuol dire anche politica estera sostenibile, di qualità. rivolta diciamo alla pace perché l'agroalimentare è un grande strumento di pace tra i popoli. Oggi il progetto ha prodotto più di 250 soluzioni tecnologiche che sono in un catalogo che un'impresa interessata può sfogliare, può utilizzare. Prima questo non c'era e ad oggi non c'è da nessuna altra parte, non  in Francia, non in Germania, in Inghilterra. E naturalmente siamo molto orgogliosi che tutto questo sia avvenuto a Napoli.

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