Insulti sessisti ad una allenatrice, l’assessora Pecoraro: “Problema culturale del calcio”

L’episodio nella Terza Categoria della Campania: insulti sessisti verso l’allenatrice della Longobarda Valle dell’Irno, società di Baronissi.
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Insulti sessisti ad una allenatrice: è accaduto nella Terza Categoria della Campania nei confronti di Marina Rinaldi, tesserata per la Longobarda Valle dell'Irno, formazione di Baronissi. A confermare quanto avvenuto anche il referto arbitrale e le decisioni del giudice sportivo, che parlano apertamente di insulti sessisti, ovvero di insulti rivolti a lei solo in quanto donna.

"Abbiamo perso la partita", si legge in una nota della società salernitana, "Ma sentire certi insulti ci ha ricordato che c’è chi perde ogni giorno qualcosa di molto più importante del punteggio: il rispetto". La stessa società ha pubblicato un video in cui l'allenatrice racconta gli insulti sessisti ricevuti durante la gara, per poi aggiungere che: "resta però l’amarezza per quanto successo durante la partita, in cui sono stati rivolti insulti offensivi e ingiuriosi nei confronti della nostra mister e dei nostri tesserati, andando ben oltre quello che può essere il semplice sfottò sportivo. Episodi che nulla hanno a che vedere con i valori del calcio, del rispetto e dell’umanità. I fatti, purtroppo, sono stati riconosciuti anche dagli organi competenti, con la sanzione comminata per i cori e gli insulti rivolti alla nostra squadra e alla nostra mister. La nostra società continuerà sempre a difendere i valori dell’inclusione, del rispetto e della dignità delle persone, dentro e fuori dal campo, con l’auspicio che episodi del genere non debbano più ripetersi".

Sulla vicenda è intervenuta anche l'Assessora regionale alle Pari opportunità Claudia Pecoraro, che in una nota, oltre ad esprimere la propria solidarietà all'allenatrice Marina Rinaldi, ha aggiunto: "Quanto accaduto non può essere minimizzato. Il carattere sessista delle offese è stato riconosciuto anche nel referto del giudice sportivo, che parla esplicitamente di ‘insulti sessisti’ rivolti all’allenatrice ospite. È da qui che bisogna partire: chiamare le cose con il loro nome, senza ambiguità o normalizzazioni. Quando una donna viene insultata o delegittimata pubblicamente per il proprio genere o la propria identità", ha proseguito, "non siamo davanti a una semplice degenerazione del tifo, ma a un problema culturale ancora presente nel mondo dello sport e, in modo particolare, del calcio".

Pecoraro ha quindi aggiunto che "lo sport dovrebbe essere luogo di rispetto, inclusione e libertà. Troppo spesso, invece, diventa spazio di aggressività ed esclusione verso chi rompe stereotipi o rivendica il diritto di vivere liberamente la propria identità. Per questo serve un intervento strutturale che coinvolga federazioni, società sportive, scuole calcio, dirigenti, allenatori e atleti. Non bastano le sanzioni economiche: occorrono formazione obbligatoria sul rispetto delle differenze e strumenti più efficaci per riconoscere e contrastare ogni forma di discriminazione".

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