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Trasporto pubblico a Napoli

Il racconto di cinquant’anni di Circumvesuviana, dai giochi d’infanzia alle battaglie per treni dignitosi

A cura di Enzo Ciniglio
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Enzo Ciniglio, Comitato Pendolari Vesuviani
Enzo Ciniglio racconta il movimento nato nel 2011 dopo il blocco di un treno stracolmo e che oggi riunisce le associazioni del territorio nel Comitato Pendolari.

Fin da piccolo ho preso confidenza con quei binari. Negli anni Sessanta, per andare a scuola nei giorni di pioggia, noi bambini camminavamo lungo il sentiero della massicciata: era più comodo e ci permetteva di evitare le pozzanghere e gli schizzi delle auto. A soli otto anni eravamo già un po’ adulti.

Qualche anno dopo, a undici o dodici anni, con l'incoscienza tipica dell'età, attendevamo che il treno rallentasse sul «ponte dei Seggiari», un'enclave di periferia tra Ottaviano e Somma Vesuviana, per tentare di salire al volo sulle vecchie carrozze di ferro.

Era il nostro «assalto al treno», un gioco pericoloso per fortuna finito sempre bene… tranne che per una caduta, felicemente attutita da una siepe di rovi. Finite le scuole medie, con l'iscrizione alle superiori, è iniziata la mia vita da pendolare: una storia arrivata oggi al traguardo dei cinquant'anni.

Cinquant'anni di corse in Circumvesuviana, cinquant'anni trascorsi in attesa sul marciapiede della stazione. Quel tempo sospeso sulle banchine è diventato riflessione, pensieri appuntati su un taccuino, conversazioni improvvisate con sconosciuti trasformati in compagni di viaggio.

Ho letto storie scritte sulle mani di chi torna dal lavoro, osservato sguardi fissi fuori dal finestrino e ascoltato voci intrecciarsi in un'unica, grande sinfonia urbana. Lungo quella striscia di ferro che unisce paesi, mercati, piazze e comunità dalle radici del vulcano fino al cuore di Napoli, ho trascorso una parte fondamentale della mia vita: lì ho conosciuto il primo amore e vissuto mille avventure.

Quel treno è stato molto più di un semplice mezzo di trasporto: per anni ha rappresentato la nostra porta d'accesso ai diritti. La Circumvesuviana ha permesso a generazioni di giovani e lavoratori di viaggiare verso lo studio, il lavoro, la salute e la cultura, consentendoci di vivere appieno la vita e di superare i confini della periferia. Per molto tempo questa ferrovia ha scandito il ritmo di interi territori con arrivi e partenze puntuali, tanto da meritarsi il titolo di migliore ferrovia secondaria d'Italia.

Nel 2011, però, è iniziato il declino: una caduta senza freni giunta fino ai giorni nostri. Tutto ha avvio con la manovra finanziaria che impone agli enti pubblici l'obbligo del pareggio di bilancio e il divieto di riconoscere i debiti fuori bilancio. Per la Circumvesuviana, abituata a ripianare i conti a consuntivo tramite i trasferimenti regionali, è il punto di non ritorno. A settembre del 2011 scattano i primi tagli drastici, la linea per Sarno viene bloccata per quindici giorni e tra migliaia di viaggiatori cala il panico.

In una calda mattina di quel settembre, alla stazione di Casalnuovo arriva un treno stracolmo: la folla di pendolari rimasta a terra non ci sta e blocca il convoglio. Interviene la polizia, ma la situazione si sblocca soltanto con l'arrivo di una navetta inviata da Napoli. Quel giorno capisco che non si può più restare a guardare: fondo su Facebook il primo gruppo di pendolari della Circumvesuviana.

È l'inizio di una lunga battaglia che, dopo quindici anni di manifestazioni, petizioni, denunce, proteste e proposte rimaste inascoltate, ci vede ancora sulle barricate.

Oggi abbiamo unito le forze, coordinato le diverse voci del territorio e fuso le due realtà più numerose nel Comitato Pendolari Vesuviani. Dopo cinquant'anni ho ancora la stessa tenacia e, grazie all'aiuto e alla condivisione di tanti compagni di viaggio, la forza per non mollare mai.

* l'autore è portavoce del Comitato Pendolari Vesuviani, associazione di utenti della Circumvesuviana

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