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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

Il Monaldi ha approvato regole più rigide nei rapporti tra stampa, medici e infermieri

Le regole dell’azienda dei Colli (Monaldi, Cto, Cotugno) da adottare sui social e nelle relazioni con la stampa approvate il 19 gennaio.
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Non è una cosa mai vista, anzi. È prassi – peraltro giustissima – che le strutture ospedaliere abbiano maglie più strette su come e cosa diffondere del loro lavoro sui mezzi di comunicazione di massa e sui social network. Il motivo è semplice da intuire: si parla dello stato di salute delle persone, dato coperto dalla privacy. Quindi non stupisce che all'Azienda ospedaliera dei Colli a Napoli, che comprende l'ospedale Monaldi, l'infettivologico Cotugno e il Cto, Centro Traumatologico Ortopedico, arrivino regole e per l'uso dei social media e per i rapporti con la stampa.

Tuttavia le date sono importanti. Perché parliamo anche del Monaldi, nella bufera più totale dopo la tragedia della morte di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto dopo un trapianto di cuore andato male. Una questione che ha portato ad una inchiesta giudiziaria con 7 medici indagati, alla chiusura della trapiantologia pediatrica e ad una serie di ispezioni di Regione Campania e ministero della Salute, colpiscono le date. La delibera che fissa nuove regole, firmata dalla direttrice generale Anna Iervolino, è del 19 gennaio 2026.

La famiglia del bimbo il 19 gennaio aveva già presentato denuncia per ciò che era accaduto al bimbo, anche se non era stata informata di quanto davvero avvenuto, ovvero il cuore da trapiantare arrivato a Napoli come un pezzo di ghiaccio a causa della cattiva conservazione da parte dell'equipe che lo trasportava e la decisione presa a Napoli e risultata dirimente, di impiantarlo comunque. Del cuore "bruciato"  si saprà il 7 febbraio e solo grazie a rivelazioni giornalistiche. Da quell'intervento chirurgico del 23 dicembre Domenico non si è più svegliato. Ed è morto a febbraio.

L'azienda ospedaliera dei Colli e il rapporto con i giornalisti e coi social network

È il 19 gennaio, dicevamo, che l'azienda dei Colli ha approvato una Social Media Policy che definisce cosa possono e cosa non possono fare dipendenti, medici e collaboratori quando utilizzano social network o rilasciano dichiarazioni ai media. Il documento nasce con l'obiettivo dichiarato di regolamentare la comunicazione digitale dell'azienda sanitaria e «prevenire rischi legati alla diffusione di informazioni non autorizzate», alla violazione della privacy e al possibile danno reputazionale dell'ente. I social, si legge nella delibera, rappresentano oggi uno strumento strategico per informare cittadini e pazienti, ma proprio per questo richiedono regole chiare sull’uso da parte del personale.

La policy stabilisce innanzitutto che la gestione dei canali ufficiali – Facebook, Instagram e TikTok – è affidata esclusivamente all'ufficio comunicazione aziendale, la Uoc Marketing sanitario, Urp e comunicazione. Solo il personale autorizzato può pubblicare contenuti o aprire pagine riconducibili all'azienda.

Il regolamento introduce però anche indicazioni precise per i dipendenti nell’utilizzo dei propri profili personali. È vietato pubblicare immagini o informazioni riconducibili a pazienti, ambienti ospedalieri o documentazione clinica, così come divulgare dati interni o commentare sui social questioni legate all’attività lavorativa. Il personale è tenuto a mantenere un comportamento online «rispettoso e responsabile», evitando contenuti che possano danneggiare l’immagine dell’azienda o compromettere il rapporto di fiducia con i cittadini. Durante l'orario di servizio, inoltre, l’uso dei social per fini personali non è consentito e i dispositivi aziendali non possono essere utilizzati per gestire account privati, salvo autorizzazioni specifiche.

Uno dei passaggi più significativi riguarda la gestione delle criticità interne. Il regolamento stabilisce infatti che non è consentito utilizzare i social network per segnalare problemi o disfunzioni delle strutture aziendali. Eventuali segnalazioni devono essere effettuate attraverso i canali istituzionali.

La policy disciplina anche i rapporti con i giornalisti. La titolarità della comunicazione verso gli organi di informazione è attribuita alla Direzione generale, che la esercita tramite l’ufficio comunicazione. I dipendenti che intendono rilasciare dichiarazioni o interviste su attività legate al proprio ruolo devono informare preventivamente la struttura competente, indicando testata e argomento. Sarà poi la direzione strategica a valutare l’opportunità di autorizzare l’intervista e a definire le modalità di diffusione della notizia. In caso di dichiarazioni rilasciate senza autorizzazione preventiva, il dipendente è comunque tenuto a informare tempestivamente l’ufficio comunicazione indicando il contenuto dell’intervento e la testata coinvolta.

Il regolamento disciplina anche la realizzazione di foto e video all’interno delle strutture ospedaliere: riprese e immagini possono essere effettuate solo previa autorizzazione formale dell’azienda e nel rispetto della privacy dei pazienti. La violazione delle regole contenute nella Social Media Policy può comportare conseguenze disciplinari secondo le norme del pubblico impiego e dei contratti di lavoro del comparto sanitario. Nei casi più gravi possono configurarsi anche responsabilità civili, penali o violazioni della normativa sulla protezione dei dati personali. Il provvedimento, pubblicato all’albo online dell’azienda sanitaria, è diventato esecutivo il 29 gennaio 2026 e ora si applica a tutto il personale che opera a qualsiasi titolo nelle strutture degli Ospedali dei Colli.

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