Il datore di lavoro dell’operaio morto a Caivano è stato arrestato per aver registrato l’assunzione dopo l’incidente

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Salvatore Calignano assieme alla moglie
Salvatore Calignano lavorava con altri irregolari senza misure di sicurezza come mostrano le telecamere. Indagati anche committente e proprietario del capannone.

Svolta nelle indagini sulla morte di Salvatore Calignano, l'operaio di 61 anni morto dopo essere stato trovato in gravi condizioni sotto un albero in via Fossa del Lupo, a Caivano: questa mattina i carabinieri hanno arrestato il 37enne datore di lavoro della vittima, gravemente indiziato di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione dei medesimi infortuni. In particolare, il 37enne, stando alle ricostruzioni dei carabinieri che indagano sulla vicenda, sarebbe stato presente sul luogo dell'incidente e, subito dopo l'infortunio di Calignano, avrebbe formalmente registrato l'assunzione del lavoratore con decorrenza dal giorno precedente, "simulandone un regolare rapporto lavorativo", si legge in una nota della Procura di Napoli Nord.

L'uomo ai domiciliari con braccialetto elettronico

Restano invece indagati per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione dei medesimi infortuni in cooperazione colposa anche il committente dei lavori e il proprietario del capannone dal quale sarebbe precipitato l'uomo. Per il datore di lavoro, questa mattina è scattato dunque il regime degli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico. Secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti, la vittima sarebbe precipitata dal tetto di un capannone dove stava effettuando lavori edili assieme ad altre due operai irregolari: fondamentali le immagini acquisite dalle telecamere in zona, che avrebbero mostrato "con assoluta chiarezza", spiegano in una nota i carabinieri, la totale "assenza di presidi e cautele" per i lavoratori.

Caduta l'ipotesi dell'omissione di soccorso

Salvatore Calignano non sarebbe stato "spostato" dopo la caduta, come inizialmente si era pensato: dalle indagini, sarebbe emerso che il cui luogo in cui è stato ritrovato coinciderebbe con quello dell'incidente, facendo cadere dunque l'ipotesi di omissione di soccorso. A soccorrerlo sarebbero state persone estranee ai fatti, che hanno chiamato subito il 118 attendendo l'ambulanza. Acquisite anche le registrazioni delle telefonate al 118 e i dati gps dell'ambulanza, oltre alle telecamere di videosorveglianza presenti in zona. "Tale risultato investigativo", aggiunge la Procura di Napoli Nord, "è stato raggiunto superando le iniziali difficoltà derivanti dal contesto ambientale ed in particolare dalla difficoltà iniziale di reperire persone informate sui fatti disposte a collaborare".

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