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Presidenza Fico in Regione Campania

Il caso Monaldi primo scoglio sanità per Fico: da oggi attività ispettiva della Regione sull’ospedale

La vicenda del trapianto col cuore “bruciato” su un bimbo a Napoli investe anche le competenze della Regione Campania. E iniziano i primi attacchi politici.
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Sul bubbone sanità Roberto Fico, neo governatore della Regione Campania è solo nelle decisioni ma pure nell'incassare le reazioni. Una dimostrazione plastica di tutto ciò la si è avuta ieri, domenica 15, sul caso del bimbo di 2 anni e 4 mesi trapiantato con un cuore non correttamente conservato, all'ospedale "Monaldi" di Napoli.

Premessa: la vicenda da giovedì scorso è ascesa al livello nazionale di attenzione mediatica. È una storia enorme che tiene tutti col fiato sospeso per le gravi condizioni di salute del piccolo, indigna per gli evidenti sbagli compiuti, fa arrabbiare e preoccupa chi un trapianto lo attende. Nelle ultime 48 ore avvocato e madre del bimbo sono andati in tv a raccontare la storia che è quindi mediaticamente cresciuta ulteriormente.

Domenica sono iniziati ad arrivare i primi attacchi politici del centrodestra. Inizia Gennaro Sangiuliano, capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale: «Non si può tacere una valutazione che tira in ballo la credibilità della sanità pubblica in Campania». Molto ma molto più aggressivo Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia: «Cosa aspetta Fico a far cadere teste al Monaldi? Ha capito che c'è stato un tentato omicidio? Ci sono stati tentativi di insabbiamento, mancanza di comunicazioni alla famiglia e nel reparto. Non servono commissioni, serve un presidente che abbia gli attributi».

Il tema politico è che per tutta la giornata di ieri dal centrosinistra non c'è stata una reazione: il silenzio più totale. In giunta la delega Sanità è del presidente Fico, la dirigenza generale "Tutela della Salute" non rilascia comunicazioni di tipo politico. In seno al Consiglio regionale c'è la Sesta commissione Sanità, guidata dalla Pd Loredana Raia: silenzio. Non scatta nemmeno la "batteria" dei Cinque Stelle a difesa del loro presidente che dunque incassa senza reagire dal centrodestra. Ma, al tempo stesso, tiene anche basso il livello della polemica politica.

Al momento c'è una situazione enormemente incerta e la presidenza della Regione Campania vuole muoversi con decisione, ma pure con tatto verso i parenti del bambino, ricoverato in gravissime condizioni al "Monaldi". Si attende un cuore nuovo per il trapianto-bis, intervento che altri luminari della cardiochirurgia pediatrica (il "Bambino Gesù" di Roma) sconsigliano. Ci sono due inchieste aperte, a Napoli e Bolzano, il ministero della Salute ha mandato i suoi ispettori.

Pure la Regione Campania ha annunciato ispezioni: da oggi, lunedì 16 febbraio, Fico sarà relazionato giorno per giorno sul caso Monaldi, sul bambino e sulla Cardiochirurgia Pediatrica, ma soprattutto saranno ricostruiti gli ultimi anni di un centro che fu di eccellenza e oggi è in grande sofferenza.

Quando la Regione annuncia l'attivazione dei propri poteri ispettivi esercita competenze previste dal Sistema sanitario italiano e dalla normativa regionale che disciplina la vigilanza sulle strutture sanitarie. Nel Servizio sanitario nazionale (Ssn), regolato dal decreto legislativo 502 del 1992, allo Stato spettano le funzioni di indirizzo generale e definizione dei Lea, livelli essenziali di assistenza, mentre alle Regioni compete l'organizzazione e la gestione operativa della sanità.

Gli ospedali pubblici, come il Monaldi –  parte dell'Azienda ospedaliera dei Colli – fanno quindi parte del Servizio sanitario regionale e rispondono amministrativamente alla Regione, che li finanzia, ne programma le attività e nomina i direttori generali.

Proprio all'interno di questo quadro si collocano i poteri ispettivi regionali, disciplinati in Campania dalla legge regionale 20 del 2015, che ha istituito il Servizio ispettivo sanitario e sociosanitario regionale. Così Palazzo Santa Lucia verifica il rispetto delle norme organizzative, dei protocolli assistenziali e dell'utilizzo delle risorse pubbliche.

Ma cosa possono fare gli ispettori regionali? Presto detto: possono accedere alle strutture sanitarie, acquisire documentazione amministrativa e clinica, analizzare procedure interne, effettuare sopralluoghi e raccogliere informazioni dal personale sanitario e dirigenziale. L’attività ispettiva ha natura amministrativa e non giudiziaria: non mira certo ad accertare reati o responsabilità penali, quello lo fa la magistratura.

Nel caso specifico del trapianto pediatrico finito al centro dell'inchiesta per un organo trasportato e refrigerato non con ghiaccio ma con ghiaccio secco, la Regione può quindi ricostruire l'intera gestione sanitaria dal punto di vista organizzativo: la presa in carico del paziente, l’applicazione delle procedure cliniche, i flussi decisionali interni all’azienda ospedaliera e i sistemi di controllo del rischio clinico. Le risultanze dell'ispezione diventeranno una relazione tecnica che potrà portare all’adozione di misure correttive, all’avvio di procedimenti disciplinari nei confronti dei dirigenti o, nei casi più gravi, a interventi sugli assetti gestionali dell’azienda sanitaria.

I poteri regionali si calano all'interno di un sistema multilivello di controlli. Accanto alla Regione interviene il Ministero della Salute, che attraverso i propri ispettori verifica il rispetto degli standard nazionali e la sicurezza complessiva del sistema sanitario; il Centro nazionale trapianti valuta la correttezza tecnico-scientifica della filiera di donazione, conservazione e trasporto degli organi; mentre l’autorità giudiziaria, supportata dai carabinieri del Nas, procede agli accertamenti penali come, già sta peraltro accadendo.

La Regione può imporre prescrizioni organizzative, richiedere modifiche procedurali, segnalare eventuali criticità agli organi nazionali e anche trasmettere gli atti alla Procura se dovessero emergere profili penalmente rilevanti. L'ispezione regionale  serve quindi a stabilire se quanto accaduto sia riconducibile a un errore individuale, a una falla procedurale o a un problema organizzativo più ampio all’interno della struttura sanitaria. Una cosa è certa: a prescindere da come andrà questa drammatica vicenda, al Monaldi non potrà restare tutto come prima.

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