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Il business delle pezze da Napoli alla Nigeria: al porto sequestrate 130 tonnellate di rifiuti tessili

Bloccati container con indumenti usati non trattati. Denunciati due responsabili per traffico illecito e falso.
A cura di Redazione Napoli
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Il sequestro dei tessili al Porto di Napoli
Il sequestro dei tessili al Porto di Napoli

Quello dei rifiuti tessili connessi alla fast fashion, alla moda usa e getta, è un mercato enorme. "Draped in Injustice", il report di Greenpeace Africa, mostra la portata della questione: «ogni anno nel mondo vengono prodotte circa 83 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, il 65% dei quali è costituito da fibre sintetiche derivate dai combustibili fossili, mentre ogni secondo l’equivalente di un camion della spazzatura pieno di vestiti viene bruciato, disperso nell'ambiente o avviato in discarica. Tra le principali destinazioni di questa tipologia di rifiuti c’è l'Africa, che nel 2019 ha ricevuto il 46% del tessile usato dall’Unione Europea: per la metà si tratta di indumenti di scarto che finiscono soltanto per inquinare l’ambiente».

È probabilmente ascrivibile a questo tipo di mercato, a questo "business delle pezze" il sequestro avvenuto in queste ore al porto di Napoli, nell’ambito di un'operazione contro la gestione illecita dei rifiuti. L’intervento è stato condotto dai funzionari dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli insieme ai militari della Guardia di finanza.

Il materiale, parliamo di 130 tonnellate, era contenuto in diversi container, diretti in Nigeria, in Africa Occidentale. Secondo la documentazione di accompagnamento, i carichi avrebbero dovuto contenere oggetti usati di modesto valore, ma i controlli hanno accertato la presenza di indumenti, scarpe e borse usate provenienti dalla raccolta nei centri urbani. I prodotti sono stati classificati come rifiuti tessili, in quanto non sottoposti ai necessari processi di selezione e igienizzazione. L'attività ispettiva ha inoltre evidenziato che le due società coinvolte nella spedizione non disponevano delle autorizzazioni richieste per il trattamento dei rifiuti.

Al termine delle verifiche, i legali rappresentanti delle società – un uomo di quarantasette anni originario del napoletano e una donna di cinquantanove anni di origine ucraina – sono stati denunciati alla procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli con l’accusa di traffico illecito di rifiuti e falso ideologico. Quest'ultimo è quel reato che si configura quando un documento, pur essendo autentico nella sua forma, contiene dichiarazioni non vere.

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