I riti di affiliazione del clan dei Mangianastri: la “pungitura”, il santino bruciato e i tatuaggi

Un tatuaggio col nome del boss, una cerimonia di affiliazione che richiama Cosa Nostra: univa rituali della nuova camorra e della vecchia mafia siciliana il gruppo criminale sgominato oggi dai carabinieri a Mondragone con l'esecuzione di 21 misure cautelari; a capo ci sarebbe stato Angelo Gagliardi (non raggiunto dalle misure odierne), detenuto, in passato legato allo storico clan La Torre, un tempo egemone nel comune del Casertano, prima con e poi contro il cartello dei Casalesi. I rituali emergono dalle intercettazioni agli atti nell'ordinanza eseguita oggi, quasi 500 pagine in cui viene ricostruita l'operatività e la violenza del gruppo criminale.
Il tatuaggio riservato ai "fedelissimi" di Gagliardi
In una delle conversazioni intercettate (febbraio 2024) è Antonio Bova, ritenuto braccio destro di Gagliardi, a parlare dell'importanza del tatuaggio come simbolo di appartenenza al clan con Luciano Santoro (entrambi destinatari di misura cautelare in carcere). Si tratta di una scritta: "Mangianastri", ovvero il soprannome del detenuto. E quell'alias, ritengono gli inquirenti, va ad identificare l'intero gruppo criminale, a riscontro dell'esistenza di un vincolo associativo: "Noi siamo Mangianastri", dice l'uomo.
Ma non è, ancora, una scritta che possono portare tutti sul corpo: ce l'hanno soltanto in pochi, quelli che lui stesso definisce "fedelissimi", perché non rappresenta soltanto vicinanza o affetto, ma "questa è malavita".
Il rito della "punciuta" col santino
In un'altra intercettazione (marzo 2024), è sempre Bova a parlare dei riti di affiliazione, insieme a Luciano Santoro, Andrea Santoro (anche lui destinatari di misura cautelare) e un altro uomo, non indagato. I quattro sono in videochiamata, parlano principalmente Andrea Santoro e Bove, entrambi in quel periodo agli arresti domiciliari, che prendono in giro Luciano Santoro dicendogli che non è stato ancora "battezzato".
Subito dopo Bove parla del rito: dice che gli deve bucare il dito con uno spillo e poi bruciare un santino e farglielo tenere in mano. Il riferimento è alla "punciuta", un rito usato da Cosa Nostra per le nuove affiliazioni e di cui hanno parlato diversi collaboratori di giustizia.
Ed è quello che, mutuato anche dalla camorra, si vede nel film "Il Camorrista" di Giuseppe Tornatore: Ben Gazzara/il Professore di Vesuviana, al termine del rito, fa un taglio sul braccio dell'aspirante affiliato e sul proprio e suggella il "patto di sangue" unendo le parti ferite.
È evidente, sottolinea il gip nell'ordinanza, che quella conversazione abbia lo scopo di irridere Luciano Santoro, ma al tempo stesso svela che il gruppo criminale fa uso di rituali di adesione, unendo quelli più moderni, ovvero usando tatuaggi, a quelli più tradizionali, rappresentati dai rituali di "battesimo".